La Vie d’une femme: voto **

Con il primo dei film francesi in Concorso, La Vie d’une femme, l ’attrice Charline Bourgeois-Tacquet arriva al traguardo del suo secondo lungometraggio dopo aver debuttato nella regia con Gli amori di Anaïs presentato proprio qui a Cannes nel 2021 nella Semaine de la critique.
Anche in questo suo nuovo film, si tratta di amori al femminile, tanto che lo si può vedere come una variazione dell’opera prima, con un andamento che rimane pressappoco lo stesso, solo che qui la donna matura che si scopre bisessuale non è interpretata da Valeria Bruni Tedeschi ma dalla brava brava Léa Drucker.
In ben undici capitoli, La Vie d’une femme segue la storia di Gabrielle (appunto Léa Drucker), Primaria cinquantenne responsabile di un reparto di chirurgia maxi-facciale in un grande ospedale di Parigi, completamente dedita al suo lavoro e per il quale ha rinunciato ad avere dei figli, in pratica ad una famiglia. Gabrielle si muove senza sosta fra i corridoi e le porte, sia in ospedale che a casa, cammina sempre avanti e indietro con immancabilmente un telefono cellulare in mano, presa ad organizzare un’operazione o un viaggio di lavoro nell’Ucraina assediata dalle bombe o un seminario medico.
Occupandosi soprattutto di vittime di guerra il suo impegno lavorativo ha più a che fare con una missione personale, per la quale non rifiuta di essere presente e disponibile ventiquattro ore su ventiquattro. Inoltre, non nega la sua disponibilità quando si tratta di occuparsi della madre malata di Alzheimer. Anche per questo il suo matrimonio con Henri (Charles Berling) è in continua crisi e rischia la rottura. Lo sforzo di Gabrielle non viene sempre condiviso nemmeno dai suoi colleghi, specialmente dal suo assistente e amico Kamyar (Laurent Capelluto), da poco novello padre e che vorrebbe godersi qualche settimana di paternità in pace. Tanto più che l’accentuarsi della carenza di personale attanaglia la sanità pubblica in Francia (non solo lei!), costringendo i pochi sanitari in attività rimasti a fare ancora di più. L’incontro con la scrittrice Frida (Mélanie Thierry) venuta in cerca d’ispirazione per il suo prossimo romanzo nella sala operatoria dell’ospedale, viene a sconvolgere la vita professionale e personale e la trascina, pur titubante, in un vortice di passione e in una impensata vacanza sulle Alpi, che le permette di riconsiderare e rivedere con nuovi occhi la sua carriera, la sua esistenza e il suo tempo.
L’attrice Léa Drucker non è nuova a ruoli di donne forti e indipendenti, e il personaggio infatti le calza a pennello, ma la sua rimane, tutto sommato, una poco approfondita interpretazione di una donna in carriera. Nemmeno come donna passionale ed innamorata riesce ad entrare completamente nella parte, così come la relazione amorosa fra le due protagoniste rimane poco indagata e poco convincente, nonostante alcune scene particolarmente ad effetto, ad esempio, come quella della coreografia dei movimenti di un gruppo di danza mescolata al primo tentativo di contatto fisico fra le due.

Per quanto la struttura in capitoli cerchi di conferire un ordine tematico alla storia, il rischio è quello di serrare i vari episodi del film in scomparti chiusi in se stessi che predicono già la ricezione dei successivi episodi da parte del pubblico e che vengono quindi ad interferire con una struttura fluida del racconto. Insomma ci sembra una narrazione, quella di La Vie d’une femme che si rivela non solo poco sentita, ma anche portata avanti con altrettanto poca convinzione. Ciò risulta abbastanza evidente anche da un confronto con la sua opera prima, il più brillante e divertente Gli amori di Anaïs, che era nato con uno spirito più leggero e con attrici decisamente più entrate nella parte.
Da segnalare, infine, in La Vie d’une femme , un inaspettato quanto inconsueto cameo di Erri de Luca nel ruolo di sé stesso, ossia nella parte di uno “scrittore in prestito” come lui stesso si è voluto definire, e non tanto in quello di un attore. Seguendo queste dichiarazioni verrebbe da pensare che le sue battute, molto poetiche e personali, le abbia scritte lui stesso e non siano affatto recitate o scritte da altri.
La Vie d’une femme – Regia: Charline Bourgeois-Tacquet; sceneggiatura: Charline Bourgeois-Tacquet, Fanny Burdino; fotografia: Noé Bach; montaggio: Clément Pinteaux; scenografia: Carole Théodoly-Lannes; interpreti: Léa Drucker (Gabrielle), Mélanie Thierry (Frida), Charles Berling (Henri), Erri De Luca (nel ruolo dello scrittore), Laurent Capelluto (Kamyar), Marie-Christine Barrault (Arlette), Yumi Narita (Setsuko); produzione: Les Films Pelléas, Versus Production, Auvergne-Rhône-Alpes Cinéma; origine: Francia/Belgio 2026; durata: 98 minuti.
