Goodbye June di Kate Winslet

Recitano tutti un po’ troppo in Goodbye June, intendo tra tic e mossette; e certo la giovanissima età dello sceneggiatore, il 22enne Joe Anders figlio di Kate Winslet, si sente sul piano della scrittura. Tuttavia, l’esordio alla regia dell’attrice cinquantenne che fu lanciata da Titanic sfodera momenti intensi, anche toccanti, sia pure dentro una convenzione che forse avrebbe meritato uno sguardo più rigoroso sugli eventi drammatici descritti.

Su Netflix dal 24 dicembre, non a caso, Goodbye June è ambientato nei giorni prima di Natale, in un ospedale inglese dove sta morendo, corrosa dal cancro, l’anziana June. Tutto è precipitato qualche ora prima, e adesso la famiglia è alle prese con la cruda realtà spiegata dai medici: June non arriverà a Natale, ma si può ancora fare qualcosa per farla morire nel calore e l’affetto di chi le vuole bene, proprio in quella stanza che lei non vuole lasciare e però diventerà una specie di casa.

È un classico del cinema il tema della famiglia rissosa o incattivita che si ricompone, magicamente, attorno al morituro, qui la settantenne June. «Vorrei essere stata più sgualdrina nella mia vita» confessa la donna, chiedendo a una delle figlie un po’ di mascara «per essere carina quando succederà». Il film racconta quell’attesa.

Toni Colette e Kate Winslet (a sinistra)

Ci sono tre figlie quarantenni, Julia, Helen e Molly, e un figlio, Connor, che sebbene cresciutello vive ancora coi genitori, appunto June e il marito Bernie, un po’ patetico e forse alcolista, mai ripresosi, mentalmente, da un trauma legato a un piede riattaccato dai chirurghi per miracolo. Julia, la maggiore, è una donna di successo, lucida ma schiantata dallo stress, con due figli, uno con la sindrome down. È lei a pagare i conti di tutti, ma stavolta sembra a un passo dal cedere anche fisicamente. Helen è una single squinternata, scuola new-age, che insegna yoga in Germania e si rifà viva col pancione. Molly ha tre figli, è fissata con il cibo bio e maltratta volentieri il marito distratto che non le compra lo yogurt di pecora.

Sotto la regia accorta di June, decisa a far tornare la pace tra Julia e Molly prima di andarsene, qualcosa di buono sta per succedere, anche a costo di anticipare la nascita del bambinello…

Timothy Spall (sulla sedia a rotelle)

Kate Winslet, oggi 50enne, si riserva il ruolo di Julia, ma si vede che è la regia a prenderla di più, anche perché, leggo, il film è stato girato in appena 35 giorni, con un budget limitato nonostante il notevole cast in cartellone. Già perché ci sono anche Timothy Spall, Johnny Flynn, Toni Collette e Andrea Riseborough, rispettivamente nei ruoli del padre, del figlio e delle altre due sorelle, più naturalmente Helen Mirren che fa June, la matriarca che si sta spegnendo.

Com’è Goodbye June? Convenzionale nella messa in scena, scandito da un eccesso di musica, con coloriti conflitti di famiglia risolti un po’ troppo velocemente grazie a una chiacchierata nel corridoio dell’ospedale o in pub. Ciò nonostante Winslet “lavora” sul genere, se tale può essere definito, con uno sguardo gentile e complice, a ciglia asciutte, come se parlasse anche un po’ di sé senza dirlo.

La celebre Georgia di Ray Charles svolge un ruolo non secondario in questa storia di affetti rinsaldati e cuori riscaldati, ma non aggiungo altro perché attorno ad essa c’è una sorpresa ben studiata.

Ps.: Consiglio, al solito, di vederlo in inglese con i sottotitoli. Anche se, capisco bene, l’argomento non è tra i più facili da reggere sotto le feste.

 Su Netflix dal 24 dicembre.


 Goodbye JuneRegia: Kate Winslet; sceneggiatura: Joe Anders; fotografia: Alwin H. Küchler; montaggio: Lucia Zucchetti; musiche: Ben Harlan; interpreti: Helen Mirren, Kate Winslet, Toni Collette, Timothy Spall, Johnny Flynn, Andrea Riseborough, Raza Jaffrey, Dan Li, James Dryden; produzione: Kate Winslet, Kate Solomon per Netflix, Working Title Films; origine: USA/Gb, 2025; durata: 116 minuti.

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