Festival di Venezia (2- 12 settembre 2026): Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l’amore di Federico Francioni, Samuele Sestieri (Giornate degli Autori – Notti veneziane)

Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l’amore Voto ***(*) La vita vera di un’attrice persa tra i suoi mille riflessi di finzione, una città distratta, la dittatura alienante dell’immagine artificiale.

Un celebre haiku del poeta errante giapponese Kobayashi Issa riposa nella memoria bambina di Chiara (Carlotta Velda Mei), attrice sul viale dei quaranta, e risorge attraverso le parole di un padre fantasma fattosi carne attraverso lo schermo di un cellulare. Da qui, se proprio dobbiamo cercare un punto di partenza in un film,  Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l’amore, che pervicacemente non mette punti né prevede un inizio e una fine, entriamo nel lungometraggio diretto a quattro mani da Samuele Sestieri e Federico Francioni che è oggetto da maneggiare con cura e sul quale riflettere.

E non solo per quel che riguarda la sua natura ibrida, che lo è, in primo luogo, in quanto capace di coniugare due poetiche assai differenti. In Si sveglia e sbadiglia… c’è – ci sono in egual misura – naturalmente il disincanto fantastico di Sestieri che è costante ricerca della favola (I racconti dell’orso) e simbolico viaggio interiore (Lumina), così quanto c’è Francioni, la precarietà dello sguardo (come quelle città cinesi distrutte e ricostruite in pochi giorni in barba ai luoghi e alla memoria: The first shot), gli spazi angusti di solitudini dentro habitat smisurati (Rue Garibaldi). Questa fusione produce una moltiplicazione di storie, racchiuse in tre mesi di vita di Chiara, che come la Chiyoko Fujiwara di Millennium actress del mai sufficientemente compianto Satoshi Kon, entra ed esce dalla finzione al reale e viceversa, impersonando ogni giorno un nuovo femminile che alla sera torna alla sua forma basica, isolata, distante anni luce da una soddisfacente interezza.

Si sveglia e sbadiglia
 Carlotta Velda Mei

Di frammentazione pulsa Si sveglia e sbadiglia… che mette in costante primo piano una vita che il resto del mondo fatica a mettere a fuoco, a vedere, quando sono proprio lo sguardo e l’attenzione – in questi tempi sfuggenti – la prima forma di cura e amore. E Chiara si muove in una Roma più che mai distratta, non ha un centro, ma torna a uno studio di registrazione dove incide, pezzo a pezzo, una specie di audiolibro de Il diario di Eva di Mark Twain, che le ricorda come tutto, paradossalmente, emani da lei, la prima creatura del Giardino dell’Eden: il nome delle cose, lo stupore della natura, il significato dell’amore. Ma Chiara non stringe in pugno nulla, sopraffatta da un mondo sempre acceso, dove gli “artigiani della felicità” creano impalcature di intelligenza artificiale che con un click possono spazzare via l’intero skyline dell’esistenza.

Sestieri e Francioni trascinano la propria attrice in Si sveglia e sbadiglia… nelle secche di un quotidiano in cui la comunicazione non può prescindere da un filtro che, laddove non è una maschera, si fa schermo; che pone una parete di vetro tra lo spettatore e i suoi protagonisti (emblematica la scena in cui Chiara comunica la propria gravidanza al compagno che con pochi gesti si libera della loro relazione) inibendo l’audio, e dunque la comprensione, del momento; che confonde un bacio sul set con la possibilità di viverne uno fuori dallo sguardo curioso di una direzione fuoricampo. C’è, in questo senso, precisamente al centro del film, una lunga scena in discoteca.

Qui, la finzione sembra piegarsi all’indagine sociologica, come fossimo, di getto, sbattuti in una balera pasoliniana da Comizi d’amore. Solo che stavolta, ad essere intervistati, sono molti (veri) attori della critica cinematografica, aspiranti attori e comparse, persone che hanno a cuore lo statuto dell’immagine. Il loro spaesamento è palpabile: la macchina da presa è diventata superflua perché riuscire a guardare in modo diverso è sempre più un’utopia. Siamo diventati “cavalletti”, sorreggiamo la visione di qualcun altro che ragiona in maniera industriale, che moltiplica, rassicurante, la stessa palette di colore, che non ha più alcun interesse per lo spessore dello sguardo.

Si sveglia e sbadigliaEppure Chiara è corpo e sangue, anela a una tridimensionalità restando incinta, ride e piange in primo piano, senza mezze misure, ha dentro il furore e la rabbia di questi tempi veloci e inafferrabili, sa di essere all’origine di tutto. C’è una Voce (Stefano Andrea Macchi) in Si sveglia e sbadiglia… che non fa che carezzarla, manco fosse il Creatore di The Truman Show.

Egli osserva dall’alto, ma ha smesso di essere un dio caritatevole, in realtà emette un costante ronzio: è l’epoca dei droni, questa. Delle riprese dall’alto che vorrebbero abbracciare l’umanità, ma che ne certificano  – e spesso contribuiscono fattivamente – al suo annientamento. Stra-vedere per non riconoscere nulla, è questo il rischio di un’immagine che non dirigiamo più, ma che ci dà la caccia, ci bracca in un bosco come fossimo prede, ci fa sbandare e uscire di strada.

Come salvarsi, come restare in piedi, oggi? Giorno dopo giorno – semplicemente – permettendo agli amori morti di morire definitivamente, chiudendo gli occhi un momento per sentire che siamo ancora un corpo unico e dunque una storia diversa, guardando l’obiettivo dritto al centro e poi voltarsi e chiudersi una porta alle spalle.

C’è differenza tra una vita normale e una straordinaria? Si sveglia e sbadiglia… pone il dilemma e, vivaddio, fa cinema.


Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l’amoreRegia e sceneggiatura: Federico Francioni, Samuele Sestieri; fotografia: Matteo Delia, Andrea Sorini; montaggio: Federico Francioni, Samuele Sestieri, Fabio Bobbio; scenografia: Brunella De Cola; interpreti: Carlotta Velda Mei (Chiara), Stefano Andrea Macchi (Speaker), Alessandro Colombo (Elia),Laura Sinceri (Laura), Fabrizio Ciavoni (Fabrizio), Laura Nardi (Madre di Chiara), Nikolai Selikovsky (Nikolai), Mauro Santini (Padre di Chiara); produzione: Mario Cattaneo in associazione con Hubris Pictures; origine: Italia, 2026; durata: 130 minuti.

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