Better Man di Michael Gracey

Per quelle strane fatalità del destino cinematografico, a distanza di un mese o quasi l’uno dall’altro escono due singolari, inconsuete biopic di importanti musicisti/cantautori che hanno segnato, anche se in maniera diversa, la storia contemporanea della musica: l’americano Pharrell Williams e l’inglese Robbie Williams. Praticamente coetanei – uno è del 1973, l’altro del 1974 -, entrambi hanno cominciato a far parlare di se stessi da giovani per intraprendere poi due diverse prestigiose carriere da solisti. La particolarità non sta tanto, ovviamente, che si raccontino le vicende di importanti musicisti – cioè è accaduto milioni di volte in passato – bensì nel modo come ciò sia stato realizzato: il primo sotto forma di un Lego-movie, Piece by Piece, per la regia di Morgan Neville,  l’altro invece sì in un film tradizionale di finzione ma con il protagonista, interpretato da Jonno Davies (e la voce dello stesso Robbie Williams – non poteva essere altrimenti), trasformato in uno scimpanzè/uomo tramite le incredibili magie della computer-generated imagery (CGI). Qual è la ragione di tale scelta, piuttosto audace, voluta da Michael Gracey alla sua seconda prova dietro la mdp dopo The Greatest Showman (2017)? Forse anche perché nella precedente prova il regista australiano aveva realizzato una biografia in parte musicale sul fondatore del Circo Barnum ma soprattutto per la chiave di lettura della figura di Robbie Williams con cui gli sceneggiatori, tra cui lo stesso Gracey, hanno inteso rendere la parabola di quello che è stato il solista di maggior successo di tutti i tempi in Gran Bretagna con vendite superiori a 21 milioni di album e a 9 milioni di singoli nel proprio Paese.

La vita mi è apparsa agli occhi come l’esecuzione di un numero da funambolo senza l’imbracatura di sicurezza” – ha dichiarato il cantante. “Sento di poter cadere in qualsiasi momento e molte volte lo faccio. Quando Michael mi ha proposto di essere interpretato da una scimmia ho sentito l’audacia della scelta ma allo stesso tempo ho capito che dovevamo andare avanti…”

E così è stato, per seguire come da copione, ascesa, caduta e risurrezione della superstar del pop britannico. Come in un viaggio nel tempo, seguiamo allora un bambino dall’infanzia infelice a Stoke, una città nella contea dello Staffordshire, e dai problemi edipici con il padre Peter (Steve Pemberton), proprietario di un pub e intrattenitore anche lui che poco però si curava del figlio; poi da adolescente a 16 anni o giù di lì l’esordio come il più giovane componente della “boy band” Take That insieme a quanto ha comportato oltre all’enorme successo: abuso di droga e di alcool, stravizi, rivalità e competizione con gli altri membri del gruppo, ecc. sino (quasi) all’autodistruzione. Poi, invece, la rinascita come un artista, certo sempre sovrabbondante, eccessivo e al di fuori delle righe, che però è riuscito a scalare i vertici massimi della hit-parade del suo paese (e non solo).

La struttura narrativa del film di Michael Gracey è dunque molto tradizionale, con un ritmo scenico, però, molto veloce e tratti coinvolgente, puntellato da grandi scene di massa di concerti o balletti dove si esibisce al meglio la personalità vulcanica e incontenibile della nostra pop star. A leggere la stampa americana, Better Man ha sinora ho riscosso un buon successo critico ed è piaciuta l’idea chiave di trasformare visivamente con la CGI il protagonista in una scimmia dello spettacolo, incapace, però, di capire e gestire la propria condizione personale, al di là del cliché scontato di genio e sregolatezza. Insomma, c’è molto, forse troppo autocompiacimento in questo film, anche a prescindere se piaccia o meno la musica che ci fa ascoltare. Per me il vero, grande Williams è il quasi omonimo Robin, il protagonista del mitico L’attimo fuggente (Dead Poets Society, 1989) di Peter Weir. Capisco di essere eccessivamente partigiano ma anche perché un po’ deluso e una punta annoiato da quanto ci viene mostrato in due, ça va sans dire, strabordanti ore di film. E quindi lasciamo allo spettatore il giudizio finale su questo Better Man – senza neanche dover aggiungere che i fan della pop star andranno in brodo di giuggiole.
Chissà se ci consoleremo (o forse no) con un’altra Biopic su una grandissima (questa sì) star musicale e cioè Bob Dylan. Parliamo di A Complete Unknown di  James Mangold con protagonista Timothée Chalamet, in uscita il prossimo 23 gennaio.

In anteprima il 31 dicembre
In sala dal 1° gennaio 2025


Better Man –  Regia: Michael Gracey; sceneggiatura: Simon Gleeson, Oliver Cole,    Michael Gracey; fotografia: Erik Wilson; montaggio: Martin Connor, Jeff Groth, Lee Smith, Spencer Susser; musica: Batu Sener, Robbie Williams (canzoni); interpreti: Jonno Davies, Steve Pemberton, Alison Steadman, Kate Mulvany, Frazer Hadfield, Damon Herriman, Raechelle Banno, Tom Budge, Jake Simmance; produzione: Paul Currie, Michael Gracey, Coco Xiaolu Ma, Craig McMahon, Jules Daly per  Sina Studios, Facing East Entertainment, Rocket Science, Lost Bandits,  Footloose Productions; origine: Usa/Australia, 2024; durata: 134 minuti; distribuzione: Lucky Red.

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