Francesco De Gregori. Nevergreen di Stefano Pistolini

Al fine di popolare sale cinematografiche che, tolte le città campione come Roma o Milano, sono ormai frequentate per lo più da teste calve e canute, da qualche tempo si sta affermando un nuovo genere di film musicale, che si propone di focalizzare la biografia di un artista, nei modi più disparati. Nella scorsa stagione ne abbiamo avuti ottimi esempi come Io, noi e Gaber che ha seguito la strada rodata del documentario “talking heads” fatto appunto di interviste piazzate e materiali di repertorio; ma il campionario è vastissimo e, solo per restare al prodotto nostrano, include pure operazioni più schiettamente “narrative” come Il segreto di Liberato, che non si perita di introdurre nel suo ordito drammaturgico frammenti, peraltro sublimi, appartenenti al cinema d’animazione. L’ultima Mostra di Venezia non è stata aliena da questa “trending genres”: in laguna si sono celebrate, tra le altre, le carriere di Nino D’Angelo, Piero Pelù e per l’appunto di Francesco De Gregori. Si parla del film diretto da Stefano Pistolini, che si è già dedicato in passato a raccontare le vicende del “Principe”: era accaduto nel 2013 con Finestre rotte, road movie che raccontava De Gregori alla svolta dei sessant’anni; e nel 2022 con De Gregori & Venditti: Falegnami & Filosofi, fotografia della reunion con l’amico di una vita, Antonello Venditti. Il senso di quest’ultima fatica (lo si scrive adoperando una formula retorica, giacché vedendo il film si intuisce che, se pur ha faticato, Pistolini lo ha fatto con un discreto godimento che è rimasto impresso sulla pellicola), si rintraccia dentro l’arguto titolo che allude al fatto che di De Gregori non si ascoltano qui i cosiddetti “evergreen” del suo canzoniere (come spesso capita in situazioni simili; e come sarebbe legittimo attendersi da un cantautore che ha iniziato a suonare nel 1969, componendo 50 album), ma invece le “perfette sconosciute”, come dice lui stesso con lepida complicità: le canzoni meno eseguite. A sollecitare questa scelta impopolare, il contesto: l’Out-Off, un piccolo teatro di Milano capace di contenere appena 200 persone. Accadde a novembre dell’anno scorso, quando il cantautore romano, pronubo l’oggi discusso sindaco Sala, si installava per circa un mese nello storico spazio underground milanese, sito in via Mac Mahon, eseguendo venti concerti volutamente “da camera”. Insomma niente a che vedere con le adunate oceaniche alla Vasco Rossi o Claudio Baglioni (ma nemmeno alla David Gilmour, nell’attesissimo Live al Circo Massimo. Roma che la stessa Nexo distribuisce nelle sale dal 17 al 24 settembre), no: una serie di esibizioni “in levare”, cui l’esiguità dello spazio scenico contribuisce a conferire una dimensione vieppiù confidenziale. Il film è null’altro che questo: la registrazione di questi concerti, e delle prove che li precedono; cui Pistolini, aderendo alla cifra stilistica dell’autore biografato, non aggiunge molto di più: e fa bene. Nevergreen, insomma, adotta uno stile consustanziale al carattere del suo protagonista, il quale ha sempre fatto della sobrietà signorile il suo marchio di fabbrica. La cinepresa del regista lo tampina con discreta deferenza, cogliendone sagacemente i pochi momenti di celia che trapelano qua e là da uno spartito umano fatto di rigore artistico e umana bonomia. Uniche deroghe: qualche spezzone “arty” in esterna, concepito allo scopo di dipingere con poche, sporadiche, pennellate il contesto\fuoricampo dentro cui lo spettacolo vive (la Milano migliore, quella colta e composta; non quella volgare e tracotante emersa dalle recenti inchieste); e le interazioni talvolta commoventi con i colleghi ospitati sul palco: Jovanotti, Zucchero, Ligabue, Malika Ayane ed Elisa. Ed è qui che brilla la luccicanza del film, ovvero: al di là del ritratto d’artista volutamente dimesso, e – come già detto – proprio perciò particolarmente adeguato alla bisogna; emerge uno dei temi più rilevanti legati a De Gregori, il quale pur essendo stato un artista molto appartato ha saputo costruire nel corso del tempo dei significativi sodalizi (si pensi a quelli con Lucio Dalla e Antonello Venditti) e ha saputo fare scuola. Non lo si direbbe, perché lo si sa esser schivo e riservato, eppure è chiaro che ad onta del suo carattere egli sia stato capace di determinare importanti retaggi artistici (esiterebbero altrimenti oggi due cantautori come Daniele Silvestri e Brunori Sas?). E Nevergreen ce lo spiega, meglio ce lo mostra: l’affetto quasi paterno che giustifica il concepimento di Quelli che restano di Elisa; l’aneddoto sul modo rocambolesco in cui nasce il testo di Diamante di Zucchero; la riconoscenza sincera di campioni della canzone pop-rock d’autore come Jovanotti e Ligabue. Qui finisce la cronaca di questo docufilm, che è a sua volta una cine-cronaca dell’ultima tappa del percorso artistico di uno dei migliori cantautori italiani che il sommo Bob Dylan ebbe a definire “la leggenda della musica leggera italiana”. Poi c’è il resto, quel qualcosa che da oltre mezzo secolo “rimane tra le pagine chiare e le pagine scure” delle nostre vite di ascoltatori; che sulle sue note abbiamo dato il primo bacio della nostra vita, ci siamo riconciliati con nostro padre, ne abbiamo tratto spunto per scriverci un libro (almeno per me è andata così). Perché ha ragione Michele Anselmi che ha scritto: “chi ama le canzoni, la voce e il sound di De Gregori non resterà deluso”, gli altri si possono pure astenere. Presentato al Festival di Venezia 2025 nella sezione “Fuori concorso – Speciale Cinema e Musica”. In sala dal 11 settembre 2025.
Francesco De Gregori. Nevergreen Regia: Stefano Pistolini; sceneggiatura: Stefano Pistolini, Francesco De Gregori; interpreti: Francesco De Gregori, Malika Ayane, Elisa Toffoli, Andrea Rigonat, Jovanotti, Luciano Ligabue, Zucchero Fornaciari; fotografia: Andrea Josè Di Pasquale; montaggio: Federico Barassi; musica: Francesco De Gregori; produzione: Our Films – Mediawan (Lorenzo Mieli, Mario Gianani, Gabriele Immirzi), FRIENDS TV (Ferdinando Salzano), Caravan (Vincenzo Lombi), Darallouche (Stefano Pistolini); origine: Italia, 2025; durata: 89’; distribuzione: Nexo Studios

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