Il materiale emotivo

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Il materiale emotivo è il settimo lungometraggio di Sergio Castellitto, costruito, com’è noto, sull’originaria storia ‘Un drago a forma di nuvola’ scritta da Ettore e Silvia Scola con Furio Scarpelli. Castellitto apre il sipario sulle vicende di Vincenzo (interpretato dallo stesso Castellitto) e Albertine (Matilda De Angelis). La vita di Vincenzo ruota placidamente intorno a due fuochi: Albertine, la figlia costretta sulla sedia a rotelle a causa di un incidente e la sua libreria, palcoscenico dell’intera storia. La calma e l’estemporaneità di Vincenzo sono un rifugio ben studiato per non pensare al futuro di una figlia che ha scelto di non parlare e non vivere, un paraocchi che cela la vista di un avvenire incerto e spaventoso che lo costringe a guardare a un passato idealizzato come unica via di fuga. Tale illusione viene presto mandata in frantumi da Yolande (Berenice Bejo) che irrompe -letteralmente- nella vita di Vincenzo portando caos e scompiglio. Yolande è un’attrice esuberante, logorroica e problematica che non perde un’occasione per vomitare ogni pensiero le passi per la testa. L’incontro di questi due mondi completamente opposti porterà Vincenzo a confrontarsi con la realtà, ad affrontare un’attualità che, a detta sua, uccide. Il titolo del film, ossimoro come Vincenzo e Yolande, c’invita a cogliere il peso e la concretezza delle emozioni e le ripercussioni che queste hanno sulle persone come nel caso di Albertine, completamente immobile e silenziosa sotto peso del trauma passato.

Sergio Castellitto si affida apertamente al pensiero di Ettore Scola non solo adottando il suo soggetto, ma imitando il suo modo di filmare lo spazio come fosse un palcoscenico prolungato. La matrice teatrale è evidente per tutta la durata del film a partire dall’utilizzo del sipario in apertura e chiusura, dal susseguirsi di lunghissimi monologhi carichi di pathos all’entrata plateale in scena di numerosi personaggi macchiettistici per sporcare di commedia una storia estremamente drammatica. L’esperimento è interessante, intrattiene, ma sottrae qualcosa alla resa finale dell’opera. Innanzi tutto si perde un po’ del personaggio di Albertine, forse il più interessante di tutti, interpretato magistralmente da Matilda de Angelis che senza dire una parola riesce a trasmettere tutto il tormento e il dolore che il suo ruolo le richiede. C’è un evidente sbilanciamento tra il tempo dedicato alla storia d’amore tra Vincenzo e Yolande, molto meno interessante e ‘’già vista’’, e il tempo che, invece, la vicenda di Albertine avrebbe meritato.
I riflettori vengono puntati su tanti elementi molto diversi tra loro, il ruolo dell’artista, la natura dei rapporti umani, la perdita e la paura dell’avvenire. Concetti che non sembrano dialogare in modo sinergico, ma che si susseguono attraverso una serie di monologhi e scene eclatanti che alla fine creano confusione. Lo scopo della regia era, probabilmente, quello di creare una stratificazione di elementi che, però si ritrovano tutti sullo stesso livello, relegando ad un altro piano narrativo e visivo la storia di Albertine, vero focus della storia.

Non mancano citazioni e omaggi a Italo Calvino, Boris Vian, Marguerite Yourcenar, Fëdor Dostoevskij e Visconti che fungono da espedienti per trasportare il pubblico in una realtà fuori dal tempo che ci è permesso di scorgere solo attraverso i flashback di Albertine. Il regista li carica di significato, ai fini della trama, scomodandoli ogni tanto dal ruolo di accessorio narrativo, finendo, però, così per lasciarli lì un po’ in sospeso.

In linea generale il film è abbastanza piacevole, la fotografia accattivante e l’interpretazione è degna di nota, ma si ha la sensazione che ci manchi qualcosa – nonostante ciò, l’eccesso di pathos e gli esercizi di stile lasciano lo spettatore saturo a fine proiezione, saturo ma forse non del tutto soddisfatto. O almeno a noi è sembrato così.


Il materiale emotivo – Regia: Sergio Castellitto; sceneggiatura: Margaret Mazzantini, Ettore Scola, Furio Scarpelli; fotografia: Italo Petriccione; montaggio: Chiara Vullo; interpreti: Sergio Castellitto (Vincenzo); Bérénice Bejo (Yolande); Matilda De Angelis (Albertine); Nassim Lyes (Alain); Clementino (Clemente), Sandra Milo (Madame Milo);Marie Philomène Nga (Colombe); Alex Lutz (Gerard);  produzione: Rodeo Drive con Rai Cinema, Mon Voisin Productions e Tikkun Productions ; origine: Italia 2021; durata: 89’; distribuzione: 01 Distribution.

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