Festival di Venezia (2 – 12 settembre 2026): El fantasma di Ignacio Masllorens e David Lamelas (Giornate degli Autori – Evento speciale)

El fantasma. Voto ***(*). Chiamato a realizzare un documentario sul suo maestro prematuramente scomparso, un vecchio artista concettuale finisce per sottrarre il progetto alla committenza. Un irriverente manifesto di sabotaggio industriale targato dal collettivo di “El Pampero Cine” (si veda ad esempio Trenque Lauquen di Laura Citarella) contro le logiche del managerialismo artistico.

Il regista in El fantasma contempla incantato il soggetto che sta riprendendo. Alle sue spalle, la produttrice si distrae un istante per consultare lo smartphone e comincia a discutere con il committente delle modalità di erogazione del compenso. Intanto, il soggetto ripreso, un’accademica d’arte intenta a ricostruire la collocazione storica dell’oggetto delle riprese (l’avanguardista argentino Rubén Santantonín), con la sola forza dell’erudizione riporta l’anziano regista a un tempo vissuto, fino a commuoverlo. Su un impianto da satira televisiva del mondo dello spettacolo si innesta così il dramma autobiografico di un uomo che, spinto dalle circostanze, sente il bisogno impellente di imprimere la propria visione sul prodotto filmato.

Le premesse, in effetti, non differiscono da quelle di un episodio qualsiasi di 30 Rock: una ricca committente offre a due giovani menti brillanti e ambiziose un’occasione lautamente remunerata, all’unica condizione di affidare la regia a un anziano artista che, com’è facile prevedere, si rivelerà di indole del tutto opposta. Anche formalmente, l’estetica di El fantasma sembra inizialmente adeguarsi ai codici della sitcom, con i suoi serrati campi e controcampi, il montaggio clinico, le battute pronte.

A deviare il flusso televisivo interviene però la materia documentaria, la sensazione di trovarsi di fronte a una realtà precisa: quella di un artista di vecchia scuola che vuole inscrivere la propria autorialità all’interno di un prodotto industriale, e quella di un nuovo managerialismo artistico che procede spedito in modalità autopilota, convinto che il proprio lavoro sia già pienamente compiuto nel momento in cui il progetto è stato impostato secondo gli standard corretti.

Il filmato commissionato dovrebbe servire a presentare (ma sarebbe meglio dire addomesticare) al pubblico odierno dei musei d’arte contemporanea un artista dimenticato, così da integrarlo nel canone artistico. Un’operazione di per sé paradossale, considerato che lo stesso Santantonín, poco prima di morire, aveva scelto di incenerire le proprie creazioni (o “cose”, come preferiva chiamarle).

Sottratto progressivamente alle mani dei produttori-manager, il filmato si trasforma in El fantasma piuttosto nella pagina bianca su cui annotare non solo una memoria personale, ma anche gli interrogativi sulla creazione artistica e sull’autorialità. Interrogativi scritti a caratteri cubitali nei propri quaderni da David Lamelas, allievo di Santantonín e per un breve periodo dedito alla sperimentazione cinematografica, su cui tutt’al più indugia Ignacio Masllorens, la vera mente dietro questa messa in scena, già autore di accorati omaggi in presa diretta ad artisti come Martin Blaszko e Hugo Santiago.

Collaboratore di lunga data di El Pampero Cine, Ignacio Masllorens sposa diligentemente la poetica del collettivo argentino, esibendo le condizioni materiali della propria produzione; a differenza del sodale Mariano Llinás, preferisce tuttavia eclissarsi in El fantasma dietro il proprio soggetto. Il principio da cui muove il progetto rimane però analogo a quello di alcuni lavori di Llinás (si pensi a “Corsini interpreta a Blomberg y Maciel): riscoprire un modo di produzione alternativo, una prassi artistica antitetica alle forme oggi industrialmente accettate, non ritirandosi dal sistema, bensì operandovi dentro per sabotarlo. El Fantasma

Producendo, come spesso accade nel cinema di El Pampero, la propria autocritica, El Fantasma finisce per pensarsi come un thriller. Solo che l’oggetto del sabotaggio, il progetto stesso, non è mai stato sottratto allo sguardo dello spettatore, ma soltanto a quello dei produttori. Si assiste così alla paradossale situazione finale di una spiegazione del piano già ampiamente condivisa con chi guarda, come se anche lo spettatore fosse stato tra i complici del sabotaggio.

Una spiegazione che non ricompone affatto l’oggetto, perché arriva dopo aver talmente ampliato la prospettiva da sfocarlo, impedendone la piena leggibilità. D’altra parte, non tutti gli artisti chiedono la leggibilità o l’inclusione in un canone; ve ne sono alcuni che scelgono di rimanere sorgenti inaccessibili, capaci di sprigionare energia proprio attraverso la propria sottrazione. Così, quando infine sullo schermo compaiono le immagini del lascito artistico di Santantonín, non si ha davanti l’opera, ma, appunto, “giusto delle immagini”: la creazione artistica continuerà a bruciare nel proprio enigma, alimentando la centrale energetica dei poeti.


El fantasma – Regia: Ignacio Masllorens, David Lamelas; sceneggiatura: Agustín Mendilaharzu, Walter Jakob, Ignacio Masllorens; fotografia: Verónica Balduzzi, Ignacio Masllorens; montaggio: Ignacio Masllorens, Sofía Di Paola; musica: Gabriel Chwojnik, Ustym Petrovych, Gregor Quendel; suono: Leonardo Cardemil; interpreti: David Lamelas, Constanza Feldman, Victoria Baldomir, Carmen Iriondo, Manuel Atwell, Luís Felipe Noé, Marta Minujín, Leopoldo Maler; produzione: Laura Citarella per El Pampero Cine, El Rayo Verde; origine: Argentina, 2026; durata: 96 minuti.

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