Un peu avant minuit. Voto ***. Sulla scia del precedente Il mistero del profumo verde (2022) Nicolas Pariser pone sul piatto del suo nuovo film questioni enormi – la crisi di una generazione, la crisi del maschio tradizionale, la demistificazione del desiderio e dell’incontro sentimentale – senza avere risposte, lasciando aperte le domande e suggerendo la possibilità, non così inattuale, di non capire niente, una volta di più.

Léo Saragossi (Melvil Poupaud) in Un peu avant minuit è un bell’uomo di quarantanove anni che arriva a Parigi dall’Est della Francia di passaggio verso l’Italia dove deve presenziare alla lettura del testamento di Daniele Dominici, suo padre biologico, che non ha mai conosciuto. Un contrattempo lo obbliga a fermarsi a Parigi per una settimana. Ne approfitta per vedere sua figlia Emma (Clara Pacini), diciannovenne dalle idee chiare, che studia in una scuola d’arte ma la sente stretta in un momento storico in cui tutto è fragile e gli equilibri sociali vacillano sotto le minacce di bombe atomiche e la repressione di chi non la pensa come i più.
Léo raggiunge la ragazza in un parco e si scambia con lei impressioni e riflessioni sull’amore, la vita, la morte. L’uomo ha una visione del passato autoindulgente, confessa di restare insieme a Miriam, l’attuale compagna con la quale vive nella Francia orientale, per comodità, perché è più facile rimandare, non mettersi in gioco, sorridere facendo buon viso a cattivo gioco.
La figlia lo interroga sul nonno italiano, sulla nonna, sulla sua nascita in seguito alla loro breve avventura: lui uno straniero di passaggio a Parigi, lei bellissima quasi quarantenne con desiderio di maternità. Emma non condivide l’atteggiamento giustificatorio del padre, riguardo alla cosa ha una posizione molto dura: immagina una prevaricazione da parte dell’uomo maturo nei confronti di una bellissima francese più giovane, non lascia spazio a un’altra verità che non sia la sua, di giovane donna contemporanea femminista attivista.
Non mi innamorerò mai al punto da farmi sopraffare dall’immaginario di un uomo.
Léo decide di passare a trovare i vecchi amici che abitano in città e che non vede mai, al suo pari qualcuno è insoddisfatto e non ha trovato un posto nel mondo, altri più realizzati vivono nell’ombra del passato reinventandolo: François ha scritto una serie sul giornale in cui lavoravano in gruppo, scrivevano solo uomini ma erano circondati da giovani e belle stagiste che in qualche reputavano muse, che tenevano in redazione senza dare loro possibilità di esprimersi in prima persona.
Parlano di quegli anni, un vecchio amico del gruppo, Luc, è accusato di stupro da cinque donne, alcune risalenti a venti anni fa ma altre degli ultimi anni. Gli amici lo ricordano come uno ossessionato dalle donne ma nulla di minaccioso ai loro occhi. Come dice la figlia: A quei tempi il concetto del consenso non andava di moda.
In una città col coprifuoco in periferia, gli agenti antisommossa pronti agli angoli delle strade, sirene e lampeggianti che costellano la notte parigina, Léo passeggia con Éleonore (Léonie Simaga), moglie di Alexandre, appena conosciuta, e si confronta col suo passato, la sua visione dell’amore, stretto dai sentito dire della donna che non lo ha mai conosciuto ma che sa che faceva parte dell’Orda, come venivano chiamati spregiativamente dalle donne che gravitavano marginalmente il giornale.
Léo dice di essere stato innamorato alcune volte nella vita, di non aver mai vissuto con sua figlia, di aver capito a un certo punto che non avrebbe mai scritto un romanzo e si è accontentato di insegnare. Éléonore parla del fatto che, con gli anni, è andato perso il desiderio, schiacciato dal peso degli obblighi, matrimoni, figli. Ma Léo no, ha avuto pochi obblighi, ha fatto le scelte che ha voluto. Ricorda i tempi di allora: Con Armelle abbiamo avuto una storia ridicola, Tina è stata la mia musa. (Tina è interpretata dalla bellissima Golshifteh Farahani)

La donna non può ascoltare quelle parole, stridono alle sue orecchie, non sono più possibili nel mondo attuale.
Stavo per trovarti simpatico ma ora mi sei meno simpatico. Comunque la tua storia ridicola ora è un deputato.
Lui ha visto la foto sulla copertina di una rivista.
Éléonore gli fa la lezione:
Non si scopa con le stagiste e non esistono le muse. Gli uomini intelligenti sono in grado di capire che si sono comportati da stronzi tutta la vita – alludendo al fatto che potrebbe essere arrivato per lui il momento di chiedere alle sue ex come hanno vissuto la storia d’amore con lui. Insiste fino al punto di convincerlo: l’indomani, facilmente, gli trova il numero di telefono di Armelle Decker (Anaïs Demoustier), deputata socialista. Pranzano insieme.
In politica c’è la delusione o la violenza, come in coppia. La democrazia subirà un eclisse, è la fine di un ciclo, è la fine del mondo che conosciamo.
Armelle è sicura di sé senza essere strafottente, è impegnata, lucida, tranquilla nei confronti di lui e di come era nel passato.
All’epoca il femminismo non era il vostro forte, le donne erano carne fresca, era come la pioggia, bisognava proteggersi dai più pericolosi come Luc.
Léo si fa coraggio e le chiede della loro storiella del cavolo, come la chiama. È consapevole che, sebbene si sentisse uno sfigato, era in una posizione di potere e vuole sapere come si sentiva lei. La donna è chiara come uno schiaffo: All’epoca mi sembrava normale, oggi no. Non sono stata a pensarci su. Sei tu che ci devi riflettere. Anche adesso resti così, dalla tua parte: tu pensi di essere al centro di tutto.
Spostare il punto di vista, fare pace col fatto di essere messo di lato, il cambiamento degli equilibri tra uomini e donne, fare i conti col passato e decidere cosa fare del resto della vita, accettare la propria storia personale confrontata con quella dei propri genitori, il protagonista di Un peu avant minuit si trova a uno snodo della vita – sta per compiere cinquant’anni, ha perso il padre, vent’anni dopo aver perso la madre – da cui deve uscire indenne, in salute, quanto meno salvo: è la posizione del regista, coetaneo che si interroga sulla sua generazione e sul posto che occupa l’uomo nel mondo contemporaneo.
Le passeggiate con donne che hanno più o meno importanza nella sua vita in una città quasi militarizzata, la rivolta civile sempre più pressante, gente in piazza, lacrimogeni, poliziotti a cavallo, Emma militante appassionata che non ha paura di niente: Léo è in crisi come uomo, come padre, come figlio in Un peu avant minuit . Nell’arco della settimana parigina non risolverà molto, ascolterà molto, metterà in dubbio posizioni consolidate e proverà a accettare la vita mancata della madre.
Nicolas Pariser scrive in Un peu avant minuit un ruolo addosso al corpo fisico di Poupaud, con cui condivide l’età anagrafica, omaggia Jean Eustache e François Truffaut (catapulta Léo sul set di una serie su un momento della propria vita, ascolta un attore che interpreta il suo ruolo e gli sente ricevere battute fulminanti:
Non sarai mai un editore, sei velleitario, non tiri fuori le palle, non riesci a scrivere un libro), pone sul piatto questioni enormi – la crisi di una generazione, la crisi del maschio tradizionale, la demistificazione del desiderio e dell’incontro sentimentale – senza avere risposte, lasciando aperte le domande, suggerendo la possibilità, non così inattuale, di non capire niente, una volta di più: Crediamo che tutto arrivi troppo tardi ma non è vero.
Un peu avant minuit è un Grande freddo versione parlata, con attenzione ai dialoghi – fitti e intellettuali – un cinema di parola più che d’azione, in cui l’attenzione deve restare alta, la partecipazione richiesta allo spettatore è quella che più preferisce: ascoltatore passivo, ascoltatore coinvolto e identificato, osservatore che registra gli spostamenti del cuore, organo al momento non al centro del discorso. Una sceneggiatura serrata, densa di snodi, a tratti cerebrale ma intensamente riflessiva e che induce alla riflessione e al confronto.
Vorrei fossimo in un mondo dove esistesse ancora un luogo dove esiliarsi – dice Giulia (Chiara Mastroianni), sorellastra conosciuta a Ferrara per la lettura del testamento. Il mondo cade, la vita personale traballa, cosa resta? Un po’ prima di mezzanotte forse Léo lo capirà.
Un peu avant minuit – Regia e sceneggiatura: Nicolas Pariser; fotografia: Julia Mingo; montaggio: Christel Dewynter; musica: Benjamin Esdraffo; interpreti: Melvil Poupaud, Chiara Mastroianni, Anaïs Demoustier, Golshifteh Farahani, Léonie Simaga, Clara Pacini, Micha Lescot; produzione: Bizibi, Dimanche Soir; origine: Francia, 2026; durata: 111 minuti.
