La bola negra. Voto ***(*) – Un’epopea che esplora la tematica queer attraverso tre diverse epoche della storia spagnola e indirettamente rilancia l’importanza delle voci sommerse dalla storia ufficiale.
La bola negra della coppia di registi spagnoli Javier Ambrossi e Javier Calvo è giustamente risultato vincitore del Premio per la miglior regia in ex equo con Fatherland di Paweł Pawlikowski. Il film è un’epica rivisitazione della guerra civile spagnola che si lascia ispirare sia da un’opera incompiuta di Federico García Lorca (1898-1936), sia alla pièce teatrale di Alberto Conejero La piedra oscura, che ha anche co-sceneggiato il film. È quindi un’opera di finzione cinematografica che intende soprattutto esplorare la tematica queer attraverso tre diverse epoche della storia spagnola: il 1932, il 1937 (durante la Guerra Civile) e il 2017.
All’interno di un ben costruito, per quanto elaborato ed ambizioso montaggio temporale, si dispiegano quindi tre diverse storie d’amore omosessuale vissute nella penombra e nella costretta mortificazione, negate ufficialmente a causa dei pregiudizi e dell’omofobia della collettività. In grandiose immagini ed una notevole per quanto romanzata ricostruzione storica si snodano evolvendosi uno dentro l’altro i tre episodi.

Siamo in un piccolo villaggio nell’anno 1937 che si prepara ad accogliere le truppe aeree italiane di Mussolini. Viene introdotto il protagonista Sebastián (interpretato dal cantante spagnolo Guitarricadelafuente al suo esordio come attore), un giovane entusiasta ma poco capace suonatore di tromba, prima che il villaggio per errore venga bombardato e distrutto da quelle stesse truppe tanto attese che non lo riconoscono come amico e pro-nazionalista. Fra i pochi sopravvissuti, Sebastián si mette in salvo in una chiesa dedicata al suo omonimo santo prima di finire nelle mani di una squadra di franchisti che lo costringono ad arruolarsi e a seguirli nelle loro azioni di guerra. Fra i prigionieri nemici fa poi la conoscenza di Rafael (Miguel Bernardeau) che fin da subito lo affascina, fino ad innamorarsene.
La seconda storia si svolge nel 1932, all’alba della seconda repubblica di Spagna, e vede un giovane di buona estrazione sociale, Carlos (Milo Quifes), prepararsi all’ambita entrata nel club del casinò locale di Granada, come vuole la tradizione familiare. Il verdetto di una giuria di soci se accettarlo o meno nell’istituzione di netta tendenza conservatrice verrà reso noto da una votazione tramite biglie bianche o biglie nere. Fra Carlos e il casinò si frappone, però, la sua presunta omosessualità. Senz’altro la più poetica e lirica delle tre narrazioni, è questa che si basa su un frammento di un’opera incompiuta, quattro pagine di appunti del 1936, di Federico García Lorca ed è anche quella che dà il titolo al film.

Arriviamo quindi all’ultimo e a noi contemporaneo segmento narrativo. Qui troviamo Alberto (Carlos González), uno studente di Madrid e sceneggiatore teatrale, che lavora ad una tesi sulle identità queer nella musica. Alberto vive un rapporto conflittuale con la madre (l’attrice conosciuta per i ruoli nei film di Almodóvar, Lola Dueñas) profondamente depressa e problematica, che non gli ha mai raccontato dell’esistenza di un nonno. Proprio un’importante eredità letteraria lasciatagli dal nonno materno lo costringerà a malavoglia a recarsi nel paesino natale di questo.
Dalla complessa costruzione in tre diversi tempi, un impeccabile montaggio che mescola narrazione in voice off a visioni di ricercata composizione formale, in La bola negra si percepisce fin da subito se non la mano, almeno la presenza ideale di Pedro Almodòvar che ha partecipato con la sua casa di produzione El Deseo al finanziamento del film. Un finanziamento che non ha certo badato a spese a guardare l’ottimo risultato.

In questo senso non si può non accennare a due rilevanti camei, anch’essi decisamente d’influenza almodovariana. Il primo vede la speciale partecipazione dell’attrice americana Glenn Close nel ruolo di una ricercatrice esperta biografa di Garcia Lorca che Alberto incontra ad una conferenza universitaria, la quale sottolinea come il suo interesse, e quel che l’affascina di più del suo lavoro di storica, sia proprio il portare alla luce le personalità degli uomini del passato e il capire il perché delle loro azioni. In poche parole, nientemeno che la premessa ideale dalla quale parte La bola negra.
Nel secondo cameo ritroviamo una Penelope Cruz nel ruolo perfetto, quasi concepito per lei, della seducente cantante di cabaret Nené, interpretato con notevole abilità prendendo spunto dagli spettacoli di Marlene Dietrich ed organizzati per le truppe americane.
La bola negra (The Black Ball) – Regia: Javier Ambrossi, Javier Calvo; sceneggiatura: Javier Ambrossi, Javier Calvo, Alberto Conejero; fotografia: Gris Jordana; montaggio: Alberto Gutiérrez; musica: Raül Refree; scenografia: Roger Bellés; interpreti: Penélope Cruz, Glenn Close, Guitarricadelafuente, Miguel Bernardeau, Carlos González, Lola Dueñas, Julio Torres, Lorenzo Zurzolo, Antonio de la Torre, Natalia de Molina, Milo Quifes; produzione: Movistar Plus+, Suma Content, El Deseo, Le Pacte, Atresmedia Cine; origine: Spagna/Francia 2026; durata: 155 minuti; distribuzione: Movies Inspired.
