43° Torino Film Festival (21-29 novembre 2025): Nel blu dipinti di rosso di Stefano Di Polito (Concorso Documentari)


Esiste un archivio che è corpo vivo, esistono le voci, le note e le parole incise settant’anni fa e i corpi dalle quali sono sgorgate, qui, adesso, nel nostro presente. Nel blu dipinti di rosso è storia che non raccoglie polvere, ma torna alla luce: l’avventura dei Cantacronache – collettivo musicale torinese attivo dal maggio del 1958 fino a tutto il 1963 – è il racconto irregolare di un’esperienza alternativa al palco inamidato di Sanremo che nasce dalla volontà di “evadere dall’evasione” ritornando a cantare storie, accadimenti, favole “che riguardino la gente nella sua realtà terrena e quotidiana, per aiutarla a vivere o a morire”. Il fatto che Fausto Amodei e Emilio Jona siano ancora qui a parlarne è il miracolo, e con ogni probabilità la molla che ha spinto Stefano Di Polito a realizzare un documentario capace di creare un ponte storico senza intermediari; la viva voce dei protagonisti di quella stagione in bianco e nero guida lo spettatore tra i colori del nostro presente. E nulla, o quasi nulla, sembra essere cambiato. Jona è un paroliere, un drammaturgo, uno scrittore, un musicologo. Ha 98 anni, sfoglia il giornale di oggi e si indigna per la Palestina e il massacro d’Israele, poi si alza, raccoglie ritagli di giornale ingialliti e ricorda i moti di piazza del 1960, il sanguinario governo Tambroni, i morti di Reggio Emilia.

Per molti la Storia è una linea retta, per altri un viaggio in circolo che continuamente ripassa dal via, certamente non conosce fratture, né distrazioni. Perfino le parole sono le stesse: “Fratelli d’Italia tiriamo a campare/Fratelli d’Italia ciascuno per sé”, è la strofa con cui Franco Fortini (altro membro fondatore del gruppo) apre il suo Inno nazionale: è il 1959 e la preveggenza con la quale si descrive – chiamandolo per nome – il partito di Giorgia Meloni mette quasi i brividi. “Il testo veniva sempre prima per non avvilire il vivere” che per Amodei significava aver rispetto per il pubblico, per l’intelligenza della gente che ascoltando il brano non sarebbe passata oltre, ma ne avrebbe interiorizzato il messaggio portandolo in cuore come le note d’accompagno.

Italo Calvino (Fondo Centro Ricerca Etnomusica e Oralità )

Nel blu dipinti di rosso non presta il fianco alla nostalgia che guarderebbe con un sorriso d’indulgenza l’avventura di quelli che furono giovani un tempo; piuttosto si colloca nell’alveo di un presente che non può prescindere dal proprio passato. “Io penso che il divertimento sia una cosa seria” scriveva Italo Calvino che per tre volte incrocia i Cantacronache, la cui penna concepisce i testi di altrettante canzoni, che ritrova in questo gruppo di giovani artisti, capaci di ironizzare perfino sulla guerra, la sua stessa voce e il suo modo sghembo di descrivere il mondo. Lo sapevate? De Andrè recupererà i versi di Dove vola l’avvoltoio e, modificandoli, li farà rivivere, appena differenti, nella storia di Piero che dorme sepolto in un campo di grano. Il doc di Di Polito opera nello stesso modo, travasando un’opera dentro un’altra, dimostrando che l’origine del cantautorato e il rap di Willie Peyote non solo dialogano, ma si riconoscono, dicono, in fondo, le stesse cose con parole diverse: “nel 1963 volevo raccontare l’ascesa del capitalismo”, spiega Amodei, “così scrissi Il tarlo: storia di un insetto che per sopravvivere divora tutto quel che trova sulla sua strada e dietro di sé lascia solo merda. Mi pare calzante, o no?”.

Nel blu dipinti di rosso misura la dimensione della nostra riflessione. Arrivare in fondo alla visione vuol dire scendere in profondità. In un tempo di superfici levigate e senza spessore è una rivoluzione. Emilio Jona sorride e ammette di non aspettarsi nulla dal futuro, neppure da quello ultraterreno. Racconta di non credere in Dio, ma negli uomini, e in quello che lasciano dopo il loro passaggio, nomina una ‘contiguità’ delle esistenze. In questo panteismo terreno la sua domanda finale è di fanciullesca stupefazione: “Se è così facile pensare un mondo umano perché perseguiamo sempre il suo contrario?” Qualunque risposta non sarebbe sufficiente.


Nel blu dipinti di rossoRegia e sceneggiatura: Stefano Di Polito; fotografia: Stefano Sburlati; montaggio: Giuseppe Bisceglia; animazione: Gino Dell’Aera; testimonianze dirette: Emilio Jona, Fausto Amodei, Willie Peyote; interviste: Fabio Giacchero, Alberto Lovatto, Franco Castelli, Marzia Rey; produzione: Silvia Innocenzi, Giovanni Saulini per Magda Film; origine: Italia, 2025; durata: 73 minuti.

 

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