Albatros

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Xavier Beauvois (1967) esordisce in concorso alla Berlinale con un film tutto sommato di qualità intitolato Albatros , mentre il titolo internazionale suona Drift Away , come dire “alla deriva”. La deriva è quella che prende la tranquilla esistenza del protagonista Laurent, interpretato dallo straordinario attore belga Jérémie Renier, che si candida immediatamente all’Orso d’Argento.

Siamo in Normandia, a Étretat, paese di mare, con porto turistico e meravigliose scogliere nei dintorni e Laurent fa il poliziotto con perizia, saggezza e mestiere. Verrebbe da dire: quasi per aggiungere un po’ di adrenalina a questa vita così priva di autentici colpi di scena, propone alla compagna Marie con cui ha fatto una figlia carina carina (la giovane attrice di cognome si chiama Beauvois e dunque ha tutta l’aria di essere la figlia di Xavier) di sposarsi, insistendo anche che Marie indossi l’abito bianco, anche se la fidanzata molto casual non più giovanissima e un pochino sovrappeso non stravede all’idea. La grande passione, un po’ inespressa, di Laurent è la barca a vela, promessa di un altrove che probabilmente non verrà mai; d’altra parte il padre di Laurent è morto facendo naufragio, come racconta la nonna alla nipotina Paulette. Mentre al figlio regala il veliero modello che si chiama come il film, un tempo appunto appartenuto al padre. Eredità pesante.

Fra i numerosi casi che il protagonista si trova a trattare c’è anche quello di un allevatore che pur avendo ottemperato alle prescrizioni per una produzione biologica, è ancora in attesa dei fondi EU, al pari di molti altri suoi colleghi (delle proteste sempre più imponenti degli allevatori normanni ne parlava anche Michel Houellebecq nel suo ultimo romanzo Serotonina). Julien, questo il nome dell’allevatore, finisce per sbarellare e per impedire che si uccida Laurent gli spara a una coscia provocandone tuttavia involontariamente la morte per dissanguamento. Da quel momento la vita di Laurent entra in una profondissima crisi di identità, ben superiore a quanto ci potremmo aspettare, tenuto conto che in fondo di mestiere fa il poliziotto e che cose del genere è più probabile che capitino a uno come lui piuttosto che a chi di mestiere le pistole non le maneggia affatto. Laurent che, come candidamente ammette, fin qui non aveva sparato neanche un colpo, cade in depressione, non parla più e a un certo punto decide di prendere la barca e partire, lasciando anche le acque territoriali francesi e dunque contravvenendo alle imposizioni del magistrato. Non raccontiamo la fine, molto bella e molto poetica, e per certi aspetti sorprendente, convinti che il film potrebbe arrivare in Italia, del resto Beauvois è già stato distribuito già alcune volte nel nostro paese.

Forse questo film non è il suo più originale, ma Albatros è un onestissimo film provinciale (che qua e là vira verso il film di genere, verso il polar, non sono le sue parti migliori, va detto); è in primo luogo un film familiare, un film psicologico sull’identità e probabilmente anche sui traumi magari solo vagamente accennati che gli individui, senza saperlo, si portano dietro. Nel caso di Laurent, al di là del trauma e del dolore causato dall’omicidio (preterintenzionale, involontario, accidentale che dir si voglia), appare evidente che la sua vita ruota e ruotava intorno all’inconscia paura di fallimento, originata – non c’è dubbio! – dal naufragio del padre. Una (altra) piccola cosa che in Albatros non convince, pur certamente aumentandone il gradiente di empatia, è verso la fine l’utilizzo di musica extradiegetica: Giovan Battista Pergolesi (Stabat Mater, what else?) e Gabriel Fauré (Requiem, what else?).


Albatros – Regia: Xavier Beauvois; sceneggiatura: Xavier Beauvois, Frédérique Moreau, Marie-Julie Maille; fotografia: Julien Hirsch; montaggio: Marie-Julie Maille, Julie Duclaux; interpreti: Jérémie Renier (Laurent) Marie-Julie Maille (Marie); Victor Belmondo (Quentin); Iris Bry (Carole); Geoffrey Sery (Julien); Olivier Pequery (Pierre); Madeleine Beauvois (Poulette); produzione: Les Films du Worso, Parigi origine: Francia; 2020; durata: 115’.

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