Courage

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La Bielorussia è una repubblica presidenziale governata ininterrottamente dal 1994 ad oggi da Aleksandr Lukashenko. Il suo regime ha assunto via via i tratti di un violento e intollerabile autocratismo; nel novembre dello scorso anno, dopo imponenti dimostrazioni di massa (la cosiddetta “rivoluzione delle ciabatte”), suscitate dallo scandalo dei brogli elettorali, per placare le contestazioni, Lukashenko ha dovuto annunciare le proprie dimissioni, senza per altro tenere fede alla promessa. Questo lo sfondo su cui si basa il film Courage di Aliaksei Paluyan, regista originario della Bielorussia, trasferitosi in Germania nel 2012, laureato all’Accademia di Belle Arti di Kassel, e autore di alcuni cortometraggi, presentati con successo in festival internazionali del cinema (Country of Women del 2017, Lake of Happiness del 2019). Questo è il suo primo lungometraggio, un film che rievoca le giornate dell’estate 2020: la campagna elettorale di Lukashenko, le proteste della popolazione che sono seguite alla proclamazione dei risultati. Soprattutto racconta di tre attori teatrali – Maryna, Pavel e Denis – che anni prima avevano deciso di non accettare più gli stretti limiti di tolleranza del regime autoritario e per questo avevano lasciato il lavoro presso il Teatro di Stato di Minsk per unirsi al nuovo Teatro Libero Bielorusso, un teatro underground clandestino della stessa Minsk. Anche loro partecipano ai cortei che sfilano per i grandi boulevard della capitale bielorussa per protestare lanciando slogan a favore della libertà di parola e auspicando l’atteso cambio di potere. Ma la voce del popolo è brutalmente schiacciata dall’apparato di sicurezza del regime. I membri del gruppo teatrale, così come molti altri cittadini, vengono arrestati. Il paese si ritrova sull’orlo della guerra civile, in una situazione di impasse da quale non è ancora fuoriuscito.

Il “coraggio” del titolo è precisamente quello di Maryna, Pavel e Denis, che partecipano al movimento di pacifica resistenza, dunque il coraggio civile come imperativo morale. E l’arte, nel caso specifico l’arte teatrale, si mette al servizio della causa con un’energia liberatoria che soverchia quella di altre forme di protesta. A parte le bellissime sequenze, girate in presa diretta, che documentano le proteste per strada e la repressione della polizia di Lukashenko, la parte più avvincente del documentario di Paluyan è quella relativa alle prove “clandestine” che si svolgono nel Teatro Libero di Minsk. Il regista Khalezin è in esilio a Londra e dirige i lavori collegandosi via Skype; i mezzi a disposizione sono ridotti, e la tematica del pezzo che si vorrebbe mettere in scena è quanto mai pericoloso: si tratta, infatti, della sorte dei politici oppositori di Lukashenko scomparsi o ridotti nella miseria più totale. È ben noto il caso di Svjatlana Cichanoŭskaja, candidatasi nelle presidenziali del 2020 contro Lukashenko e costretta all’esilio in Lituania per il timore di essere arrestata.

Uno dei momenti più toccanti del film è quando migliaia di cittadini protestano pacificamente davanti al parlamento e improvvisamente un intero esercito di truppe militari si precipita fuori dall’edificio. Sui volti delle persone si percepisce il timore della possibile carneficina. Ma alcune donne si avvicinano ai giovani soldati e porgono loro dei fiori. Quei soldati, per lo meno una gran parte di loro, accettano l’omaggio floreale e si lasciano abbracciare. Improvvisamente sorge la sensazione che quelle reclute armate possano passare dalla parte del popolo, anche se poi, naturalmente, saranno richiamate all’ordine.

Quello che la pellicola di Paluyan esprime è uno sguardo molto originale sugli eventi recenti della Bielorussia: le vite quotidiane dei tre attori protagonisti forniscono una prospettiva emozionante e coinvolgente. Non sono affatto degli eroi, bensì esseri umani fragili e dubbiosi, preoccupati per la sorte dei figli o per la prospettiva di finire in carcere o in esilio. Ma attraverso l’impegno artistico trovano il coraggio di resistere. In conclusione, vogliamo citare un eloquente commento del regista sulle finalità che si è proposto: «Ho voluto fare un film che mostrasse la verità sulle vite dei tre attori teatrali e sul loro lavoro, ma anche su quello che la gente comune in Bielorussia sente e sogna in questo momento. Mi auguro vivamente che Courage abbia un impatto e mostri che questo argomento non è solo politicamente rilevante, ma assume anche un senso universale. Perché il popolo bielorusso ha bisogno dell’attenzione e del sostegno del mondo, ora e in futuro».


Courage – Regia: Aliaksei Paluyan; sceneggiatura: Aliaksei Paluyan; fotografia: Tanya Haurylchyk, Jesse Mazuch; interpreti: Maryna Yakubovich, Pavel Haradnizky, Denis Tarasenka; produzione: Living Pictures Production (Kassel, Germania); origine: Germania 2021; durata: 90’.

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