Nobody knows – Come si diventa adulti di Kore’eda Hirokazu (Evento speciale 25-26-27 maggio)

Nobody Knows – Come si diventa adulti. Voto **** –  Uno dei primi capolavori del grande maestro Kore’eda viene ora riproposto per la prima volta nelle sale italiane in versione restaurata.  

Autore tra i più significativi della Nuova onda giapponese di inizio terzo millennio e ormai indiscusso maestro del cinema del proprio paese, Kore’eda Hirokazu si era fatto notare internazionalmente, per la prima volta, al Concorso di Cannes 2001 con la sua opera terza Distance.  Dopo di che era tornato vittorioso a distanza di tre anni sulla Croisette con Nobody Knows (2004)  che aveva confermato appieno le grandi doti di fine ed ispirato metteur en scéne con un film che ora esce, per la prima volta, dopo più di vent’anni nei cinema italiani (!!!). Infatti quattro opere del primo periodo del maestro giapponese vengono ripresentate, in copie restaurate, dal 14 maggio al 1 luglio 2026, dalla benemerita casa di distribuzione BIM in una rassegna intitolata “Riflessi dell’invisibile: il primi capolavori di Kore-eda (vedi sotto).

Regista, come è stato  più volte scritto, posseduto da una profonda fascinazione per l’essenza della memoria, filosofo analista del rapporto passato-presente (e di quello correlato: vita-morte), Kore’eda costruisce tutti i suoi film nello spazio antinomico tra due poli contrapposti. In quest’ultima occasione, più che lo iato tra presente e passato al centro delle sue precedenti oere, quello che gli interessa è raccontare con curiosità documentaria la parabola di un gruppo di 4 fratellini e sorelline lasciati a se stessi, in una no man’s land, tra sogno e realtà, in una sorta di realismo magico che pur non trascurando l’impianto verista o il dettaglio (infatti è tratto da un fatto di cronaca, avvenuto nel 1988) ci costringe sempre, però, a arrivare ad un piano più alto di astrazione intellettuale e visiva.

È curioso notare come la storia narrata dal filmmaker  di Tokyo assomigli molto al film di debutto della talentuosa attrice francese Isild le BescoDemi-tarif  (2003): gli eventi di un gruppo di giovanissimi adolescenti che, abbandonati dalla madre, si costruiscono una propria vita indipendente al di fuori, se non contro, l’ambiente che li circonda.  Insomma una sorta di esperimento di sopravvivenza autarchica che vuole ignorare ed essere un atto di accusa alle strutture burocratiche e alla falsa pietà istituzionale della nostra società.

Se l’anelito libertario e lo spirito polemico truffautiano è comune a questi due film nati quasi contemporaneamente in due distinte e lontane parti del mondo, diverso è però lo stile che le governa. Mentre l’opera della le Besco si traduce in un racconto autobiografico soggettivo (con tanto di voce over che ci guida negli avvenimenti) sul modello di tanto cinema diaristico femminile e in uno stile “sporco e militante” tipico del digitale ultraleggero dell’inizio del terzo millennio, Nobody Knows segue, in uno splendido 35 mm, un punto di vista oggettivo e un ductus narrativo più solenne e lineare, debitore della migliore tradizionale del suo paese.

Nobody knows

Girato e strutturato secondo i colori e le caratteristiche delle quattro stagioni dell’anno – dall’autunno all’estate dell’anno successivo – Nobody Knows  si segnala soprattutto per la forza della sua messa in scena, attenta, sognante e commossa.  Qua e là, certo, al film di Kore’eda si può imputare della cadute di ritmo  – quel lento ed avvolgente ductus cinematografico giapponese che a noi occidentali malati di ipercinesi americanizzante risulta sempre un po’ indigesto –  ma nulla toglie, soprattutto oggi alla distanza, alla sua essenziale ma straordinaria resa cinematografica.

Nobody KnowsChe Nobody knows probabilmente sia entrato, a suo tempo, nel Palmares di Cannes per il rotto della cuffia e cioè tramite un premio dato quale migliore interprete al quattordicenne Yagira Yuya (bravo certamente, ma la decisione apparve comunque bizzarra), nulla toglie ad uno dei migliori visti quell’anno in Concorso sulla Croisette.

E non solo per questo motivo anzi – perché adesso che conosciamo la successiva filmografia di Kore’eda ne possiamo apprezzare, nell’invecchiamento del tempo, tutte le grandi qualità poetiche, poi sviluppate in tanti altri film “familiari” come ad esempio, nel caso più recente e sempre guarda caso al Festival di Cannes 2026, di Hako no naka no hitsuji (Sheep in the Box).

 

Palma per la migliore interpretazione maschile a Yagira Yuya al Festival di Cannes 2004.

La rassegna “Riflessi dell’invisibile: il primi capolavori di Kore-eda”,  comprende:  Maborosi I bagliori dell’anima (in uscita dal 14 maggio), Nobody knows – Come si diventa adulti (evento 25, 26, 27 maggio), Still walking – Camminando un giorno d’estate (evento 15, 16, 17 giugno), After life – Qual è il tuo ricordo più bello? (29, 30 giugno e 1 luglio).


 

Nobody knows – Come si diventa adulti (Daremo shiranai /Nobody Knows) – Regia, sceneggiatura e montaggio: Kore-Eda Hirokazu; fotografia: Yamasaki Yutaka; musica: Gontiti; interpreti: Yagira Yuya, Kitaura Ayu, Rimura Hiei, Shimizu Momoko, Hanae Kan;  produzione: Bandai Visual, Cine Qua Non, Engine Film, Tv Man Union, c-style origine: Giappone, 2004; durata: 141 minuti; distribuzione: Bim.

 

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