Film d’esordio della regista franco-svizzera Laetitia Dosh, anche attrice protagonista, Un cane a processo è una commedia drammatica che si inserisce “a buon diritto” – e mai espressione fu più consona visto il titolo e il tema del film – nel ricco filone dei film con cani protagonisti. Dal noto classico Torna a casa Lassie (Frank McLeod Wilcox, 1943), ad Hachiko – Il tuo migliore amico (Lasse Hallstrom, 2009), passando per L’isola dei cani (Wes Anderson, 2018) e la trilogia di Belle & Sebastien (Nicolas Vanier, 2013; Christian Duguay, 2015; Clovis Cormillac, 2018) – solo per citare alcuni dei tanti titoli di questo ricco filone – il pubblico del grande schermo ha da sempre empatizzato e simpatizzato con questo animale, archetipo potente e simbolo eterno della fedeltà, della purezza e dell’amicizia.
Il cane in questione, che nel film e nel caso realmente accaduto in Francia a cui il film si ispira, viene portato a processo per avere morso tre donne, di cui una rimasta sfregiata sul volto, si chiama Cosmos ed è il meticcio dallo sguardo languido e il temperamento sanguigno, fedele compagno di vita di Darius Michowski, un disabile privo della vista da un occhio, interpretato da François Damien. Cosmos rischia la condanna a morte secondo la legge svizzera (dove il film si svolge), e il suo padrone il pagamento di una salatissima multa di svariate migliaia di soldi, per una colpa che in realtà non ha commesso. O che non è da considerarsi tale, come cercherà più o meno disperatamente di dimostrare la sua difensora, l’ipersensibile Avril Lucciani, avvocato delle cause perse, interpretata da Laetitia Dosh. Il reato che viene ascritto allo sfortunato Cosmos è infatti solo l’effetto della sua originaria natura selvaggia, che nei secoli la società ha tentato di addomesticare allo scopo di rendere la sua razza manipolabile, compiacente e sotto il proprio controllo. Come però si sa, il buon senso da sempre suggerisce di non disturbare il cane che mangia, come invece ha imprudentemente fatto la donna colpita tentando di accarezzarlo mentre mangiava le succulente patatine che lei stessa un attimo prima gli aveva generosamente offerto in un gesto di amicizia. Dunque “Chi ha lasciato che il cane mordesse? “, come recitava un primo titolo originario del film, e come, filosoficamente, la società stessa sarà chiamata ad interrogarsi quando il caso in breve tempo si trasforma in un evento mediatico di interesse nazionale.

Un caso che mobilita dapprima gli animalisti, che si radunano davanti al tribunale per difendere Cosmos, mentre nell’aula giudiziaria una composita giuria di esperti di religioni diverse si interroga se il peloso imputato abbia un’anima oppure no. Quando però la pubblica ministera (Ann Dorval) accusa il cane di essere misogino per il fatto di avere sempre morso soltanto donne, sarà anche un nutrito gruppo di femministe a presidiare il tribunale tifando per la triste soppressione del simpatico Cosmos, mentre la sua avvocata sarà fatta oggetto di una cyber campagna denigratoria.
Se il cane alla sbarra sia il colpevole o la vittima di questo surreale processo dalle svolte impreviste, sarà alla fine il pubblico a doverlo giudicare, non senza qualche risata e qualche strizzata al cuore. Risate che sarebbero state meno contenute con dialoghi meno urlati, o strizzate al cuore che sarebbero risultate ancora più efficaci con una regia che avesse sottolineato il punto di vista del fido Cosmos attraverso le sue soggettive. Ma un esordio, per quanto riuscito e salvo eccezioni, è pur sempre un esordio come nel caso di Un cane a processo. Anche se questo, a dispetto della razza protagonista, e grazie al suo delicato ed encomiabile afflato animalista e ambientalista, è assai ben lungi dall’essere da cani.
In sala dal 23 aprile 2026.
Un cane a processo (Le procès du chien) – Regia: Laetitia Dosch; sceneggiatura: Laetitia Dosch, Anne Sophie Bailly; fotografia: Alexis Kavyrchine; montaggio: Isabele Devinck, Suzana Pedro; musica: David Sztanke; interpreti: Laetitia Dosch, François Damiens, Anabela Moreira, Anne Dovel; produzione: Bande a Part, Atelier de Prodution, origine: Francia, 2024; durata: 85 minuti; distribuzione: Academy Two.
