Festival di Venezia (2- 12 settembre 2026): Woman Unknown di May el-Thoukhy (Concorso)

Woman Unknown. Voto **** Grazie alla prova maiuscola della protagonista Mathilde Arcel si esce dal film della regista danese di origini egiziane May el-Thoukhy con un senso di disagio, soprattutto di fronte all’ottusità gelida degli uomini coinvolti. Trai migliori sinora visti in Concorso esibisce una eccellente messa in scena, rigorosa e all’insegna del silenzio e della tensione.

Sarà pure l’unico film in concorso diretto da una regista: ma che film e che regista! Non riesco proprio ad appassionarmi alla polemica sulla scarsa presenza di donne nella selezione ufficiale di questa Mostra. L’anno scorso ne figuravano sei in gara, quest’anno c’è solo la danese di origini egiziane May el-Thoukhy. E allora? Ripeto: il direttore Alberto Barbera ha tutto il diritto, e certo non gli avrà fatto piacere averne solo uno, di prendere per il concorso i titoli che gli sembrano all’altezza, senza troppo guardare al sesso dell’autore.

Woman Unknown è il titolo internazionale di Kvinde Ukendt, che sarà distribuito in Italia, meritoriamente, da Lucky Red, spero anche in versione originale con sottotitoli. Perché la forza del film sta anche in quella lingua.

Woman Unknown

Siamo a Copenaghen, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. I partigiani stanno regolando alcuni conti con uomini e donne accusati di aver collaborato coi nazisti invasori. Si va per le spicce, anche in Italia successe qualcosa del genere: un colpo alla testa, un pestaggio, donne rasate e spogliate, la svastica disegnata sulla pelle con vernice rossa.

Marie sta per sposare Christian, il ricco vedovo e industriale (fa guanti), per cui lavora come domestica e bambinaia. Di notte lei dorme con lui e con lui si accoppia, molto soffrendo a causa di un’infiammazione insistente che viene da lontano, per sopportarlo deve ricorrere all’oppio; di giorno si rimette “la divisa” di tata e accudisce l’infelice figlia dell’imprenditore. Per Marie il matrimonio significa diventare la signora della casa. Ma cammina sulle uova: c’è un imbarazzante segreto che potrebbe mandare tutto in frantumi e quel passato torna, dopo un incontro occasionale con un vecchio spasimante, a presentarle il conto.

Woman Unknown non esisterebbe, credo, senza la prova di Mathilde Arcel, l’impavida attrice trentenne dal viso squadrato che dà corpo – è il caso di dirlo – a questa donna ulcerata e feroce, umiliata e grintosa, oppressa e scaltra, sempre a un passo dal venir stritolata dagli eventi. Non a caso scrive la regista: «Le donne hanno spesso pagato il prezzo della guerra sul proprio corpo: attraverso il controllo, la punizione e la violenza sessuale. Purtroppo, non si tratta di un fenomeno relegato al passato».

In effetti la guerra non ha un volto di donna, per dirla con la scrittrice bielorussa Svjatlana Aleksievič. Ma il film non solo di questo parla, attraverso una messa in scena rigorosa, all’insegna del silenzio e della tensione, tra atti poco commendevoli, ipocrisie borghesi e violenze descritte con insistita precisione (quelle contro le “collaborazioniste”).

Si esce da Woman Unknown con un senso di disagio, soprattutto di fronte all’ottusità gelida degli uomini coinvolti, i ricchi e i proletari; mentre cresce il mistero attorno a questa donna appunto sconosciuta, lesta nello spogliarsi e mostrarsi nuda per aggirare i ricatti, come murata viva in un appartamento lussuoso dal quale uscire solo una volta al sicuro.


Kvinde Ukendt (Woman UnknownRegia: May el-Toukhy; sceneggiatura: Maren Louise Käehne, May el-Toukhy; fotografia: Jasper Spanning; montaggio: Rasmus Stensgaard Madsen; musiche: Mikkel Hess; scenografia: Sabine Hviid; costumi: Rebecca Richmond, Jūlija Volkinšteine; interpreti; Mathilde Arcel, Carsten Bjørnlund, Thorbjørn Hedegaard, Marina Bouras, Mia Plantin, Sofia Nolsøe, Flora Yde Sander, Mikael Birkkjær, Joen Højerslev; produzione: Nordisk Film Production (Mikael Rieks), SIA Nafta Films (Esko Rips, Madara Kalniņa), Nordisk Film Production Sverige (Johanna Bergenstråhle), Film i Väst (Kristina Börjeson); origine: Danimarca/ Svezia/ Lettonia, 2026; durata: 124 minuti; distribuzione: Lucky Red.

 

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