Les enfants vont bien inizia con due bambini che stanno in macchina nella piazzola di un autogrill in attesa della madre. Si annoiano. Il maschio, Gaspard (Manoâ Varvat), 9 anni, decide di scendere e andare a cercarla dentro il negozio. La bambina, Margaux (Nina Birman), 6 anni, dice di aspettarla, che andrà con lui. I due piccoli affrontano il pericolo, entrano, si aggirano nei corridoi, poi escono con un nulla di fatto.
La macchina da presa è ad altezza bambino, non inquadra le teste degli adulti. La madre è alla macchina. La piccola la abbraccia come non la vedesse da ore. Suzanne (Juliette Armanet) non sgrida i figli, li incita a risalire in macchina a mangiare le schifezze che ha comprato, orsetti gommosi colorati e biscotti per loro, una latta con pesche sciroppate per lei. Riprendono il viaggio. Sono complici, legati a filo doppio, una famiglia composta da tre persone, una donna adulta, due piccoli.
Arrivano da Jeanne (Camille Cottin), sorella di Suzanne, zia dei bambini. La donna è single da qualche tempo, separata da Nicole (Monia Chokri), di cui sente ancora la mancanza senza dichiararlo apertamente. Leggermente contrariata della visita inaspettata prepara i letti e la cena, quando i bambini dormono prova a parlare con la sorella riguardo alla sua vita senza il compagno deceduto ma Suzanne glissa e la stringe a sé ringraziandola dell’ospitalità. Vanno tutti a dormire. Al risveglio Suzanne non c’è, Gaspard la cerca senza trovarla, Jeanne lo rassicura andando a preparare la colazione. Sul tavolo di cucina trova una lettera della sorella che dice che se ne va lasciandogli i figli. Jeanne va nel pallone, non sa trattare con i bambini, non è abituata né si vuole sforzare di farlo, non possiede gli strumenti nel dna, ha perso il suo matrimonio per questa ragione. Chiede dunque aiuto proprio alla ex Nicole che, entusiasta, le dice di portarli a casa sua. Quando si rivolge alla polizia Jeanne scopre di non poter avviare nessuna denuncia di scomparsa perché sua sorella s’è n’è andata volontariamente e chiunque al mondo ha il diritto di allontanarsi. La donna è atterrita, impietrita, non sa cosa fare, come cercarla, da una parte è convinta che tornerà presto, che la situazione è temporanea, da un’altra parte sa cucinare a stento una pasta al sugo, finisce in un attacco di panico dopo aver cambiato il letto di Gaspard che ha cominciato a fare la pipì nel sonno. La ricerca di indizi a casa di Suzanne non porta nessun esito, nemmeno la ricerca via social network, a parte una telefonata di una vicina che ogni tanto fumava una sigaretta con lei in cortile che racconta l’idea della donna di voler fare un viaggio di cui non aveva mai specificato la meta.

È estate, un tempo sospeso in cui andare in vacanza, fare una gita in una località di mare, guardare i fuochi di artificio e far finta di niente. Il tempo si è dilatato, la conoscenza si approfondisce passando per intemperie, incomprensioni, lacrime e disegni a pastello. I bambini capiscono tutto, sempre. Una volta Gaspard risponde al telefono fisso e sente che dall’altro capo c’è la madre, silente, solo respiro. La vita è fatta di scelte, di fughe, di addii e di ripartenze. Jeanne cresce con i nipoti ogni giorno, esattamente come accade a loro. A settembre però al momento di iscrivere i bambini a scuola iniziano gli ostacoli istituzionali che, con pazienza, un poco alla volta, verranno risolti.
Les enfants vont bien è un racconto moderato di una storia estrema: cosa c’è di più radicale di una madre che abbandona i propri figli? Nel film si ascolta molto, si parla poco, non si eccede: Jeanne è discreta perché è nella sua natura, i bambini perché hanno bisogno di contenere le emozioni per non esondare nell’abbandono, Suzanne si trattiene perché la sua necessità primaria è allontanarsi, nella sua ottica probabilmente per il bene di tutti.
Il regista Nathan Ambrosioni (ventiseienne enfant prodige con all’attivo sei lungometraggi) osserva i suoi personaggi senza spingere sul pathos, sugli eccessi, sulla tensione. L’attenzione è portata sul progressivo avvicinamento dei bambini con la zia, le distanze che si accorciano mentre tutti e tre trovano il modo di abitare il nuovo ruolo con naturalezza, lasciando che l’amore trovi il suo spazio, la sua nicchia (la scelta di comprare due letti singoli per Gaspard e Margaux, in uno dei quali Jeanne si sdraia per leggere loro una storia prima di dormire; da parte di Jeanne portare Gaspard a chiedere scusa alla compagna di scuola, figlia di un commissario di polizia, che ha alluso di conoscere la loro storia e il bambino l’ha picchiata).
La rarefazione del parlato a favore di una concentrazione sulle espressioni dei visi, le mosse delle mani, la vicinanza dei corpi è una scelta felice alla riuscita della messa in scena di una storia drammatica che non angoscia mai lo spettatore, piuttosto suscita un immediato slancio di empatia verso tutti i personaggi, perché non esiste cattiveria o malvagità ma solo istinto di sopravvivenza, errori, capacità di adattamento, scoperta di nuove maniere di stare al mondo cercando la felicità con nuove regole di gioco: i ragazzi stanno bene.
Les enfants vont bien; Regia: Nathan Ambrosioni; sceneggiatura: Nathan Ambrosioni; fotografia: Victor Seguin; montaggio: Nathan Ambrosioni; musica: Alexandre de la Baume; interpreti: Camille Cottin, Juliette Armanet, Monia Chokri, Manoâ Varvat, Nina Birman, Guillaume Gouix, Féodor Atkine, Frankie Wallach; produzione: CHI-FOU-MI Productions, Studio Canal, France 2 Cinéma; origine: Francia, 2025; durata: 111 minuti.
