La macchina delle immagini di Alfredo C. di Roland Sejko

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Nei titoli di coda de La macchina delle immagini di Alfredo C. – passato in “Orizzonti extra” della scorsa Biennale Cinema 2021 e ora in sala –  si può leggere: «gli eventi e i personaggi di questo film sono liberamente ispirati a una storia vera romanzata a scopo narrativo e drammaturgico».

E in effetti è molto utile ed istruttiva la “storia vera romanzata” di Alfredo Cecchetti, un uomo con la macchina da presa a manovella, che ci viene narrata dal regista albanese (ma vive e lavora in Italia dal 1991) Roland Sejko, autore di numerosi documentari prevalentemente di found footage, tra cui il più celebre è stato Anija/La nave, vincitore nel 2013 del David di Donatello, sui drammatici sbarchi che, all’inizio degli anni ’90, hanno portato sulle coste italiane migliaia di cittadini albanesi (tra cui, se non andiamo errati, anche lo stesso Sejko).

In questo suo ultimo bel lavoro, si torna a parlare di ferite ancora molto aperte che riguardano il rapporto tra la sua nazione d’origine e il nostro paese. E non solo. A tale riguardo bisognerà rievocare – come fa questo documentario – alcuni eventi storici, non proprio vividi, oggi, nella memoria contemporanea.

Nell’aprile del 1939, ancor qualche mese prima dello scoppio della II° Guerra mondiale, l’Italia fascista occupa l’Albania. Migliaia di operai, coloni e tecnici italiani vengono trasferiti in quel paese occupato.  Dopo l’infausta, disastrosa Campagna italiana di Grecia e altre varie atrocità, a seguito dell’8 settembre 1943, l’Albania passa in mano ai nazisti; infine, nel novembre 1944, viene liberata dai partigiani. Il nuovo regime comunista chiude i confini e pone all’Italia decine di condizioni per il rimpatrio dei suoi concittadini. Nel 1945 si trovano trattenuti 27.000 italiani tra reduci e civili, tra cui anche un operatore cinematografico, Alfredo C., che lì aveva collaborato per diversi anni, a partire dall’invasione del ’39, alla propaganda fascista. In precedenza, sempre come operatore, era stato al servizio dell’Istituto Luce e della macchina del regime in Italia. Infine, per uno scherzo del destino, preso prigioniero dagli albanesi, gli è richiesto, invece, di lavorare per la propaganda del comandante-dittatore Enver Hoxha prima che gli fosse concesso di poter rientrare in patria.

Questi eventi narrati tramite il materiale del Luce e di altre cineteche (per esempio l’Archivio Centrale d’Albania) vengono intrecciati ad una parte di fiction, ricostruita in studio, dove vediamo Alfredo C. (interpretato da Pietro De Silva) che chiuso nel suo magazzino, circondato da migliaia di scatole di pellicole, rivede e commenta in off, su una vecchia moviola, quanto aveva girato in quegli anni.

Tra interessanti riflessioni metacinematografiche e splendide immagini d’archivio, Roland Sejko ricostruisce allora una pagina poco nota (e poco bella) di Storia d’Italia e di italiani con il suo coté di imperialismo, morti e sventure. Tramite la vicenda paradossale di questo operatore reale/fittizio al servizio di vari e opposti padroni, apprendiamo soprattutto le tecniche – ancora ai primordi ma già pienamente sviluppate come aveva dimostrato Leni Riefensthal ne Il Trionfo della volontà (1935) – di come servire e costruire il Consenso al regime/i – ad esempio, in una sequenza di montaggio molto efficace, si mostrano in che modo erano fabbricate e riprese le grandi adunate di massa a Piazza Venezia che seguivano un copione di messa in scena ben prestabilito. Oltre a varie informazione tipo che Mussolini non voleva essere ripreso di spalle oppure che Starace era così stupido da non ricordarsi mai la banalissima frase, sempre la stessa, con cui doveva presentare il Duce alla folla sotto il balcone.

Al di là quindi dello strano destino di questo operatore bifronte con la sua inseparabile mdp a manovella, Roland Sejko ci ha consegnato in La macchina delle immagini di Alfredo C. un piccolo /grande manuale, molto efficace e anche molto godibile, con cui riflettere su una serie di temi che ci toccano da vicino anche alla distanza storica. Come si dice giustamente in una presentazione, il suo film serve ad elaborare e a ripensare alcuni problemi non secondari. Che sono «l’onnipresenza e le tecniche della propaganda, l’incombenza degli eventi storici sui destini personali, la responsabilità̀ della folla e quella dei singoli. E una riflessione sulla responsabilità̀ – di oggi, come di ieri – di chi produce immagini, e di chi le vede».

Non ci sembra, proprio, cosa da poco riflettere, come viene fatto qui, sul rapporto della memoria con le immagini e insieme sulla trasformazione delle immagini stesse.

In sala dal 7 marzo


La macchina delle immagini di Alfredo C. – Regia e sceneggiatura: Roland Sejko; fotografia: Niccolò Palomba; montaggio: Luca Onorati; musica: Riccardo Giagni; interpreti: Pietro De Silva; produzioneIstituto Luce Cinecittà; origineItalia, 2021; durata: 76′; distribuzione: Istituto Luce-Cinecittà.

 

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