Un destino è quello dei pionieri, un altro quello degli epigoni, e talvolta quest’ultimi vogliono fare da sobri quello che i primi hanno fatto, splendidamente, da ebbri. Alla sobrietà, infatti, si allaccia la forzatura. La scuola degli animali magici è un film che prende una manciata di modelli del genere per ragazzi, li mette nel frullatore e mixa alla grande tirandone fuori un prodotto che eccelle nelle maestranze e nella trama complessiva non se la cava male. Dimentica però per strada il concetto più importante: i ragazzi sono solo adulti con meno anni e più certezze. Devi mettergli paura, tanta, per fargli provare amore.

Germania, giorni nostri. Ida (Emilia Maier) ha appena cambiato città. Nella nuova scuola, un castello nel mezzo del paese, lei è la nuova arrivata e l’unico posto disponibile per sedersi quello accanto a Benni (Leonard Conrads), l’escluso della classe. Ai due sembra prospettarsi una vita difficile, ma l’entrata della professoressa Cornfield (Nadja Uhl) mischia le carte sul tavolo: affiancata da Mortimer Morrison (Milan Peschel), cercatore di animali magici, l’insegnante promette che due ragazzi ne riceveranno uno a testa. Detto fatto, una letterina bussa alle porte di Ida e Benni, a lei tocca la volpe Rabbat, a lui la tartaruga Henrietta. Motivo per cui questi animali sono magici? Parlano, e non poco. Ma non c’è tempo per gioire: qualcuno ruba l’orologio della scuola, poi svaligia il distributore di merendine e infine distrugge i cavoli del preside. C’è un ladro, e qualcuno deve trovarlo, pena quella di essere incolpati a propria volta. Ida e Rabbat indagano, ma presto qualcuno distrae Ida…
Saga letteraria per ragazzi di grande successo nei paesi di lingua tedesca, tradotta in oltre 20 lingue, La Scuola degli Animali Magici arriva sul grande schermo per la regia di Gregor Schnitzler e il prodotto in termini di maestranze è da lodare (a fronte di un budget di 10 milioni). CGI efficace e credibile, scenografia precisa e dettagliata, fotografia curata, sceneggiatura capace di sostenere una trama ben fatta – giusti i colpi di scena, giuste le pause – ma, sia chiaro, sin troppo debitrice dei propri modelli. È questa infatti la nota dolente, nonché la maledizione dell’epigono. Si approfitti delle parole della stessa protagonista. Se a un certo punto Ida sostiene chiaramente che «la professoressa Cornfield sembra essersi persa per la strada di Hogwarts», lo stesso si può dire anche per il resto, le pellicola intera come per il libro che ne è base.

Harry Potter e Animali Fantastici sono letteralmente trasposti nella Germania odierna e il restyling è discutibile: ciò che là era antico magico intrappolato nelle ragnatele, qui è splendente caramelloso spolverato di fino. No divise scolastiche, sì maglie dell’Argentina e PSG. No conflitti familiari indagati, sì bulletti da quattro spicci. Con polvere e magia non se ne va via soltanto quell’atmosfera tanto cara a lettori e spettatori, ma anche quelle emozioni vivide che rivelano il lato fragile delle persone e che rendono accattivante il prodotto che le porta in scena. Ne La scuola degli Animali Magici questo non succede. Non c’è mai pericolo alcuno, mai si percepisce un possibile, e reale, conflitto. Va be’, si dirà, è effettivamente ciò che divide un capolavoro da una copia progettata a tavolino, però, a questo punto, perché aggiungerci delle parti cantante quando l’esame dell’amicizia e della solitudine poteva essere resa al meglio dalle sole parole? Da Harry Potter ad Elementary School Musical, insomma, è un attimo (gratuito).
La Scuola degli Animali Magici è un film godibile quanto inoffensivo. Ben fatto, nulla da dire, con una CGI da paura, tuttavia quello rappresentato è tanto lontano dal mondo reale da far storcere il naso. E non perché vi siano degli animali parlanti – loro sono il piatto forte, sia chiaro – ma perché ogni cosa appare avvolta nella bambagia e la possibilità di ferirsi per le spine è ridotta al minimo. Le spine, però, sono utili: se proteggono la rosa, un motivo c’è. Le ninnenanne di una volta erano traboccanti di riferimenti al pericolo perché il mondo era là fuori e il bambino doveva conoscerlo quanto prima per affrontarlo a pari armi: cosa è avvenuto perché dalle ninnenanne si sia passati al musical? Chi ha arrotondato le spine? E la rosa che fine ha fatto?
Dal 28 aprile al cinema
La Scuola degli Animali Magici (Die Schule der magischen Tiere)– Regia: Gregor Schnitzler; sceneggiatura: John Chambers; fotografia: Wolfgang Aichholzer; montaggio: Zaz Montana; musica: Dominik Giesriegl; interpreti: Emilia Maier, Leonard Conrads, Loris Sichrovsky, Nadja Uhl, Justus von Dohnányi, Heiko Pinkowski, Marleen Lohse, Milan Peschel, Rike Schmid, Max von der Groeben, Katharina Thalbach, Sophie Rois, Emilia Pieske; produzione: Kordes & Kordes Film GmbH; origine: Germania, Austria, 2021; durata: 93’; distribuzione: Adler Entertainment.
