Festival di Venezia (2-12 settembre 2026): Nino – Un film su Nino Rota (Venice Open – Fuori Concorso)

Nino – Un film su Nino Rota. Voto ***(*). Un sorprendente documentario su uno dei più celebri musicisti per il cinema ma non solo.

NinoFu proprio a Venezia che venne presentato l’ottimo Ennio (2021) di Giuseppe Tornatore e adesso – a cinque anni esatti di distanza – è il turno di Nino – un film su Nino Rota di Walter Fasano proposto anch’esso in Laguna.

Due film su Ennio Morricone e Nino Rota due fra i più importanti autori – a livello mondiale – di musica per il cinema, due film a tratti piuttosto sorprendenti,  due film che hanno molto, molto in comune, a partire dal dato banale che sono entrambi documentari, che sono entrambi ricchi di testimoni (forse leggermente più celebri nel caso di Morricone). Sorprendenti perché nell’uno come nell’altro caso il mestiere per il quale sono conosciuti è solo la punta di un iceberg, di una formazione, di carriere molto più ricche e variegate.

Lasciamo da parte la comparazione e soffermiamoci dunque su Nino Rota nato a Milano nel 1911, bambino prodigio che più prodigio non si può, pianista e compositore verrebbe da dire già in culla – la sua prima composizione è del 1919, a otto anni, autore di 21 opere sinfoniche e 11 opere liriche, la più famosa è Il cappello di paglia di Firenze del  1955, senza dimenticare Napoli milionaria  del 1977 su libretto di Edoardo de Filippo. 

Diplomato in Conservatorio a Milano, specializzato a Filadelfia (Giancarlo Menotti, compagno di corso), allievo privato di Alfredo Casella, laureato in filosofia con Antonio Banfi, diventa a 28 anni docente e a 39 direttore del Conservatorio di Bari. E via andare. Va detto che nell’ambito della musica seria – a prescindere della sua attività di musicista per il cinema – non è che Rota  fosse esattamente fra i più stimati, veniva considerato in fondo un epigono della musica ottocentesca, negli anni in cui la sovranità ermeneutica era appannaggio di chi insegnava ai/ frequentava i corsi estivi di Darmstadt: Berio, Nono, Stockhausen, Maderna, Boulez, Ligeti, Kagel, Messiaen, Cage – solo per citarne alcuni.

nino
Nino Rota

Lo conoscono certamenteanche i profani come autore delle colonne sonore;. Tutti sanno che ha scritto le colonne sonore per qualche film di Fellini. Qualche? 17 film; che ha composto per Luchino Visconti (fra gli altri: Rocco e i suoi fratelli e Il gattopardo), per i due Padrini di Francis Ford Coppola, per Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli. Ma  Rota di colonne sonore ne ha scritte 150 (leggasi: centocinquanta), fra il 1933 e il 1979. Tra gli autori, mettendoli nell’ordine cronologico della loro prima collaborazione con Rota: Matarazzo, Castellani, Lattuada, Bragaglia, Soldati, Zampa, Camerini, Comencini, Steno, Monicelli, De Filippo.

Pensate che Lo sceicco bianco, il film d’esordio di Fellini, nonché della collaborazione Fellini/Rota è il suo sessantesimo! E in quell’anno di colonne sonore Rota ne ha scritte 12, leggasi dodici.

Un’autentica bulimia creativa che nel documentario viene solo accennata, con estremo garbo, insieme ad altre caratteristiche che sempre ritornano – in un film che certamente si sarebbe potuto sfrondare (come quello su Morricone del resto).

Sia nelle testimonianze di uomini appartenenti al mondo del cinema – non troppi, d’altra parte moltissimi di coloro con i quali Rota ebbe a collaborare non ci sono più; e dunque sono stati convocati “soltanto” Alexandre Desplat, Park Chan-wook, Franco Piersanti, Caterina d’Amico, forse la più acuta testimone – sia negli interventi delle persone riconducibili alla cerchia barese che l’hanno conosciuto e che di lui sono stati allievi, le caratteristiche  che tornano di continuo sono  la compostezza, la gentilezza, l’ascesi, una presenza quasi impalpabile, un gentile signore presente sì, ma delicatamente assente, diverso, altro, e poi – due ulteriori sorprese – il marcato interesse per il misticismo e l’esistenza di una figlia – Nina – consegnata a genitori adottivi.

Il film si compone di molto materiale d’archivio, in larga parte televisivo, ma soprattutto di tanta, tantissima musica, in sottofondo, ma anche eseguita appositamente per il film da un’orchestra composta dagli allievi del Conservatorio e diretta da Vince Mendoza.

Ah, dimenticavo, fra le mille cose scritte da Rota: la musica per Gian Burrasca, fra cui la celeberrima Viva la pappa col pomodoro che altro non è, afferma un suo allievo, che la variazione dell’aria di Papageno e Papageena nel Flauto Magico di Mozart. E infatti fra i testimoni c’è anche l’ottantunenne Rita Pavone. E la voce narrante, in inglese, è quella di Sting, ciò che aiuterà, forse, a distribuire il film anche fuori dall’Italia.


Nino – Un film su Nino Rota; regia, sceneggiatura, montaggio: Walter Fasano; fotografia: Clarissa Cappellani, Camilla Cattabriga, Leonardo Mirabilia; musica: Nino Rota interpreti: Vince Mendoza, Alexandre Desplat, Caterina D’Amico, Mino Gabriele, Joe Lovano, Park Chan-wook, Michele Marvulli, Rita Pavone; voce narrante: Sting; produzione: Be Water Film , Sugar Play  Adler Entertainment; origine: Italia 2026; durata: 115 minuti.

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