Màkari di Michele Soavi (seconda stagione)

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La Sicilia incantevole, una casa sul mare, un uomo sveglio, interessante, perspicace, osservatore di ogni paesaggio intorno a lui: geografico e prima ancora umano. Quindi composto anche di errori, di piccolezze e male. È Montalbano? Non solo, perché a dover scegliere l’erede del compianto, pensionato (?) commissario di Vigata, gli indizi che portano a Saverio La Manna – alias Claudio Gioè – e alla serie TV Makari, sono fin troppi.
A cominciare dai creatori alle sue falde: la Palomar di Carlo degli Esposti, che ormai quasi un quarto di secolo fa trasformava la penna eccezionale di Andrea Camilleri nella discreta eleganza visiva di Alberto Sironi, sostenuta dalla complicità determinante – oltreché di Luca Zingaretti – del barocco sud orientale dell’infinita Isola mediterranea.
A pochi istanti da quello che probabilmente è stato l’ultimo frammento della storica, amabile, a sprazzi adorabile, saga dello sbirro con gli occhi verdi come il mare davanti casa sua, ecco presentarsi alla distribuzione dell’eredità un giornalista uscito dalla penna di Gaetano Savatteri. Uno appena tornato da Roma dove faceva il portavoce di un sottosegretario e dove i rapporti stretti con la politica l’hanno disunito – per dirlo alla Sorrentino – e forse silenziosamente nauseato. Perché dietro il fallimento dell’avventura (per un errore commesso) si avverte il sottile desiderio di un vivere più autentico. La Sicilia natia che (ri)accoglie Lamanna è architettonicamente inferiore a quella solcata dalla punto del poliziotto compatto e solitario, amante di arancine e di altre squisitezze locali. Ma naturalisticamente, coi suoi affacci tra Palermo e Trapani, vedi Scopello, la riserva dello Zingaro, Castellammare del Golfo, San Vito Lo Capo, il golfo di Macari, appunto, da cui il titolo della serie, la nuova creatura Palomar rende la partita più che aperta, ed anzi, Montalbano rischia di doversi difendere, a tratti, dalle giocate avversarie. Senza dimenticare le (non insolite) sortite del giornalista/scrittore/investigatore tra le risapute perle sparse nella terra di Sicilia: Segesta in una puntata della prima stagione, dove si segnala addirittura “l’affronto” di una capatina a Ragusa Ibla, e poi la Scala dei Turchi e la Valle dei templi nella prima puntata della seconda stagione, partita il 7 febbraio, con tre puntate sempre di lunedì e sempre su Rai1.
 
Si sposta Lamanna, sconfina con la sua Citroën Meari (omaggio a Siani?) e un dinamismo intrinseco superiore a quello dell’affascinante commissario, che se fosse per lui se ne starebbe sopra le tavole di una terrazza con l’incannucciata a respirare profumi, ad assaggiare silenziosamente il buono. Ma è il lavoro, la forza di un dovere che abita nel suo profondo, a chiamarlo e farlo muovere. Con prontezza, acume ed efficacia. Se Montalbano accoglie la chiamata, Lamanna spazia, si intrufola per istinto giornalistico: è romanziere dentro, che finisce sempre per dare una mano alla giustizia. L’umanità di fondo appartiene a entrambi, ma nel modo di vivere i sentimenti Saverio appare più enfatico, più “meridionale”, mentre Montalbano più riservato, diciamo “nordico”.
La fidanzata ce l’hanno tutti e due, e pure a distanza, perché la bella Souleima (Ester Pantano), all’inizio laureanda in architettura a Firenze – ma d’estate cameriera stagionale a Makari – Lamanna l’ha conosciuta all’alba della prima stagione, al suo ritorno a casa, ma poi il lavoro l’ha portata altrove. Altra assonanza, dunque, tra il vecchio e il giovane, come la passione comune per i bagni in mare e quella tra il fracassone Catarella e l’amico di Lamanna Piccionello (Domenico Centamore), ritrovato e sempre al fianco di Saverio, imbranato e tenero pure lui in quantità abbondanti.
Ultimo indizio di parentela? Francesco Bruni, penna storica delle storie di Vigata, alla sceneggiatura nella prima stagione (quattro puntate) e alla sua supervisione nella nuova, di tre, diretta sempre da Michele Soavi. Saldamente al timone di questa Màkari che è giovane, potrebbe dire Montalbano se gli chiedessero quanto accetti Lamanna come unico erede. E’ acerba. Si deve fare, potrebbe continuare. E saremmo d’accordo con lui, col vecchio grande Salvo, perché le geometrie in cui si muove il suo personaggio, le atmosfere in cui trova ad agire, quel suo tempo sospeso e speciale, il profumo unico che emanano le sue storie e i suoi paesaggi umani e spaziali, sono la cosa più difficile da imitare e superare in qualità. Il tempo e il pubblico diranno se Saverio Lamanna e la sua squadra saranno in grado di costruire non tanto un clone del poliziotto di Vigata, quanto un personaggio (e un suo contorno) di eguale robustezza e personalità. Per ora siamo un passo indietro. Buon viaggio. 
Dal 7 febbraio su Rai1

Màkari – Regia: Michele Soavi; sceneggiatura Leonardo Marini, Attilio Caselli, Salvatore de Mola, Ottavia Madeddu, Carlotta Massimi dalle opere di Gaetano Savatteri (Sellerio Editore); supervisione alla sceneggiatura Francesco Bruni; fotografia: Stefano Palombi, Luca Silvagni; montaggio: Stefano Chierchiè, Luca Carrera;  scenografia: Valerio Girasole; musica: Ralf Hildenbeutel; interpreti: Claudio Gioè (Saverio Lamanna), Domenico Centamore (Giuseppe “Peppe” Piccionello), Ester Pantano (Suleima Lynch), Antonella Attili (Marilù), Filippo Luna (vicequestore Giacomo Randone), Andrea Bosca (Teodoro Bettini), Tuccio Musumeci (Padre di Saverio); Sergio Vespertino (maresciallo Guareschi); produzione: Carlo degli esposti, Nicola Serra e Max Gusberti per Palomar  con Rai fiction; origine: Italia 2021; episodi: sette (seconda seria); durata: 100’ (episodio); distribuzione: Rai1.

 

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