Ritorno al tratturo di Francesco Cordio

Ritorno al tratturo.

Se il cinema di Robert Zemeckis nel 1985 utilizzava il viaggio nel tempo come espediente per preservare lo status quo familiare e sociale, il documentario di Francesco Cordio, Ritorno al tratturo, compie un’operazione speculare e profondamente politica. Il film non si limita a mappare un territorio, ma rovescia la direzione del progresso: il “ritorno” non è nostalgia reazionaria, ma la ricerca di una dimensione lenta e sostenibile, individuata come l’unica alternativa percorribile alla velocità rapace che ha svuotato le aree interne d’Italia.
Il cuore di questa narrazione collettiva batte nel Molise, una regione che Cordio trasforma da “metafora dell’oblio” a laboratorio di resistenza. Ad accompagnarci in questo viaggio è un Elio Germano spogliato di ogni aura divistica, un “Virgilio” che ritorna alle terre avite con lo sguardo dell’uomo comune. La sua presenza è il fil rouge ideologico dell’operazione: accompagnato da Filippo Tantillo, autore e ricercatore territorialista e Silvia Di Passio, community manager delle aree interne; Elio Germano attraversa i sentieri erbosi di Frosolone e Pietracupa non per recitare, ma per ascoltare. È attraverso i suoi incontri che il documentario svela la complessità delle “Aree Interne”, territori che rappresentano il 60% della superficie nazionale ma che restano ai margini del dibattito pubblico, abitati da una popolazione che resiste alla rarefazione dei servizi essenziali e all’isolamento mediatico.
La forza espressiva di Cordio risiede in una cifra stilistica che gioca sul contrasto dialettico. Attraverso un montaggio alternato, l’autore mette in relazione le immagini crude e veraci del suo reportage etnografico con i frammenti della campagna promozionale “Io sono Molise”, presentata in pompa magna al G7 dell’Agricoltura di Siracusa. Da un lato, la rappresentazione patinata e bidimensionale del marketing territoriale; dall’altro, la “vera anima” di una regione che non cerca vetrine, ma felicità. È qui che il film raggiunge la sua massima tensione critica, contrapponendo il dogma neoliberista del consumo al mutualismo di chi, come i giovani librai “ritornati” o il pastore romano Valerio, ha scelto di abitare il margine per riscoprire l’essenziale.Ritorno al tratturo
Il tratturo, questo “grande fiume verde” che per millenni ha messo in comunicazione i popoli, smette di essere un reperto storico per diventare un’infrastruttura di pensiero. Lungo i suoi cento metri di larghezza storicamente utilizzato per la transumanza non transitano solo bestie, ma sapienze e visioni di mondo. Ritorno al tratturo si iscrive così coerentemente nella filmografia di Cordio – che di recente ci ha regalato una serie di video-ritratti tra l’illustrativo e il poetico di alcuni eminenti protagonisti della società italiana: l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino in Roma golpe capitale (2018), l’allenatore della Lazio del primo scudetto Tommaso Maestrelli in Maestro: Il calcio a colori di Tommaso Maestrelli (2024), il trio di cantanti Fabi-Silvestri-Gazzè in Un passo alla volta (2025/2026) – muovendosi tra l’osservazione partecipe alla Gianfranco Rosi, l’arcadia nostalgica dell’ultimo Riccardo Milani e una medietà espressiva sobria che pare quasi rivoluzionaria in un’epoca di chiasso strepitoso e derive folli.
In un’opera in cui le immagini sono intrecciate alle parole e alla musica, in cui la narrazione poetica si tramuta impercettibilmente ma inesorabilmente in politica, occorre segnalare il brano Vento, scritto dal cantautore Luca Bussoletti e Leonardo Polla De Luca e cantato da Lavinia Mancusi: simbolo di una forza trasformatrice che racconta la consapevolezza di appartenere a qualcosa di più grande e universale. Il finale, affidato al rap militante dei Bestierare, di cui lo stesso Germano è da tempo il front-man, sigilla l’opera come un manifesto della decrescita felice: un’elegia bucolica che, pur tra le tenebre di uno spopolamento implacabile, riesce a scorgere nelle comunità resistenti una tenue ma irriducibile fiammella di speranza.

In anteprima (Fuori Concorso) al 17° Bif&st (Bari, 21-28 marzo 2026).

In sala dal 29 aprile.


Ritorno al tratturo – Regia: Francesco Cordio; sceneggiatura: Gemma Barbieri, Francesco Cordio, Elio Germano, Filippo Tantillo; fotografia: Fabio Paolucci; montaggio: Gemma Barbieri; musica: Luca Bussoletti, Francesco Arpino con la canzone “Vento” di Bussoletti, Polla De Luca cantata da Lavinia Mancusi; interpreti: Elio Germano, Filippo Tantillo, Silvia Di Passio; produzione: Alfredo Borrelli, Lorenzo Borrelli; origine: Italia, 2026; durata: 55 minuti; distribuzione: Own Air.

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