Festival di Venezia (2- 12 settembre 2026): Company di Casey Affleck (Concorso)

Company. Voto *** . Un western quasi gotico per la terza prova dietro la macchina da presa di Casey Affleck dal risultato un po’ altalenante. 

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Qualcuno forse ricorda un grande film, I compari (McCabe & Mrs. Miller, 1971) di Robert Altman, che veniva introdotto e accompagnato da The Stranger Song di Leonard Cohen? Qui purtroppo non siamo agli stessi eccelsi livelli ma forse qualche suggestione da quel capolavoro dei lontani tempi della Nuova Hollywood si ritrova in questo Company, terza regia dell’attore-regista Casey Affleck, che aveva presentato, Fuori concorso, al Lido a suo tempo, nel 2010, il suo primo lavoro dietro la mdp, il mockumentary Joaquin Phoenix – Io sono qui!

Questa volta a introdurre la figura misteriosa che apre Company, è invece, una canzone altrettanto celebre, quella folk rock di Bob Dylan Shelter from the Storm pubblicata nel 1975 all’interno dell’album Blood on the Tracks. In essa si racconta una storia di sofferenza, ricerca e salvezza dove il protagonista affronta un mondo difficile e freddo. Una donna misteriosa gli offre aiuto e un rifugio sicuro contro le avversità della vita (“la tempesta”). Ma alla fine, però, l’equilibrio si rompe e il protagonista perde questo rifugio, ritrovandosi di nuovo solo. Beh, parecchio di quanto poeticamente canta Dylan, lo vediamo narrato e tradotto in immagini nel nuovo film di Casey Affleck.

Company inizia, appunto, nel 1975, guarda caso l’anno del song di Dylan di cui si diceva, e in una fredda atmosfera invernale – non c’è una tormenta neve ma piove a dirotto. Nell’incipit, un misterioso personaggio di nome Evelyn (Caylee Cowan) si presenta, non invitata, ad una festa in periodo natalizio dove viene fatta accomodare. Messasi comoda, ad un piccolo gruppo di ascoltatori, inizia a racconta la storia di Tom (Nick Nolte), un signore anziano e barbuto che mezzo secolo prima nel 1953 aveva accolto una donna rimasta bloccata durante una bufera di neve in Colorado. Dopo poco, durante la notte, la donna che sembrerebbe una attrice, rievoca a sua volta un’altra storia più lontana nel tempo, che si direbbe, si svolga fine Ottocento-inizio Novecento: quella di una coppia di farmer (Adelaide Clemens e Scoot McNairy) che prendono a servizio come guardiano nella loro fattoria Caleb (Atticus Affleck, uno dei figli del regista), un giovane vagabondo dall’aria tormentata e vagamente inquietante. Nella zona si diffonde il terrore per una serie di efferati omicidi dove agli uccisi viene strappato via il cuore e un agricoltore della zona, interpretato da Ben Mendelsohn di nome Kleinschmidt, è quello che percepisce da subito la minaccia e il carisma sinistro portati da Caleb.

Company
Adelaide Clemens e Atticus Affleck

Alternando i tre piani temporali di cui si è detto, si giunge, poi, al turning point finale, ad un colpo di scena (da non rivelare) in cui dal western crepuscolare si passa ad un western/thriller gotico, sino alla conclusione in cui, ci sembra, manca la chiusura finale della vicenda narrata da Company. Giudicherà, comunque, lo spettatore.

Nell’intrecciare le storie di generazioni diverse, Company vuole rappresentare una meditazione sul lutto, sulla vendetta, sul perdono e sui silenziosi gesti di compassione in grado di sanare anche le ferite più profonde. Ci riesce? A tratti sì, altre volte meno.

Sulla base di una sceneggiatura, scritta a quattro mani dal regista tuttofare (lo si ritrova presente nei credits in numerosi ruoli) insieme a Ron Hansen, Company deve gran parte del suo (discutibile) fascino, oltre che ad una certa tensione narrativa creata dall’alternanza e dai passaggi dei tre piani temporali, alla resa, spesso efficace, di un’atmosfera di attesa, dilatata e rarefatta. Che viene esaltata dai paesaggi innevati del Canada che isolano e esaltano i personaggi sia fisicamente che psicologicamente. A ciò contribuisce l’efficace fotografia del film firmata da molte mani (mai visto un numero tanto alti di nomi di Dop che compaiono nei crediti, anche quello dello stesso Affleck), e dalle interpretazioni di un cast corale, guidato dalle prove solide del veterano Nick Nolte o da Ben Mendelsohn – ma anche il giovane Atticus Affleck non se la cava male.

Nonostante che Company, esibisca una certa intensità drammatica e attoriale, dando corpo a figure tormentate in cerca di una difficile redenzione o di una vendetta tardiva, alla fine il risultato – come si anticipava – non convince del tutto. Nel cercare di arrivare ad un’esperienza cinematografica ipnotica, capace di unire il fascino del mistero ad una moderna, dolorosa introspezione psicologica, il film si perde a tratti per strada, risultando quasi un’opera un po’ presuntuosa. Per me “voglio ma non ci riesco”, ma giudicherà prima la Giuria del Festival e poi il pubblico quando arriverà nelle sale come immaginiamo.


Company – Regia: Casey Affleck; sceneggiatura: Casey Affleck, Ron Hansen; fotografia: Masanobu Takayanagi, Lachlan Milne, Adam Arkapaw, Marcell Rév, Holger Jungnickel, Joaquin Baca Asay, Noah Fallis, Casey Affleck; montaggio: Leslie Jones, Radek Sienski, Julie Monroe, Casey Affleck; musica: Daniel Hart; scenografia e costumi: Stefania Cella; interpreti: Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens, Scoot McNairy, Emily Alyn Lind, Caylee Cowan, Atticus Affleck, Indiana Affleck; produzione: Image Nation Studios (Ben Ross), Spooky Pictures (Steven Schneider, Roy Lee, Rami Yasin), Rabbits Black (Ronnie Exley, Jeremy Ross), Artists Equity, Casey Affleck, Catherine Caylee Cowan, Dan Lawler, Sean Patrick O’Reilly, K. Asher Levin, Enzo Marc, Anthony Katagas, Sienna Oberman; origine: Canada/Usa, 2026; durata: 92 minuti.

 

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