L’apertura di Se Eu Fosse Vivo…Vivia ci dice subito un paio di cose sull’autore, André Novais Oliveira, molto interessanti: innanzitutto, il modo in cui inquadra soggetti e paesaggi deriva da una visione chiara e quasi obbligata; inoltre, c’è un trasporto e una componente onirica nella maniera di riprendere e mostrare che definire “visionaria” risulterebbe impreciso: è più uno sguardo trasognato, una capacità di scorgere l’assurdo o, meglio, il racconto atipico attraverso immagini che hanno qualcosa di insolito e quasi di alieno.
Ed è interessante constatare che il film include nella narrazione stessa una componente aliena (ci arriveremo), perché le stesse immagini hanno una natura che in qualche modo rimanda a una sensibilità non del tutto riconducibile a quella umana.
L’opera di Oliveira, la cui originalità si scorge gradualmente, ha un’atmosfera dilatata, colorata e sognante, con paesaggi, campi lunghi e inquadrature fisse. La componente surreale prevale sulla vicenda sempre più, ma in maniera sottile e nascosta. In apparenza si tratta di una semplice storia d’amore: un flashback iniziale ci mostra i due protagonisti, Gilberto e Jacira, da giovani, coinvolti in un corteggiamento che vede lui prodursi in buffe serenate davanti a casa della ragazza, lei inizialmente si nega, per poi accettare l’invito di lui ad andare al ballo. Salto in avanti: i due sono anziani e hanno vissuto una vita felice assieme. Ci vengono raccontati attraverso una quotidianità lenta, fatta di piccoli momenti di affetto reciproco, ma la vecchiaia porta problemi di salute per lui e comportamenti strani per lei, che viene ricoverata.
Da questo punto in poi il film vira su di un piano esistenziale talmente unico e particolare che, quando il finale ci porta in una dimensione di fantascienza, non siamo affatto sorpresi; ci pare, anzi, una più che logica prosecuzione, e che quel tipo di connessione con il soprannaturale sia sempre stato presente in maniera assolutamente naturale.
E in effetti, sin dal flashback iniziale, compaiono talvolta delle strane lucciole verdi, luminescenze intermittenti, assieme a vivide scie luminose notturne, tutti elementi che avvolgono nel mistero l’intero impianto narrativo.
Dopo il ricovero, dicevamo, la donna torna a casa cambiata. Quello che inizialmente può essere interpretato come la stanchezza dovuta a un male incurabile, si rivela — prima allo spettatore che al protagonista — un fenomeno di natura soprannaturale, come se qualcuno o qualcosa si fosse impossessato del guscio esterno della donna e lo avesse abitato, sbarazzandosi della coscienza originaria.
Dopo aver fatto una scoperta che ulteriormente conferma questa ipotesi, l’uomo comincia anche lui la sua personale odissea con l’elemento mistico e soprannaturale: dimentico di tutto, persino di dove abita, vaga per le strade e dorme in terra con i senzatetto. Ora, che tutto questo sia un’interessante prospettiva sulla demenza senile è sicuramente un’idea da prendere in considerazione, ma la cosa particolare è che questo film non ne fa una metafora. L’intento non è quello di elaborare il decadimento cognitivo con una favoletta surreale; tutt’altro: è come se affrontasse tale decadimento da una prospettiva del tutto nuova e diversa, ipotizzando tale fenomeno come conseguenza di un’azione esterna, di un moto ignoto, operato da agenti misteriosi.
L’elemento soprannaturale contribuisce così a mutare profondamente, non la vicenda in sé, ma la percezione della realtà che si staglia di fronte allo spettatore, che smette di cercare risposte, ma accetta il realismo magico del film come semplice realismo.
Nato a Belo Horizonte nel 1983 e formatosi in Storia e Cinema, André Novais Oliveira è diventato una delle voci più autentiche del cinema brasiliano contemporaneo. Nel 2009 ha co-fondato a Contagem la casa di produzione Filmes de Plástico, un collettivo che ha saputo portare la quotidianità delle periferie minerarie nei principali festival internazionali. La sua cifra stilistica fonde in modo quasi indistinguibile la finzione con la vita vissuta, utilizzando spesso i membri della sua famiglia come protagonisti, come nei lavori Pouco Mais de um Mês (2013), Ela Volta na Quinta (2014) e ora anche in Se Eu Fosse Vivo… Vivia. Dopo il successo di Temporada (2018) e O Dia que Te Conheci (2023), la sua opera è stata oggetto di una grande retrospettiva nazionale organizzata dal CineSesc nel 2025, che ha celebrato il suo impatto culturale in tutto il Brasile.
Questo Se Eu Fosse Vivo… Vivia, selezionato per la sezione Panorama è particolarmente significativo anche per l’esordio cinematografico della celebre scrittrice Conceição Evaristo, che recita accanto al padre del regista, Norberto Novais Oliveira.
Le tematiche del cinema di André Novais Oliveira sono ricorrenti e quasi ricorsive, il suo cortometraggio Quintal, (2015) vede come protagonisti due anziani ripresi nella loro quotidianità; ed uno dei due è, ancora una volta, il padre Norberto Novais Oliveira. I due protagonisti si ritrovano anche lì protagonisti di una serie di situazioni che sfociano nel realismo magico: una folata di vento che solleva la donna, un misterioso portale che conduce a un’altra dimensione si apre in un vicolo e l’uomo ci entra.
Ed entrare nel cinema del regista di Belo Horizonte è proprio come entrare in una differente dimensione che, per essere compresa e apprezzata appieno, necessita della visione, preferibilmente cronologica, di tutte le sue pellicole. In questo modo, i riferimenti e la poetica di questo Se eu fosse vivo… vivia si fanno più affascinanti e decisamente intriganti.
Se Eu Fosse Vivo…Vivia – Regia: André Novais Oliveira; sceneggiatura: André Novais Oliveira; fotografia: Wilssa Esser; montaggio: Gabriel Martins; musiche: Sarah Rodrigues; interpreti: Norberto Novais Oliveira, Conceição Evaristo, Maria José Novais Oliveira, Renato Novaes; produzione: Filmes de Plástico (Thiago Macêdo Correia, André Novais Oliveira, Gabriel Martins, Maurílio Martins); origine: Brasile, 2026; durata: 95 minuti.
