Ennio: The Maestro di Giuseppe Tornatore

  • Voto
4.5

Se la colonna sonora è la cornice di un film, un biopic su Ennio Morricone dovrebbe essere una mostra di cornici che ha tuttavia il privilegio unico di avere i dipinti al seguito. Non per buongusto, o almeno ‘non solo’, ma perché la cornice è tanto avvinghiata al quadro che il tutto non è distinguibile  dalla parte e la parte del tutto. Insomma, una metonimia che unisce inestricabilmente le due arti, la quinta e la settima.

Ennio: The Maestro, per la firma di Giuseppe Tornatore, è una biografia fatta documentario che riesce nella difficile impresa di non soffermarsi sulla celebrazione ma concentrarsi invece sull’indagine di una musica in cambiamento e di un uomo che nel modificarla ha dovuto superare gli ostacoli propri del pioniere: il mondo si affeziona a un tempo, il precursore deve manometterlo per poi insegnare al mondo come affezionarvisi di nuovo.

Voleva essere altro, è invece divenuto trombettista. Inizia così la carriera di un giovane Ennio che fin da giovane si ritrova a sostituire il padre nei concerti notturni per portare a casa il pane: umiliante, ma altro non si poteva fare. C’è poi il passaggio alla scuola di composizione, tra le file di Goffredo Petrassi, dove il trombettista è il classico anatroccolo brutto, il povero in mezzo a un’arte fino ad allora in mano ai ricchi. Lì impara la storia della composizione, la devozione all’equilibrio, mentre in Germania imparerà la ricerca del caos, sulla scia di John Cage: le labbra all’interno dei bocchini della tromba non vibrano più, solo soffiano e i suoni sporchi che escono piegano la musica verso il limite, rompendolo.

Sono gli anni’60 e Ennio entra nell’RCA, casa discografica italiana. Primo arrangiamento è Il barattolo e da allora le musiche di maggior successo del periodo hanno la sua firma in calce: Sapore di sale, La fisarmonica, Abbronzatissima, Pinne fucile ed occhiali, Se telefonando.

Il passaggio successivo non può che essere uno, il cinema. Il primo è un western, Le pistole non discutono, e Sergio Leone colui che ben presto capisce come una colonna sonora non possa essere solo comparsa della pellicola, bensì uno dei comprimari della stessa; ne esce Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Morricone raggiunge il successo.

Si smarca però dal genere, lavora a oltre 20 pellicole all’anno, compone musiche per il panorama italiano, Petri Argento Bertolucci Wertmüller Bellocchio, e poi va oltreoceano, destinazione Hollywood: De Palma, Nichols, Carpenter, Joffé.

Agli oscar del 1987 la prima occasione di vincere il riconoscimento massimo: Morricone è il grande favorito con The mission di  Roland Joffé, ma la statuetta la prende Herbie Hancock per Round Midnight. Ennio manga il rospo e lo rimangerà l’anno successivo con Gli intoccabili di Brian De Palma, ancora sconfitto da favorito. Delusione? Sì. Della durata di una battuta, però, perché Ennio già sta componendo il film successivo e quello dopo ancora, due di quei 500 che musicherà nella sua carriera.

Giuseppe Tornatore s’impegna a quello che è, a tutti gli effetti, un atto dovuto, soprattutto dopo la scomparsa del  maestro. Lo fa in modo classico, alternando interviste al circondario di e al compositore stesso, inserendo spezzoni di concerti, riprese di Ennio al lavoro, alcune datate altre appena trascorse, e soprattutto cercando di indagare il processo di nascita della musica. Morricone inizia piegando un poco le dita (tromba o pianoforte?), canticchia la melodia («la mia voce non mi piace»), poi il controcanto, unisce i temi, li discosta e infine si spegne come se ogni nota in sé fosse nota ma insieme non facessero solo musica ma pure passato, e quindi ricordo indelebile. Dopotutto, il grande pregio di questo biopic è proprio questo: svelare la grandezza del compositore, far intuire la profondità del genio, cosa insomma correva in quel cervello. Secondo le parole Joffé: «God knows what he feels».

È la storia di un brutto anatroccolo dicevamo, è la storia di un compositore che ha saputo far la cosa più difficile: contaminare il passato con il presente. Il violino con la chitarra elettrica, l’orchestra con i suoni minori. Rifiutato per anni dai colleghi che ritenevano marginale la musica per cinema, e soprattutto inserire l’eredità cageriana nella melodia («Ho unito la musica tonale con quella dodecafonica»), Ennio Morricone dovrà aspettare Once Upon a Time in America (1984) prima che Boris Porena, amico e collega, gli riconosca il ruolo conquistato attraverso le strade secondarie, tutt’altro che scorciatoie, della musica classica.

Sono ancora gli anni ’80 e si dovrà aspettare degli anni prima che Ennio ammetta: «…negli anni ’80 dicevo che nel ’90 avrei smesso di fare musica per cinema, negli anni ’90 dicevo 2000 e nel 2000 ho smesso di dirmelo». L’accettazione personale e non è avvenuta, ora manca il riconoscimento, ma per quello dovrà aspettare altrettanti anni prima che un’intera industria si scusi, Oscar onorario 2007, e poi venga di nuovo sorpresa, Oscar alla miglior colonna sonora 2016.

Ennio: The Maestro è un film che deve essere visto assolutamente da chi ama la musica e da chi ama il cinema, imperdibile da chi adora entrambi. Per coloro che invece ne sono estranei, è inutile sprecare parole, almeno le nostre, ed è utile affidarci a quelle di Quentin Tarantino: «E’ una cosa fantastica: capite che Ennio Morricone è il mio compositore preferito? E non intendo un compositore qualunque, intendo uno come Mozart, come Beethoven, come Schubert».

Per il resto parola alla musica, alla sua, di Ennio.

In anteprima il 29 e 30 gennaio, qui l’elenco delle sale: https://www.luckyred.it/ennio-in-anteprima-il-29-e-30-gennaio-trova-la-sala-e-prenota-il-tuo-biglietto/

In sala dal 17 febbraio


Ennio: The Maestro – Regia: Giuseppe Tornatore; soggetto: Giuseppe Tornatore; sceneggiatura: Giuseppe Tornatore; fotografia: Giancarlo Leggeri, Fabio Zamarion; montaggio: Massimo Quaglia, Annalisa Schillaci; musica: Ennio Morricone; interpreti: Ennio Morricone, Giuseppe Tornatore, Carlo Verdone, Clint Eastwood,  Quentin Tarantino, Oliver Stone, Hans Zimmer, Barry Levinson, Dario Argento, Bernardo Bertolucci, Quincy Jones, Bruce Springsteen, Lina Wertmüller, Marco Bellocchio, Vittorio Taviani, Zucchero Fornaciari, Laura Pausini, John Williams, Enzo G. Castellari; produzione: Piano B Produzioni; origine: Italia-Belgio-Paesi Bassi-Giappone, 2021; durata: 152’; distribuzione: Lucky Red.

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