Dieci minuti di Maria Sole Tognazzi

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Mi sembra che stare troppo tempo lontani dal cinema per la sala non faccia molto bene anche a valenti cineasti/e italiani/e. Già lo notavo, indirettamente, la settimana scorsa recensendo il film di Marco Risi Il punto di rugiada ma la stessa cosa mi sa che vale anche, in parte, per un’altra figlia d’arte Maria Sole Tognazzi, quarta figlia del super mattatore Ugo. Che appunto manca da quello che continuo a ritenere il nobile fasto, il glamour del grande schermo in sala, dai tempi remoti di Io e lei (2015) dove si ritrovavano insieme una coppia di donne omossessuali composta – in modo inedito – da Margherita Buy e Sabrina Ferilli. Poi a partire dal 2020, Tognazzi si è impegnata, corpo e anima, nelle due fortunatissime serie tv di Sky, Petra, ispirate alle indagini di Petra Delicado, personaggio letterario creato dalla scrittrice spagnola Alicia Giménez Bartlett, interpretato da Paola Cortellesi, che è tornata a lavorare con Maria Sole a ben diciassette anni dal debutto della regista in Passato prossimo del 2003.

Tutto ciò per dire – sarò considerato pure old fashion e superato ma in fondo quasi me ne verrebbe voglia di vantarmi – che lavorare per le piattaforme (Netflix o Sky che dir si voglia, con pezzatura singolo film o serie non importa) non significa la stessa cosa che fare quanto un tempo i cinefili definivano con una ripetizione estensiva un po’ roboante “cinema-cinema”. E in sala la cosa non passa inosservata, basta guardare a quanto accade all’estero.

Barbara Ronchi e Margherita Buy

Ora, dopo questa lunga, pedante lezioncina, passiamo ai Dieci minuti del film della Tognazzi ispirato o liberamente tratto dal romanzo quasi omonimo Per dieci minuti (Feltrinelli, 2013) della scrittrice romana Chiara Gamberale che è stato sceneggiato dalla regista insieme a Francesca Archibugi. A chi non ne conoscesse già il contenuto, perché allora questi fatidici “dieci minuti”? Proprio perché – è la cura prescritta da una tosta, quasi sgarbata, ma solo apparentemente, psichiatra del nostro valente servizio pubblico nazionale, la Dottoressa Brabanti alias una corrucciata e efficace Margherita Buy – sono quelli in cui la sua paziente Bianca si deve impegnare a compiere degli “strappi” mai sperimentati in precedenza. La donna, infatti, è una aspirante scrittrice e quasi giornalista, irrisolta, incasinata e incasinante, assai problematica dal punto di vista caratteriale e, in più, ora, subito all’inizio del film, in piena crisi esistenziale perché si trova a vivere un momento assai drammatico della vita, dato che è stata mollata dal marito e ha perso la rubrica intitolata “Pranzi di famiglia”, sua unica fonte di reddito. Così dalla dottoressa che si definisce una “cognitivista comportamentale”, viene a Bianca il suggerimento di sperimentare dei brevi atti inediti, mai compiuti o pensati in passato, appunto di dieci minuti, tipo andare ad un funerale di estranei, o magari anche trasgressivi – come rubare uno sgargiante soprabito in un grande magazzino –, per liberarsi la psiche dal peso gravoso di un’esistenza assai complicata. Una vita quella della protagonista che  è resa oltremodo difficile dalle contingenze familiari – padre e madre con dei misteri oltre ad una sorella minore disinibita e aggressiva, Jasmine (una brava Fotinì Peluso), tutto l’opposto di Bianca -, e da dei problemi relazionali che si verranno a chiarire nel corso di un plot, narrato in flash-back, in vari sfasamenti e salti temporali non sempre immediatamente comprensibili senza un certo impegno e concentrazione da parte dello spettatore. E il che non è proprio un vantaggio per il film.

Barbara Ronchi e Fotinì Peluso (a sinistra)

 

 

 

 

 

 

 

Infiocchettato da tanti, un po’ superflui riferimenti colti (si nominano Elsa Morante, Natalia Ginsburg, Lev Tolstòj, Italo Calvino e forse altri ancora) ma animato anche da qualche probabile spunto autobiografico della regista, Dieci minuti è un’opera tutta declinata al femminile in cui l’imprinting letterario e il peso dei dialoghi sovrastano e gravano sulla narrazione in maniera molto determinante, non lasciando quasi spazio di parola alle immagini – per altro cristallinamente costruite da Luigi Martinucci – per creare atmosfere e suggestioni visive a quanto ci viene raccontato. Inoltre, la musica d’accompagnamento non aiuta e così il film si regge sostanzialmente sulla recitazione degli attori, in primis quella della protagonista Barbara Ronchi brava sì ma non sempre efficace al massimo nel ruolo che interpreta, comunque non certo all’altezza della resa in Rapito di Marco Bellocchio.   

Anche se a noi Dieci minuti ci ha convinto relativamente, – per concludere il parallelo iniziale tra “figli d’arte”– è comunque abbastanza intuibile che, molto più agevolmente dell’opera di Marco Risi, questa possa trovare un pubblico femminile/femminista di riferimento che ne possa veicolare il successo commerciale. Cosa che le auguriamo.

In sala dal 25 gennaio 2024     


Dieci minutiRegia: Maria Sole Tognazzi; sceneggiatura: Francesca Archibugi, Maria Sole Tognazzi; fotografia: Luigi Martinucci; montaggio: Chiara Griziotti; musica: Andrea Farri; interpreti: Barbara Ronchi, Fotinì Peluso, Margherita Buy, Alessandro Tedeschi, Barbara Chichiarelli, Anna Ferruzzo, Marcello Mazzarella, Mattia Garaci, Matteo Cecchi; produzione: Indiana Production, Vision Distribution; origine: Italia, 2024; durata: 102 minuti; distribuzione: Vision Distribution.

Foto: Luisa Carcavale

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