Un po’ di luce di Ali Asgari (2026)

Un po’ di luce. Voto: *** Ali Asgari  ci racconta l’ultimo giorno di un medico iraniano deciso a togliersi la vita, tra crisi economica, incertezza politica e la minaccia concreta di un attacco statunitense.

Ali Asgari era arrivato alla Mostra di Venezia 2026 con il suo sesto lungometraggio,  il primo ammesso al Concorso principale del festival, dopo un percorso costruito quasi interamente sul Lido e nei grandi festival europei: l’esordio Disappearance (Orizzonti 2017), Until Tomorrow (Berlinale 2022), Terrestrial Verses (Un Certain Regard a Cannes 2023), il documentario Higher Than Acidic Clouds (IDFA 2024) e Divine Comedy, presentato a Orizzonti 2025.

Un po’ di luce racconta la giornata di un medico iraniano (Misagh Zareh, già protagonista de Il seme del fico sacro) che, dopo un arresto costato la chiusura del suo ambulatorio per aver curato dei manifestanti, decide di togliersi la vita. Prima di farlo, sceglie di trascorrere un ultimo giorno con fratelli, sorelle e madre, cercando di prepararli alla propria assenza, sullo sfondo di un paese logorato da crisi economica, incertezza politica e minaccia di guerra. Per usare le parole dello stesso Asgari, non è “un film sul dolore, ma sui legami invisibili che rendono la vita degna di essere vissuta”.

Il tema, del resto, non è nuovo al cinema iraniano, basta ricordare Il sapore della ciliegia di Abbas Kiarostami, Palma d’Oro a Cannes nel 1997, dove un uomo gira per la periferia di Teheran in cerca di qualcuno disposto a seppellirlo dopo il suicidio pianificato per quella notte, in un film che lascia il finale volutamente ambiguo sulla sua sorte. Rispetto a quel modello, Asgari in Un po’ di luce sceglie una struttura più lineare e affettiva: non l’erranza solitaria di un uomo tra sconosciuti, ma il congedo diretto dalla propria famiglia, un ultimo giorno costruito sui legami più che sull’attesa.

Un po’ di luce  arriva anche con un’urgenza tutta contemporanea, che va oltre la semplice ambientazione. I personaggi vivono nel timore concreto di un possibile attacco statunitense, e il film non fa nulla per nasconderlo, includendo battute dirette su Trump, scritte e girate mentre la minaccia era, ed è tuttora, di stringente attualità. Non è quindi un contesto evocato in astratto, ma il presente vissuto sulla propria pelle da chi Un po’ di luce  lo ha scritto e diretto, e questo aggiunge un peso specifico che va oltre la pura vicenda familiare raccontata.

Un po' di luce
    Ali Asgari

Nonostante la durata da film classico, 87 minuti, Un po’ di luce si rivela sorprendentemente lento, quasi in contraddizione con la brevità del proprio formato. La premessa di partenza è delicata e potenzialmente molto forte, ma fatica a risultare del tutto convincente, non si avverte fino in fondo, nel protagonista, la determinazione reale a togliersi la vita, il che indebolisce la tensione emotiva su cui l’intero film dovrebbe reggersi.

Il pregio più evidente di Un po’ di luce  sta nella capacità di restituire una certa leggerezza nonostante la drammaticità della condizione iraniana, senza mai scadere nel cinismo o nella superficialità. In questo senso funzionano bene alcune battute, comprensibilissime nel loro bersaglio, su Donald Trump, anche se il film ne abusa leggermente: superata la soglia dell’efficacia comica, iniziano a risultare ridondanti, quasi ce ne fosse qualcuna di troppo rispetto al necessario.

Sul fronte della recitazione, Un po’ di luce  mostra qualche limite proprio nei momenti che dovrebbero pesare di più, come quando il protagonista comunica ai fratelli la propria intenzione. La resa è un po’ meccanica, priva della scossa emotiva che quella confessione dovrebbe portare con sé.

Nel complesso, Un po’ di luce resta un film dolce e semplice, capace di empatia e di momenti di autentica leggerezza, ma che non riesce a decollare fino in fondo.

Martedì 29 settembre al Greenwich di Roma alle ore 19 e alle ore 21 proiezione e incontro con il regista Ali Asgari. Modera l’incontro Shervin Haravi.
In sala dal 1 ottobre 2026.


Un po’ di luce (A Bit of Light/Kami Nour) – Regia: Ali Asgari; sceneggiatura: Ali Asgari, Shadmehr Rastin;  fotografia e montaggio: Iman Tahsin: musica: Navid Divan; interpreti: Misagh Zareh, Sadaf Asgari, Forouzan Jamshidnejad, Ramtin Daghigh, Mina Rahimzadeh; produzione: Seven Springs Pictures (Milad Khosravi), Sunny Independent Pictures, Zoe Films, Good Measure Productions, Haurvatat Film, MeMo Films, Salt for Sugar Films; origine: Iran /Svizzera /Italia /Canada/ Turchia, 2026; durata: 87 minuti; distribuzione: Teodora Film (Italia).

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