Bergamo Film Meeting 44: Hidden People di Miha Hočevar (Secondo premio)

Hidden PeopleIn Hidden people due uomini si ritrovano al mattino sulla riva di un fiume vicino a Lubiana. Ma con un dettaglio che suggerisce subito il carattere del legame che si svilupperà tra di loro: sono seminudi e ammanettati. Guti, l’uomo sloveno, racconta a Sig, poco più grande, preda di un’amnesia ed evidentemente straniero (islandese, come apprenderemo più avanti), di come la sera prima quest’ultimo abbia subito un’aggressione da un gruppo di nazisti locali, mentre era nel pub del paese, rovinosamente ubriaco. Oltre alle ferite alla testa, e alla perdita della memoria, a Sig i fascisti hanno anche rubato il documento d’identità. Dopo averlo aiutato a sopravvivere al pestaggio, Guti, nonostante una vita instabile e complicata ma anche vissuta allegramente e ai margini del sistema consumistico, bersaglio preferito della sua sferzante ironia, lo coinvolgerà in un legame, di amicizia e di solidarietà, tanto improbabile quanto sincero, che porterà entrambi a cambiare le proprie esistenze. Centrale, per Sig, sarà anche l’incontro con la comunità di amici di Guti, gente che vive fuori dalle rotte del turismo (non solo) sloveno e che le istituzioni, non solo gli idioti skinhead, vorrebbero far sparire a forza di lacciuoli burocratici e di collusione con lo squadrismo dilagante.

Pazienza se il film abbandoni più volte per strada le necessità narrative, pur robuste in una storia in cui i personaggi, anche quando in crisi, agiscono sempre in base a delle motivazioni giuste e plausibili. Pensiamo a dettagli come le assi di legno immacolate dopo un incendio, o ai personaggi femminili di mero contorno, ma pensiamo anche al dolore del (di nuovo ricordante) Sig per la perdita del figlio, privo di presa né di effettivo sviluppo (e questo è un po’ più grave).

Tuttavia questo bizzarro, e a tratti sconclusionato buddy-film, quantunque in bilico tra commedia e altri disastri, alcuni buoni spunti li prova a portare avanti. Del resto si tratta di “una commedia agrodolce sui nuovi inizi”, come Miha Hočevar ha detto al pubblico del Bergamo Film Meeting, dove il suo film, in concorso, ha vinto il secondo premio.

Le hidden people del titolo, per esempio. Presenti nelle leggende del folklore islandese, e narrate a più riprese, con nostalgia e desiderio, dallo stesso Sig, apprendiamo che gli Huldufòlk possono prendere sia la forma metamorfica propria ad elfi o a creature animali che quella, più abituale, riferita a persone umane non più in vita: “persone invisibili” la cui presenza può tuttavia essere avvertita da chi non smette di credere alla dimensione -ecologica, estetologica e affettiva- dell’invisibile. Un rapporto liminare, probabilmente, con ricadute anche ecologiche e di amministrazione della cosa pubblica, in quanto in Islanda ancora oggi lavori stradali e nuove costruzioni vengono non di rado deviate, rispetto al progetto urbanistico, allorché nei luoghi -rocce, prati o case- si arrivi a percepire l’esistenza di queste “presenze”. Una forma, questa, di protezione dell’ambiente e delle stesse vite -umane animali e vegetali- ad esso connesse nel corso del tempo.  E un rapporto -che rimanda a quello, assai denso, tra visibile e invisibile- in cui non è ammessa l’indifferenza. Pena la scomparsa di una dimensione vincolante la stessa fiducia verso l’incessante e radicale multiformità propria dello stare al mondo. Ecco allora che agli Huldufòlkl il regista connette, per metafora, le “persone invisibili” in quanto emarginate da una società troppo spesso indifferente, diffidente, violenta e priva di immaginazione. Gli Huldufòlkl sono anche gli outsider della comunità che vive sul fiume del suo film, bersaglio di un fascismo sempre più scoperto e in cerca di nemici da controllare o eliminare. Le “persone invisibili” sono quelle che vivono ai margini, o che semplicemente non riducono ogni cosa a una procedura burocratica da seguire (sappiamo che in ballo c’è l’assoluzione dalla responsabilità: “la banalità del male”), o che addirittura non spostano una roccia perché pensano che quel luogo possa custodire ancora qualcosa. Le “persone invisibili”, e la loro casa di legno sul fiume, sono allora l’antagonista da spianare con un trattore che spara a tutto volume del pessimo metal – ma il nazi di turno, che aveva picchiato insieme agli altri idioti il povero Sig, farà una fine ancora più trash.

Sappiamo che alle destre fasciste oggi piace frequentare club più esclusivi di quelli del giro dei Caterpillar, ma ad Hidden People va comunque il merito di aver sollevato ancora una volta la domanda, assai urgente, contro la violenza – di stato e degli utili idioti- che ci vorrebbe tutte e tutti silenziati.


Skriti Ljudje (Hidden People) – Regia: Miha Hočevar; sceneggiatura: Srdjan Koljević, Miha Hočevar; fotografia: Simon Tanšek; montaggio: jelena Maksimovic; interpreti: Blaž Šef, Ólafur Darri Ólafsson, Ana Urbanc, Barbara Ribnikar, Luka Marčetić, Igor Samobor, Gregor Gruden; produzione:Vertigo; origine: Slovenia, Serbia, Islanda, 2025; durata: 98 min.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *