Eva di Emanuela Rossi


Seconda opera italiana presentata in Concorso al Festival di Torino del 2025, Eva di Emanuela Rossi, qui alla sua seconda prova dopo Buio (2020), ruota attorno a una figura femminile affascinante e misteriosa quanto inquietante, Eva, appunto, interpretata dalla brasiliana Carol Duarte. Il suo sguardo è lontano dal mondo, non si lascia attraversare dai naturali accadimenti quotidiani, eppure i suoi occhi sono penetranti, scuri e ammalianti come quelli di chi sa come incantare qualunque essere umano.

Eva non è particolarmente avvenente, ma è curiosa, sorride in modo infantile ai bambini, sembra una creatura nata nei boschi, una sorta di ninfa lontana dai rumori e dalla vita così come la intendiamo noi. Eppure, in lei si nota subito qualcosa di strano. Dietro i suoi modi incantati da creatura che fa parte di un universo parallelo si nota una sorta di alienazione e di estraneità a qualunque regola o forma di socialità umana.

Lo vediamo dal gesto che attira l’attenzione delle autorità: l’incendio di un campo di girasoli. È il primo segnale di un distacco dal mondo che sembra attraversare la psiche della protagonista. Non è “semplicemente” una persona distratta che ha qualche problema, c’è altro.  Le sue interazioni sono nervose, nevrotiche, contraddittorie. Eva incontra lungo una strada secondaria un contadino (Giordano De Plano), si fa dare un passaggio e fugge via terrorizzata perché non si sente a suo agio,  non riesce a respirare. La donna sembra trovare un momento di pace solo quando  scopre la casa di campagna umbra nella quale vivono un contadino (Edoardo Pesce) e suo figlio, che coltivano le api in maniera naturale, biologica, organica, lontani dalle follie della metropoli.

Eva
                         Carol Duarte

Eva crea un legame particolare con il bambino, che si lega immediatamente a lei, ne resta ammaliato, sembra affascinato dalla donna come in una sorta di incantesimo. Scopriamo inoltre, allo stesso tempo, che la polizia è alla disperata ricerca di cinque bimbi misteriosamente scomparsi, e i tutti i sospetti cadono su di lei.

Lei risponde serafica, a tratti stordita, non come chi sa di aver compiuto una strage. La donna, infatti, non è dipinta come una killer assetata di sangue, o meglio, è una donna che vive nel suo mondo incantato credendo che sia un bene sottrarre i bambini a un destino nefasto che li condanna a un mondo crudele.

Vive un trauma, o forse a questo punto non si rende conto di vivere il suo dolore, ma continua nella sua folle missione di scegliere per i bambini una vita a contatto con l’elemento naturale. Lei li vorrebbe vedere in simbiosi con tutto ciò che è natura: il bosco, l’erba, un lago.

Per una donna che non vive secondo le leggi che governano la nostra società la morte può esistere solo come rinascita in altre forme, magari più in armonia con la terra. Eva non ascolta o forse non può più ascoltare il dolore dei genitori che sanno di non poter rivedere mai più gli occhi dei loro figli.

Eva
                 Carol Duarte e Edoardo Pesce

L’opera di Emanuela Rossi che comincia con il piede giusto ma  non riesce a svilupparsi in modo adeguato,  si muove in bilico tra crime, dramma e thriller psicologico, focalizzando la sua attenzione sui comportanti, i gesti, gli sguardi della protagonista. Il mondo della donna è interessante, curioso, affascinante, peccato che i nodi al pettine comincino a venir fuori solo nella parte finale del film.

Non c’è una crescita, non esiste un’evoluzione o un percorso personale di Eva. Non si capisce se è la follia ad animarla o il rifiuto di ciò che l’ha fatta soffrire e l’ha “uccisa” prima del tempo.  La trama si riannoda alla fine, ma in modo discontinuo, frammentato, poco chiaro.

Nella prima parte del lavoro della regista romana conosciamo la donna dalle sue visioni, dal suo rapporto a tratti morboso con i bambini che incontra, dalle interazioni contraddittorie con gli uomini che malauguratamente capitano nel suo percorso.

Manca, però, una sua storia, un suo approfondimento sentito, che viene accennato solo nel finale. Peccato, perché il personaggio avrebbe meritato un background con uno spessore psicologico  e personale ben diverso.

In Concorso al 43° Torino Film Festival (21-29 novembre 2025).
In anteprima il 20 aprile 2026 Sala Troisi  – Roma ore 21.15
In sala dal 21 aprile 2026.


Eva –  Regia: Emanuela Rossi; sceneggiatura: Emanuela Rossi, Stella Di Tocco; fotografia: Barbara Tomada; montaggio: Davide Miele; musica: Pasquale Catalano; interpreti: Carol Duarte, Edoardo Pesce, Tommaso Zoppi, Antonio Gerardi, Giordano De Plano, Roberta Mattei; produzione: Claudio Corbucci per Courier Film; origine: Italia, 2025; durata: 98 minuti; distribuzione: Courier Film.

 

 

 

 

 

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