Tatti, paese di sognatori
Scegliere dove vivere, eleggere un paese sperduto nell’immensità della campagna maremmana come casa propria anche se arrivi da un’altra nazione e parli un’altra lingua; decidere di farci crescere tua figlia, che forse – anzi quasi sicuramente – un giorno deciderà di andare via, cercando anche lei il suo posto nel mondo; riconoscere che quella casa sulla collina, che un giorno hai visto e te ne sei innamorato, ha segnato un nuovo inizio nella tua vita.
Tatti, paese di sognatori, film documentario diretto dal regista e produttore svizzero Ruedi Gerber, raccoglie tutto questo: la storia personale del regista, arrivato in queste terre negli anni ’90, si intreccia con quella dei pochi abitanti del piccolo borgo.
“Sono partito trent’anni fa alla ricerca del silenzio e della tranquillità”, dice il regista nel prologo, mentre guida lungo la strada tra gli alberi che conduce a Tatti. E pian piano questo silenzio si è popolato di una moltitudine.
Gerber parte dalle immagini girate in videocassetta quando comprò la casa sulla collina e cominciò a restaurarla per realizzare un film che è prima di tutto un atto d’amore al luogo che lo ha accolto e alla sua gente. A chi in quella terra ci è nato e ci vive da generazioni, a chi come lui l’ha scelta. A chi scappa via per non sentirsi legato ma poi ci torna appena può, a chi si sente costretto ad andarsene perché non ha lavoro. A chi si sente costretto a rimanere proprio perché un lavoro lì ce l’ha. A chi ha trovato l’equilibrio perfetto tra un mestiere che lo porta in giro per l’Europa e il suo rifugio con una vista mozzafiato sulla valle, dove tornare nel fine settimana. A chi ci arrivò per lavorare, quando negli anni ‘30 la miniera di lignite di Ribolla fu acquisita dalla Montecatini richiamando migliaia di lavoratori dalla Calabria, dalle Marche e dall’Umbria che si sparsero in tutti i paesini della zona occupando ogni stanza, persino le stalle.
A Tatti c’era addirittura un cinema in quegli anni, adesso ha chiuso anche la Coop.
Tatti, paese di sognatori è un film fatto di vuoti e pieni, di sorrisi e pianti, di valige messe nel portabagagli, ma anche di grandi tavolate quando si torna a Pasqua o in estate.
Un film corale, dove incontri Marco e Massimo Verniani, i gemelli, e le loro mogli, che hanno scoperto una sorellanza inaspettata; Bruno e sua moglie che a 80 anni non sanno a chi lasciare il loro podere perché i figli sono andati entrambi via; il siciliano che ci si è trasferito alla fine degli anni ’70 per ritrovare il rapporto con la terra.
Oltre al personale archivio del regista appaiono anche immagini dell’Archivio dell’istituto Luce che restituiscono la tragedia di Ribolla del 1954, quando un esplosione di gas fece crollare un pozzo e oltre quaranta persone rimasero intrappolate sottoterra, solo poche si salvarono. Famiglie distrutte che spezzarono il cuore profondo di questo paese arroccato, la cui bellezza mozza il fiato con la stessa forza del dolore. Da quel momento il paese cominciò a svuotarsi.
Questi vuoti, costellati dai cartelli di “Vendesi” e “Cedesi” che mettono tristezza, all’improvviso si riempiono di musica e gente che ascolta un concerto estivo in piazza o balla sulla terrazza dell’unico ristorante.
“Un paese ci vuole”, diceva Cesare Pavese. “Non fosse per il gusto di andarsene via” ma sapendo che qualcosa, in quella terra, continua ad appartenerti e tu appartieni a quella terra.
Ogni paese ha un anima che ci parla.
In sala dal 9 aprile 2026.
Tatti, paese di sognatori – regia: Ruedi Gerber; fotografia: Greta De Lazzaris, Felix Von Muralt; montaggio: Aline Hervé; musica: Martin Tilman; produttori: Ruedi Gerber, Michael King; produzione: ZAS Film, Perché No Films; origine: Svizzera/Italia, 2025; durata: 92 minuti; distribuzione: Lo scrittoio.
