Esterno notte di Marco Bellocchio

Una premessa necessaria e lunga, anche se, forse, per alcuni inutile. Come dovrebbero ricordare – speriamo – i lettori di questa nostra rivista, anche i più giovani, nel 2003 Marco Bellocchio aveva girato uno dei suoi film migliori, Buongiorno, notte, dove a partire dal libro Il prigioniero (1998) della ex brigatista Anna Laura Braghetti, si narrava del rapimento, la detenzione e l’omicidio di Aldo Moro, da parte delle Brigate Rosse (BR), e dei dubbi sull’esecuzione da parte di Chiara (Maya Sansa), una delle carceriere.

Maya Sansa in Buongiorno, notte, di spalle Roberto Herlitzka

Il film si concludeva, in una sequenza restata memorabile, con un sogno in cui si ipotizzava, sulle note memorabili di Shine On You Crazy Diamond dei Pink Floyd, l’uscita dalla prigione dello statista democristiano (interpretato da Roberto Herlitzka) che passeggiava nelle strade deserte di Roma – un sogno della protagonista poi immediatamente smentito dalla drammatica riproposizione documentaria delle esequie pubbliche, dei funerali di Stato di Moro, non voluti dalla famiglia, il 13 maggio 1978 nella Basilica di San Giovanni in Laterano culminati con la benedizione di Papa Paolo VI.

Ma non era la prima volta che Marco Bellocchio affrontava i fiammeggianti anni Settanta e le sue conseguenze: già in Il diavolo in corpo (1986) si vedevano le gabbie dei militanti rivoluzionari processati dallo Stato e poi successivamente in un documentario del 1995, Sogni infranti – ragionamenti e deliri (coregia: Daniela Ceselli): in quattro interviste, infatti, (riprese quasi sempre in primo piano), si analizzava la fine delle illusioni rivoluzionarie (che peraltro a suo tempo era stata anche dello stesso Bellocchio) nel periodo post-1968, parlando con il sindacalista e politico Vittorio Foa, il Segretario di un gruppuscolo maoista, l’Unione dei comunisti italiani (marxisti-leninisti), Aldo Brandirali e i due brigatisti Enrico Fenzi e Massimo Gidoni.

Proprio questo mediometraggio ha costituito il diretto antecedente di Buongiorno, notte che presentato alla 60° Mostra di Venezia e candidato al Leone d’oro, ricevette, tra grandissime polemiche, solo il premio per la miglior sceneggiatura. Con il Presidente della Giuria, Mario Monicelli e un altro giurato italiano Stefano Accorsi che evidentemente non lo sostennero abbastanza – ma verdetti come questi sono sempre soggetti a imperscrutabili destini… ed è inutile rivangare il passato dato che poi il film ha avuto, per fortuna, subito dopo, un riscontro estremamente favore al box-office (forse il più rilevante di tutta la filmografia bellocchiana) oltre ad una accoglienza critica di assoluto primo piano.

Quasi vent’anni dal 2003, per l’ennesima volta dunque, il regista piacentino ritorna sui suoi passi con una miniserie in sei puntate che riprende già dal titolo, Esterno notte, un lungo cammino passato, per raccontare uno dei nodi fondamentali (se non il fondamentale) della Storia italiana nella seconda metà del secolo breve. E questa volta appunto all’esterno, nel mondo fuori dalla prigione di Aldo Moro.

Siamo nel 1978. Siamo in un paese, l’Italia, da anni dilaniato da una sorta di guerra civile tra lo Stato e le formazioni combattenti di estrema sinistra, tra cui la principale erano appunto le BR, nel pieno di manifestazioni violente e repressioni poliziesche altrettanto feroci, rapimenti, scontri a fuoco ed attentati, lotte durissime nelle fabbriche. In questo clima rovente, oggi quasi inimmaginabile, si stava per varare, per la prima volta in un paese dell’Europa occidentale, un governo di coalizione sostenuto dal PCI, grazie al paziente lavoro del Presidente della DC, Aldo Moro, fautore di una svolta epocale che superasse lo stallo politico-sociale di quegli anni. Lo stesso giorno in cui sarebbe dovuto nascere questo nuovo governo, guidato da Giulio Andreotti, sulla strada da casa verso la Camera dei deputati, il 16 marzo 1978 a via Fani, Moro viene rapito in un agguato in cui è sterminata tutta la sua scorta di cinque uomini.

Avveniva quindi in Italia lo stesso sconquassamento politico accaduto meno di un anno prima nella Germania Federale con il rapimento del politico cristiano-democratico e Presidente della Confindustria tedesco-occidentale, Hanns-Martin Schleyer sequestrato il 5 settembre 1977 a Colonia da un gruppo armato della RAF (la Rote Armee Fraktion) e segnato dalla morte dei quattro uomini della scorta – il corpo di Schleyer venne ritrovato, poi, nel bagagliaio di un’auto a Mulhouse in Francia dopo 43 giorni di prigionia nell’ottobre 1977.

Tra speranza e paure, trattative più o meno vere o fasulle, vane ricerche della polizia e depistaggi, il sequestro di Aldo Moro durerà, invece, 55 giorni in cui si susseguirono le sue lettere e i comunicati delle BR, il tiremmolla tra la famiglia, gli amici veri dello statista come Papa Paolo VI e il partito trasversale della non-trattativa, sino al tragico epilogo: il suo cadavere verrà ritrovato, anche questa volta, nel bagagliaio di una automobile, una R4 rossa, a via Caetani il 9 maggio 1978, strategicamente equidistante sia dalle Botteghe Oscure, la sede nazionale del PCI sia da Piazza del Gesù, la sede nazionale della DC, come a segnare anche geograficamente un preciso monito politico ai due maggiori partiti italiani all’epoca.

Toni Servillo e Fabrizio Gifuni

Siamo stati prodighi di riferimenti storici nonché di informazioni sulla filmografia di Marco Bellocchio perché senza di esse, crediamo, resterà difficile, soprattutto per gli stranieri che lo vedranno al Festival di Cannes ma anche per molti spettatori italiani che lo vorranno ammirare in sala e poi in novembre in tv, poter giudicare lo straordinario lavoro di Vergangenheitsbewältigung, di “elaborazione del lutto” compiuto, in modo, a nostro giudizio, esemplare, da Esterno notte. Che ancor più del precedente Buongiorno, notte (di cui, ad esempio, riprende, all’inizio e alla fine, il paradosso di un Aldo Moro restato in vita) potrebbe rappresentare un’opera da usare anche didatticamente, ad uso scolastico, per insegnare, in modo esemplare, la Storia del nostro paese.

Sfruttando le caratteristiche delle serie audiovisive – e in questo pensiamo che nell’elaborazione della sceneggiatura l’esperienza di una persona competente come Stefano Bises sia stata preziosa – ogni puntata ha al centro un personaggio. La prima (e l’ultima), infatti, è focalizzata sulla figura politica e umana di Aldo Moro, ottimamente interpretato da Fabrizio Gifuni, anche se a voler fare un confronto certo impegnativo la resa di Gianmaria Volontè in Todo Modo (1976) di Elio Petri ci risultava più, dialetticamente, mefistofelica (ma questa nostra è, lo confessiamo, già una valutazione molto soggettiva del personaggio storico); la seconda parte è, invece, dedicata al Ministro degli Interni Francesco Cossiga (un ottimo Fausto Russo Alesi) e poi via via, a Papa Paolo VI (Toni Servillo) e agli altri grandi protagonisti della tormentata vicenda, tra cui brilla a riguardo l’eccellente interpretazione di Margherita Buy nel ruolo della moglie di Moro, Eleonora, che va ben al di là dei cliché a cui talvolta l’attrice romana ci ha abituato.

Margherita Buy, Fabrizio Gifuni

Tra l’altro vorremmo segnalare, sotto l’aspetto della resa cinematografica, in particolare, l’accurata restituzione visiva e scenografica del periodo storico, grazie anche alla superba fotografia di Francesco Di Giacomo che, a differenza di tanto cinema contemporaneo poco attento al dettaglio, è riuscito molto bene a ricostruire i toni, le atmosfere e le sottigliezze di un’epoca.

Se un piccolo appunto potessimo fare a questo lavoro di altissima caratura di Marco Bellocchio, esso riguarderebbe, forse, la mancanza di un adeguato approfondimento di quei tanti che hanno vissuto quegli anni con un sentimento riassumibile in una espressione tipo “il travaglio della sinistra” – una sofferta riflessione rispetto all’evoluzione in diretta dei fatti, vissuta anche all’interno del PCI ma soprattutto fuori di esso (compresa la frazione meno delirante ed estremista dell’Autonomia).

La quarta puntata in cui si esamina e si racconta il dibattito interno alle BR riguardo alla sentenza di condanna a morte e l’esecuzione dello statista democristiano con al centro le figure dei brigatisti (poi dissociati) Adriana Faranda e Valerio Morucci, ci sembra essere quella meno a fuoco e riuscita nel film di Bellocchio. Ci rendiamo certo conto che sarebbe stato, drammaturgicamente parlando, difficile da costruire ma anch’esso ha rappresentato un pezzetto neanche troppo secondario della storia di quel tragico momento storico, quello di quell’ala di intellettuali e militanti che, almeno inizialmente, pensavano di potersi identificare nello slogan (che è sempre uno slogan è, per carità) “né con  lo Stato né con le BR”. E ha significato un dilemma che è restato, almeno nella memoria di chi qui scrive e che l’ha vissuto in prima persona, un momento, in tutte le sue contraddizioni, di profondo turbamento, ripensamento, paura e disagio, emotivamente parlando, molto forte.

Ma anche a prescindere da tale aspetto forse (ma non per noi) non essenziale, sospettiamo che ci sarà, di sicuro, qualcuno incline a considerare come la narrazione di Esterno notte abbia calcato troppo la mano sulle colpe trasversali (da destra a sinistra e mai riconosciute in pieno) della Politica, rispetto alla considerazione della ferocia assassina delle BR. Discorso per noi privo di senso, dato che l’assassinio in sé non è mai giustificabile, senza se e senza ma e quindi non servirebbe sottolinearlo.

Ci piacerebbe, ci augureremmo, dunque, che quest’ultima fatica di Marco Bellocchio – in definitiva un piccolo capolavoro pieno anche di tocchi di fantasia o di piccoli personaggi astrusi inanellati nell’assoluto rigore della ricostruzione storica – possa  servire a far riflettere ancor oggi su un periodo altamente drammatico di trasformazione e di svolta nella Storia del nostro paese. Compreso anche, per esempio, l’atteggiamento assolutamente intransigente del PCI, e così come aveva fatto all’inizio del nuovo millennio Buongiorno, notte. Questo sarebbe ovvio in un paese “normale”. Ma l’Italia di oggi la si può considerare veramente tale?

In sala dal 18 maggio (la 1° parte con tre episodi) e dal 9 giugno (la 2° parte).  Sulla Rai il 14,15 e 17 novembre in tre serate.

 


Cast & Credits

Esterno notte – Regia: Marco Bellocchio; sceneggiatura: Marco Bellocchio, Stefano Bises, Ludovica Rampoldi, Davide Serino; fotografia: Francesco Di Giacomo; montaggio: Francesca Calvelli; musica: Fabio Massimo Capogrosso; interpreti: Fabrizio Gifuni, Margherita Buy, Toni Servillo, Fausto Russo Alesi, Gabriel Montesi, Daniela Marra, Vito Facciolla, Paolo Pierobon, Fabrizio Contri, Pier Giorgio Bellocchio, Antonio Piovanelli, Bruno Cariello, Gigio Alberti, Emmanuele Aita; produzione The Apartment, società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Rai Fiction, in coproduzione con Arte France; origine: Italia/Francia, 2022; durata: 165’ + 165’ circa; distribuzione cinema: Lucky Red.

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