Avete tutti ben presente Rose Byrne la mattatrice di questo Se solo potessi ti prenderei a calci ? Ad appena 20 anni si aggiudicò una Coppa Volpi alla Mostra di Venezia del 2000 per la sua interpretazione da protagonista nel film La dea del ’67, australiano come lei che nacque a Sydney nel 1979. Poi l’abbiamo ritrovata in certi film d’autore mainstream di Sofia Coppola e Danny Boyle, e pure in un paio di X-Men, ma senza che la sua stella rifulgesse come quelle premesse autorizzavano a preludere.
Se solo potessi ti prenderei a calci è la celebrazione del suo talento purissimo. E la regista del film, Mary Bronstein (non a caso regina del cosiddetto “mumblecore”, ovvero quel tipico sottogenere low-budget del cinema “indie” newyorkese basato per lo più su recitazione naturalistica, enfasi della parola rispetto alla trama, dialoghi improvvisati e focus sulle relazioni personali dei young adults), ne è talmente consapevole che non le stacca mai di dosso la cinepresa, con la quale invece la tampina nel suo perenne girovagare metropolitano; inseguendola assediandola, seducendola e venendone ripagata con una recitazione da manuale. A partire da un eterno primissimo piano iniziale (le inquadrature che Quentin Tarantino ha ribattezzato i “piani Sergio Leone”) in cui l’attrice australiana fornisce in breve una sinossi della sua straordinaria micro-mimica facciale capace di esprimere magistralmente un ventaglio di sentimenti e di emozioni amplissimo: affetto, afflizione, timore, rimorso, dubbio, orgoglio, e via recitando.
Il seguito del film prevede l’esibizione del medesimo campionario anche però in figura intera, piano americano, mezzo primo piano e tutto l’armamentario della grammatica cinematografica che la regista sciorina a beneficio del talento cristallino della sua interprete.
Poi, certo, c’è la storia, che ci racconta la vicenda di una psicoterapeuta alle prese con “il logorio della vita moderna” per rubare le parole a un celebre spot d’antan di Ernesto Calindri; che nell’America di oggi (ma il ragionamento vale naturalmente per tutto l’Occidente evoluto e satollo) prevede ritmi di vita irrefrenabili e dunque insostenibili, malattie psicosomatiche, psicologi psicoanalizzati, terapie di gruppo sempre a un passo dallo psicodramma, e il bisogno insopprimibile di ricorrere a droghe stordenti e pratiche di autodifesa che vanno oggi dalla meditazione orientale, al mindfulness fino al buddismo volgare. Tra metaforici buchi nel soffitto, incubi realissimi e la sensazione sempre incombente che la vita ci caschi addosso all’improvviso.

Di questo ci parla l’ottimo film statunitense vincitore di un Orso d’argento alla protagonista al passato Festival di Berlino 2025 (e per altro già presentato al Sundance), e non a caso prodotto da uno dei due Fratelli Safdie (altri campioni dell’attuale cinema indie newyorkese), e distribuito dalla già leggendaria “A24” (quelli che hanno fatto vincere l’Oscar a Moonlight e a Everything Everywhere All at Once); società di produzione e distribuzione anch’essa newyorkese, il cui nome si deve all’autostrada che collega Roma a Teramo che il suo fondatore stava percorrendo quando decise di fondare l’azienda.
Nato dall’esperienza personale della regista del film alle prese col dramma della malattia di sua figlia, grazie alla macchina produttiva di cui sopra e al talento della protagonista di cui si è abbondantemente scritto, il film si trasforma in “un’odissea da incubo di proporzioni freudiane”, come sottolinea la stessa Bronstein, capace di farsi manifesto universale di un mondo (occidentale) che come la Linda del film sembra girare a vuoto, tra nevrosi e altre miserie, alla ricerca di ubi consistam oramai apparentemente smarrito.
Berlinale 2025 – Concorso: Orso d’argento a Rose Byrne per la migliore interpretazione protagonista
Se solo potessi ti prenderei a calci (If I Had Legs I’d Kick You) – Regia: Mary Bronstein; soggetto e sceneggiatura: Mary Bronstein; fotografia: Christopher Messina; montaggio: Lucian Johnston; interpreti: Rose Byrne, Conan O’Brien, Danielle Macdonald, Lark White, Ivy Wolk, Daniel Zolghadri, Delaney Quinn, ASAP Rocky; produzione: Central Pictures, Fat City, Bronxburgh; origine: Usa, 2025; durata: 113 minuti; distribuzione: I Wonder Pictures.
