Il diavolo veste Prada 2 di David Frankel

Il diavolo veste Prada 2 – a non rifarlo proprio questo sequel! Voto **(*)

Innanzitutto, un consiglio da amico ai nostri fedeli lettori: meglio non arrischiarsi a (ri)vedere la “puntata” nr. 1 – quella “iconica” del 2006 – prima di procedere in sala con la seconda, almeno così la delusione sarà forse minore e non vi guasterà la visione di questo nuovo, modesto Il diavolo veste Prada 2 sempre diretto da David Frankel (che, peraltro, è nato da un importante padre giornalista). Perché la delusione c’è e resta – d’altronde forse non era possibile che avvenisse un miracolo, se non a costo di mutare/arricchire radicalmente la storia. Il che non è avvenuto se non in minima parte, dato che pur a distanza di tanti anni, venti, le dinamiche e il clou del film sono restati gli stessi nel mondo dorato delle moda e delle donne manager. D’altronde già a leggere il cast&credits tutto ciò sembra scontato: identici i quattro protagonisti principali (Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci), uguali la regia, il soggetto&sceneggiatura  (dal celebre, omonimo best-seller di Lauren Weisberger), il direttore della fotografia e il produttore…  e qui mi fermo per non essere troppo pignolo e noioso.

Il diavolo veste Prada
Stanley Tucci e Anne Hathaway

Aggiungiamo, però, solo per i più smemorati, il dato di fatto che, a ragione o a torto, il film originale, all’epoca, aveva toccato un nervo dei tempi contribuendo a cambiare nell’immaginario collettivo la percezione del mondo della moda e del lavoro/stage pagato o non pagato per giungere al successo in quel campo (ma non solo lì). E oggi? Si parte, nella versione 2.0, dalla malinconica constatazione che il giornalismo della carta stampata è in crisi nera e che le riviste patinate costano troppo e non si vendono più … un po’ pochino per rendere un film veramente graffiante se non proprio “iconico” ad utilizzare questo aggettivo troppo usato e abusato.

Ma veniamo ai dettagli dei personaggi e all’intreccio di Il diavolo veste Prada 2. Siamo ovviamente a New York oggi, dove, al tempo della comunicazione digitale, l’inflessibile direttrice Miranda Priestly (Meryl Streep) deve fare i conti con un mercato che non rispetta più le regole di un tempo, mentre i vertici del gruppo editoriale Elias-Clark premono per chiudere la versione cartacea della rivista Runway. Al tempo stesso Andy Sachs (Anne Hathaway), ormai una importante giornalista ma anche lei in crisi lavorativa, viene richiamata, ovviamente non più come assistente della sua vecchia boss, ma come una fondamentale pedina strategica per un’operazione di rilancio editoriale che dovrebbe servire a salvare la testata. Ma a parte gli iniziali bisticci tra le due donne, la vera minaccia per Miranda che deve fare i conti con l’età e il nuovo marito Stuart (Kenneth Branagh), è costituita da un terzo incomodo, la sua ex-prima assistente Emily Charlton (Emily Blunt) ora diventata una importante dirigente di Dior – la donna, infatti, controlla i budget pubblicitari necessari alla sopravvivenza della rivista. Al litigioso terzetto femminile va aggiunto, ça va sans dire, la smaliziata figura super partes di Nigel (Stanley Tucci) che ora nel ruolo di Direttore Creativo si ritrova a fare da mediatore fra i continui e complessi problemi della rivista, supervisionando al contempo una nuova assistente Amari Mari (Simone Ashley) che si destreggia nei gorghi oscuri degli algoritmi e dei social media. Dopo la morte del vecchio presidente Irv Ravitz (sempre Tibor Feldman) e l’ascesa del protervo figlio Jay (B.J. Novak), la tensione si acuisce ancor di più e sfocia nella fondamentale trasferta in Europa – questa volta non più Parigi ma a Milano alla Settimana della Moda, tra le sfilate a Brera, il Duomo e i grattacieli di Porta Nuova, dove saranno decisi i problemi di acquisizioni societarie della rivista, il futuro di Miranda, tra crisi dell’editoria e sfide personali, nonché quello delle altre due protagoniste. Non bisogna essere dei grandi indovini per intuire – dato il modo in cui ci viene presentata la vicenda – come andrà a finire e chi sarà la vera donna di Potere ad affermarsi anche nel nostro mondo in rapida, vorticosa evoluzione.

Il diavolo veste Prada
Meryl Streep e Emily Blunt

Diversi colleghi alla proiezione stampa sembra che si siano annoiati a morte, personalmente non ho avuto la stessa reazione anche se questo Diavolo veste Prada 2 sembra fatto con la carta carbone ops… meglio aggiungere con l’I.A. Tanto che gran parte del risultato – senza voler troppo sminuire la regia di David Frankel – andrebbe ascritto piuttosto ai vari responsabili degli effetti speciali: Tim Van Horn (Visual Effects Supervisor) e a Ezra Christian e Katherine Soares (Visual Effects Producer) che, loro sì, hanno fatto miracoli. Detto ciò, la recitazione del cast resta ad un gran livello, al netto del mediocre testo della sceneggiatura, a partire da Meryl Streep, sempre impeccabile come sempre. E il che si può, anzi si deve ripetere per gli altri co-protagonisti, tutti ringiovaniti a dovere, ma che, non perciò, difettano di carisma o di grinta. Ciò che manca, invece, veramente, per me, è un senso vero, come accadeva con il primo Diavolo veste Prada, dove una storia di tacchi a spillo vertiginosi, intrighi, dispetti e litigi assurgeva a qualcosa di più, ad essere un quadro, uno specchio se non proprio di una intera società almeno di un ambiente glamour di cui si svelavano i piccoli/ grandi segreti e malefatte. Qui è tutto scontato tanto come le comparsate, da quella di Donatella Versace a Lady Gaga che canta la canzone nel finale … chissà come reagirà il pubblico, nostro e in tutto il mondo, dopo il primo impatto di curiosità, visto che è uno dei film più attesi dell’anno. Probabilmente molto bene.

In sala dal 29 aprile 2026.


Il diavolo veste Prada 2 (The Devil Wears Prada 2) – Regia: David Frankel; sceneggiatura: Aline Brosh McKenna; fotografia: Florian Ballhaus;  montaggio: Andrew Marcus; musiche: Theodore Shapiro; scenografia: Jess Gonchor; interpreti: Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Emily Blunt, Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux, Lady Gaga, Lucy Liu, Tracie Thoms, Tibor Feldman, Caleb Hearon, Patrick Brammall, Rachel Bloom; produzione: Wendy Finerman per Wendy Finerman Productions, Sunswept Entertainment; origine: Usa, 2026; durata: 119  minuti; distribuzione: The Walt Disney Company Italia.

 

 

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