Love Letters – Voto ***(*). Una storia d’amore urbana che esamina con vivacità e profondità un insieme complesso di relazioni con cui mettere ripetutamente in discussione la legittimità delle coppie omosessuali di fronte alla possibilità di formare famiglia.
In Love Letters seguiamo la protagonista Céline (Ella Rumpf) che aspetta il suo primo figlio, ma non è lei a essere incinta. Lo è sua moglie Nadia (Monia Chokri). In quanto genitore non biologico, Céline deve prima di tutto lottare per il riconoscimento del suo ruolo. Nel farlo, si interroga non solo sul significato della maternità per lei, ma cerca anche un modo per riallacciare i rapporti con sua madre per poter a sua volta provare a diventarlo.

Love Letters dunque esamina con vivacità e profondità un insieme complesso di relazioni che mette ripetutamente in discussione la legittimità delle coppie omosessuali di fronte alla possibilità di formare famiglie. È una storia d’amore urbana ambientata nel cuore di Parigi con la brava Ella Rumpf nel ruolo principale. Il film è un esordio cinematografico importante per la regista, che presenta l’amore come un’armatura luminosa in mezzo a ostacoli spinosi, intensamente presentato dalla regia visionaria di Alice Douard e dalla sua attenzione molteplice nei confronti della femminilità. E così Love Letters rappresenta una dichiarazione coraggiosa verso il mondo delle donne, grazie a un mix di forza d’animo ed epifania, che pervade ogni angolo sentimentale a nostra disposizione con pura felicità. Eppure i personaggi, che elevano il loro amore scegliendo di avere un figlio, ovvero la più alta espressione reale della loro intima esultanza, sanno bene che, al di là di ogni vuoto e sterile ottimismo, nessuna vittoria arriva senza battaglie nascoste.
Per Céline e Nadia, ogni momento inizia con particolari aspettative: quelle piccole, fragili scoperte in cui il significato emerge silenziosamente. I calci del bambino nel grembo della madre, la scelta del nome, gli annunci gioiosi a familiari e amici intimi. Ma ogni progetto porta con sé una serie di sfide, che culminano nella domanda centrale che potrebbe formularsi così: “Quale è il prezzo da pagare per costruire una famiglia quando il mondo intero osserva, le leggi sono restrittive e i ricordi sepolti devono essere risvegliati?”. Con il punto di vista di Céline che diventa il fulcro del film, il difficile percorso della gravidanza, gli obblighi legali e le amarezze della realtà si accumulano in una tempesta di scoperte ed esitazioni. Douard adopera la sua tecnica cinematografica al fine di mostrare che, come tutte le libertà nascenti, le tappe fondamentali, sia legali che personali, arrivano imperfette, piene di escamotage e difficoltà invisibili, ardue da comprendere appieno per chi è estraneo, in termini profondamente intimi, alla vicenda. Gli affanni della maternità (compreso quello del co-genitore) e le responsabilità inaspettate che ne derivano si fanno gradualmente evidenti: dubbi, paure e ansie si insinuano.
È questo il momento in cui i sogni rischiano di essere sacrificati, l’autostima vacilla e le vulnerabilità si mescolano all’attesa. Nonostante ciò, i legami si rafforzano, la confusione si trasforma in chiarezza e le sfide diventano motivazione. C’è una splendida sintesi di perfezione e imperfezione che si armonizza nella rappresentazione di Love Letters: momenti di dolore e di gioia, attimi di euforia e di resistenza. Il montaggio di Pierre Deschamps conferisce un ritmo equilibrato al coinvolgimento emotivo della narrazione e la colonna sonora di Raphaël Hamburger non è un semplice accompagnamento, ma alchimia, un connubio di ritmi techno moderni e melodie sentimentali. Mentre Céline e Nadia si scambiano la pelle riconoscendosi in un linguaggio silenzioso fatto di amore e nostalgia, sfidando così l’incertezza, si rendono conto che il risultato finale è un tesoro che dà significato a tutto. L’amore non chiede il permesso. Fiorisce a volte proprio quando il mondo cerca di proibirlo. È la definizione stessa di resistenza e unione, dove ogni vuoto e dolore trova conforto nell’abbraccio dell’amore.
Love Letters è un viaggio nel passato per il bene del tempo a venire, una testimonianza d’amore che diventa la luce che brilla nel buio, sia fuori che dentro il cuore.
Presentato in anteprima italiana a Rendez-Vous – Festival del Nuovo Cinema Francese (Roma 7 – 15 aprile 2026).
“Immaginaria”. 21st International Film Festival of Lesbians & Other Rebellious Women (8-10 maggio 2026) Premio del pubblico.
Love Letters (Des preuves d’amour) – Regia e sceneggiatura: Alice Douard; fotografia: Jacques Girault; montaggio: Pierre Deschamps; musica: Raphaël Hamburger; scenografia: Anne-Sophie Delseries; interpreti: Ella Rumpf (Céline), Monia Chokri (Nadia), Noémie Lvovsky (Marguerite), Emy Juretzko (Erika), Julien Gaspar-Oliveri (François), Aude Pépin (Adèle), Philippe Petit (Nour), Anne Le Ny (Friquette), Émilie Brisavoine (Sofia), Hammou Graïa (Hammou), Pauline Baye (Agathe), Félix Kysyl (Yann); produzione: : Marine Arrighi de Casanova, Marie Boitard, Alice Douard per Apsara films; co-produzione: Les films de june, France 2 Cinéma; origine: Francia, 2025; durata: 96 minuti; distribuzione: Wanted Cinema.
