Sex Education (serie)

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Disponibile su Netflix e come sempre in otto puntate, Sex Education, la divertente serie per adolescenti (ma non solo), creata da Laurie Nunn, è giunta al suo terzo capitolo, sicuramente non il migliore dei tre.
Tra nuovi amori, segreti inconfessabili e drammi adolescenziali vissuti con passione dai ragazzi, Sex education nelle prime due stagioni si era focalizzata, com’è noto, sulla improbabile nascita di un consultorio illegale nato da un’idea geniale dei due protagonisti, il “candido” Otis (Asa Butterfield) e la ribelle e sfacciata Maeve (Emma Mackey). I due, pronti a dispensare consigli sessuali a coetanei poco a loro agio con la materia, si facevano pagare di nascosto sostanzialmente per creare un dialogo concreto e per ascoltare altri ragazzi, proprio come in un percorso di “psicoterapia” sessuale improvvisato.
E  questo era  l’aspetto divertente, fresco, dinamico delle prime due stagioni. Il consultorio, era quindi un punto di riferimento per quanti volessero parlare, avere consigli, esplorare un percorso di maggiore consapevolezza di sé stessi e del rapporto con l’altro sesso. E il fatto che venisse da due adolescenti inesperti ma con la passione della psicologia (ricordiamoci che la mamma di Otis, Jean Milburn – interpretata da Gillian Anderson – è una rinomata sessuologa) rendeva i dialoghi originali, pieni di spunti, esilaranti e mai banali o spenti.
Ora, in questa terza stagione viene a mancare proprio  il consultorio, l’idea base di questa serie: Otis scopre la sessualità finalmente (con la bella della scuola), Maeve, a causa di un’incomprensione dovuta a una mancata comunicazione appare distante da lui, sembra  presa da altre situazioni, e si riunisce con Otis solo alla fine della stagione, il personaggio di Lily (Tanya Reynolds) – apparentemente interessante – ha più spazio senza però essere approfondito con la giusta attenzione. 
Insomma in questo ultimo capitolo vengono affrontate soprattutto nuove tematiche e nuovi personaggi (alcuni riusciti e altri meno): la maternità decisamente matura di Jean Milburn, il rapporto tormentato tra Adam e Eric, il personaggio di Hope, nuova preside, apparentemente ribelle, poi nei fatti chiusa rigida e autoritaria. Più riuscito sembra, invece, il percorso umano di Michael Groff (l’ex preside  interpretato da Alistair Petrie): l’uomo,  in età matura , sembra perdere ogni certezza, si trova a fare i conti con la sua vita e con la sua rigidità. E crolla, naturalmente.
L’intreccio si concentra quindi sui patemi d’animo degli adolescenti, sul percorso di consapevolezza di Otis  e sulla new entry Hope (Jemima Kirke), nuova preside che soffoca le libere iniziative del liceo Moordale ma – ahimè- viene a cadere come si accennava ( e manca molto) l’idea del consultorio illegale e senza questa idea geniale la serie è sì, ancora fresca, divertente, deliziosa, ma resta una serie adolescenziale come tante altre.
L’impressione generale, soprattutto con l’arrivo della nuova preside, bella giovane, apparentemente vicina ai giovani  è quella di tornare indietro: dallo spiraglio di libertà respirato grazie  alla creazione del consultorio illegale che permette ai nostri goffi protagonisti di esplorare con maggiore consapevolezza la sessualità,  si torna a un clima di repressione e di rigida chiusura che porta i protagonisti a percorrere strade indipendenti che raramente si intrecciano. Sembra insomma mancare l’elemento che teneva uniti gli adolescenti capace di intrecciare in maniera armonica e intelligente le loro storie.
Detto ciò, Sex education rimane comunque una serie divertente, innovativa, e con un cast d’eccezione (tra tutti Gillian Anderson, che interpreta Jena Milburn) – quindi da vedere- , ma in definitiva  questo capitolo sembra perdere di smalto e di creatività.
Siamo molto curiosi di vedere le novità della quarta stagione.
In onda su Netflix

Sex Education –  genere: commedia; showrunner: Laurie Nunn; interpreti: Asa Butterfield, Gillian Anderson, Ncuti Gatwa, Emma Mackey, Connor Swindells, Kedar Williams-Stirling, Alistair Petrie, Mimi Keene, Aimee Lou Wood;  produzione: Eleven Film;  network: Netflix; origine: Gran Bretagna, 2021; durata: 50′ (ad episodio).

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