La sposa! di Maggie Gyllenhaal

Sarà per caso La sposa! un remake del secondo film della celebre saga horror incentrata sulla figura di Frankenstein la nuova opera dell’americana Maggie Gyllenhaal? Solo sulla carta – a smentirlo è stata subito la stessa autrice dichiarando che qui voleva trattare  quanto nell’originale del 1935, La moglie di Frankenstein, James Whale aveva mostrato solo nei pochi minuti finali e cioè il mostro donna del titolo che ripudia immediatamente il possibile sposo e poi perisce insieme a lui nell’incendio del laboratorio. Insomma,  a parte appunto la nascita di una figura femminile mostruosa (interpretata da una affascinante Jessie Buckley), del vecchio classico anni Trenta dell’Universal, è rimasto ben poco, praticamente soltanto il personaggio della scrittrice Mary Shelley (sempre Buckley) a narrarci la storia anche se in questo caso in una forma diversa e molto più articolata rispetto a quanto accadeva nell’originale. Si tratta dunque – per caratterizzarlo subito al nostro lettore – di un film non horror ma piuttosto politico questo, il secondo, della attrice-regista newyorkese, tutto al femminile e molto femminista, con tanti e ripetuti accenni al #MeToo. Ed è un’opera di eccessi, sempre sopra le righe, dove si grida, si urla, si tuona addirittura, proprio come sembrerebbe suggerisce il punto esclamativo che accompagna il lapidario titolo. E poi pieno di tante citazioni e raddoppiamenti cinefili dal cinema americano degli anni Trenta compresa la reinvenzione di un divo alla Fred Astaire alias tal Ronnie Reed (Jake Gyllenhaal), di cui qui il nostro nuovo mostro (Christian Bale) è pazzamente un fan.

Dopo l’esordio molto più intimista de La figlia oscura (The Lost Daughter, 2021) con cui aveva vinto a Venezia il premio per la migliore sceneggiatura adattando il romanzo omonimo di Elena Ferrante, Maggie Gyllenhaal compie dunque un salto che ha del vertiginoso nel genere horror-romantico e nell’America degli anni Trenta, rileggendo in chiave anarchico-punk la saga di mostruose creature alla Frankenstein. Cosa legano queste due diverse opere? Non molto ci sembra, salvo, forse, una forte, spiccata sensibilità per la curvatura al femminile delle storie. E aggiungiamo anche che così come non ci aveva convinto la prima opera di debutto, non ci è piaciuta neanche questa sua ultima – purtroppo.

Dopo aver ascoltato, nell’incipit, il personaggio di Mary Shelley (in bianco&nero) iniziare la presente storia, a suo dire, “d’amore”, seguiamo, a colori, in un locale a Chicago che sembrerebbe uscire dalla scatenata, trasgressiva Berlino di Weimar, quella dell’Angelo azzurro della Dietrich o ancor meglio di Cabaret di Bob Fosse, il personaggio di un’esuberante, vociante escort d’epoca. Ida questo il suo nome (e terzo personaggio interpretato dalla poliedrica Buckley) inizia ad insultare ad alta voce un mafioso di nome Vito Lupino e subito dopo viene fatta fuori, più o meno volontariamente, da due scherani del boss. Contemporaneamente il solitario Mostro di Frankenstein, Frank (Bale appunto) va in cerca d’aiuto dalla pionieristica scienziata Dr. Euphronious (Annette Bening, veramente brava), chiedendole di creare per lui una compagna che gli permetta di spezzare quella solitudine che lo ha perseguitato in una vita di triste single durata più di un secolo. Trafugato dal cimitero il corpo di Ida, i due riportano in vita, nel laboratorio della scienziata, la bella donna assassinata –  ed è così che così nasce “La Sposa”. Frank e The Bride battibeccano, ma alla fine si piacciono e si mettono insieme, lui, però, nella fuga dalla città commette, quasi per autodifesa,  l’omicidio di un poliziotto su un vagone di un treno merci. A questo punto a dare la caccia ai due mostri diventati degli amanti fuorilegge, uniti in un love story esplosiva e incontrollabile, entra in scena una seconda coppia di deuteragonisti, il detective Jake Wiles (Peter Sarsgaard) e la sua assistente Myrna (Penélope Cruz): lei resta al suo posto di sottoposta ma è una volpe, il vero cervello investigativo del duo; lui incerto e spaesato ha dei segreti da nascondere e scopriremo aver avuto a che fare in qualche modo con quanto è successo.

La sposa!
Jessie Buckley

Così da Chicago, a New York, all’Indiana, ecc., seguiamo il film di Maggie Gyllenhaal trasformarsi, neanche troppo lentamente, più che nella continuazione di una lunga tradizione horror-letteraria, in una sorta di versione d’oltretomba di Bonny & Clyde (1967), il capolavoro di Arthur Penn anch’esso ambientato nel periodo della Grande Depressione ma con tutt’altra, molto inferiore caratura filmica o politica.

Costato un cifra non piccola ma nenache sproposita come 80 millioni di dollari che hanno consentito una efficace ricostruzione d’epoca, La sposa!, come si accennava è tutto costruito sull’eccesso e l’iperbole, nel quale assistiamo al passaggio della protagonista da vittima a forza della natura “ingovernabile”, un vulcano di energia repressa che esplode. Quello che abbiamo maggiormente apprezzato in questo film altamente survoltato è stato la qualità della recitazione, a partire dalla mattatrice irlandese Jessie Buckley, in un’altra importante interpretazione dopo quella di Hamnet; ma anche le già menzionate Annette Bening e Penélope Cruz sono molto convincenti nei loro ruoli a latere. Pesantemente truccato e sfregiato, Christian Bale non ha lo spleen folle del vecchio Boris Karloff ma fa egregiamente la sua parte così come, tra gli altri interpreti,  – gran esempio di cinema familiare – Peter Sarsgaard (che è il marito di Gyllenhaal) e Jake Gyllenhaal, fratello della regista.

In un’epoca come la nostra di autentici mostri  – lo dimostra a iosa la situazione politica attuale – non ci pare casuale che ai recenti Frankenstein (2025) Netflix di Guillermo del Toro o il Dracula – L’amore perduto (2025) di Luc Besson possa seguire una trasposizione della storia in chiave femminista. Comunque ci sta! Trai tre tutto sommato preferiamo Bresson più classico e meno pretenzioso, ma non è detto che il film “ruvido” e ribelle della regista newyorkese non possa trovare un pubblico, probabilmente in ambito femminile, che ne possa decretare il successo. Si vedrà.

In sala dal 5 marzo 2026.


La sposa!  (The Bride!) – Regia e sceneggiatura: Maggie Gyllenhaal;  fotografia: Lawrence Sher; montaggio: Dylan Tichenor; musica: Hildur Guðnadóttir; interpreti: Christian Bale, Jessie Buckley, Annette Bening, Penélope Cruz, Peter Sarsgaard, Jake Gyllenhaal, Julianne Hough, John Magaro, Jeannie Berlin, Louis Cancelmi, Matthew Maher;  produzione: Maggie Gyllenhaal, Emma Tillinger Koskoff, Talia Kleinhendler, Osnat Handelsman-Keren per First Love Films, In the Current Company; origine: Usa, 2026; durata: 127 minuti; distribuzione: Warner Bros Italia.

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *