Festival di Cannes (13 maggio – 24 maggio 2025): Nino di Pauline Loquès (Semaine de la Critique)


Film d’esordio della regista francese Pauline Loquès, Nino ci racconta le vicende dell’omonimo protagonista dal venerdì al lunedì di una settimana assai particolare per lui. Egli scopre all’improvviso, per mezzo di un controllo medico di routine, di aver un cancro alla trachea e che, data la sua giovane età (un ragazzo di nemmeno trent’anni), deve sottoporsi subito alle cure come da protocollo. Tra l’altro, rischia in futuro di non poter avere figli. Separatosi completamente dal mondo circostante, immerso nella sua solitudine e nei suoi pensieri, Nino prosegue la sua strada per una Parigi tutta vestita in blu, e la città sembra quasi riflettere l’anima tormentata del personaggio. Grazie a una fotografia particolarmente riuscita, la storia narrata si tiene ancora meglio insieme e il colore blu l’accompagna in modo calzante. Più il film gira e più scopriamo che Nino è un ragazzo dal carattere introverso e di fronte alla notizia della malattia rimane quasi immobile sin dal primo momento. Questa nuova condizione che lo pervade in modo così invasivo lo costringe a rivolgersi alla vita come agli altri in maniera più aperta. Nino ora sente che non può rimanere solo ad affrontare questa situazione e, tranne appena all’inizio della mattina del venerdì, incomincia ad andare alla ricerca dei suoi affetti più cari. Ma c’è un episodio importante che quasi si presenta come una svolta. Rientrando a casa dopo aver appreso la notizia, s’accorge d’aver lasciato la chiavi in casa dietro la porta. E dunque non può rientrare nella sua abitazione-dimensione solitaria. Allora non resta che davvero “aprirsi al mondo” e cercare supporto. Nino lo fa in punta di piedi, senza petere nulla e senza soprattutto essere esplicito. Il primo incontro è con la madre, nel giorno del suo compleanno. Qui il ritrovarsi è tenero e Nino si lascia andare alle coccole della madre senza riuscire a dire il fatto. Parlano anche del padre, che se n’è andato a soli 44 anni. È intimo e segreto il loro stare insieme, ma che non consente al ragazzo di parlare. Per caso poi incontra una sua ex compagna di scuola con suo figlio che rimane incuriosita di vederlo (e si intuisce che avrebbe piacere nel rivederlo). È come se queste occasioni che Nino si crea andando alla ricerca degli amici e parenti, scandisca il tempo del film, e in fondo è proprio così. Nino in questi quattro giorni compie un vero e proprio “viaggio tra i ricordi” del recente passato, andando anche a trovare la sua ex fidanzata che sta per lasciare la Francia alla volta del Canada. Tutti progettano la loro vita, guardando al futuro, e lui invece trova già troppo difficile e complicato, giustamente, vivere il suo immediato presente.

La malattia è sempre un tema multiforme da affrontare e comporta la paura costante di non scivolare nel pathos più elementare. Ma non si lascia intimidire la regista, e così ha scelto di costruire il suo primo lungometraggio senza mostrare la retorica della “battaglia contro il male”. Con la sua struttura narrativa distribuita liberamente sui quattro giorni, dove il tempo si dilata e accresce a seconda degli eventi, Pauline Loquès ha trovato la chiave per evitare le insidie ​​della narrazione patetica: Nino non è in nulla un melodramma strappalacrime che strizza l’occhio allo spettatore. Il film abbraccia pienamente l’intimità del suo protagonista, senza rivelare alcuna informazione sul suo passato e chiedendoci di accettarlo per quello che poi risulta essere. Con una messa in scena lineare, si mostra con precisa cura la perdita di orientamento del protagonista, ma anche il suo sguardo che improvvisamente si apre sul mondo. In questo modo, l’opera può essere considerata come una storia di risveglio e se si vuole anche di rinascita di un individuo verso se stesso e verso gli altri. Nino era in fondo quasi uno sconosciuto a lui stesso, e i confronti che in questi quattro giorni fa, pur essendo interiormente tormentato dalla diagnosi, hanno un’eco profonda. In una scena centrale della storia, fa la doccia in un bagno pubblico. L’acqua scorre sulla sua pelle e lì incontra un signore più grande di lui che molto gentilente gli offre l’asciugacapelli e un po’ di acqua di colonia. Mentre si rivestono gli parla di sua moglie e gli mostra una sua foto che tiene custodita nel portafoglio. In verità è la foto della bellissima Romy Schneider. Chissà forse un pizzico d’utopia, uno slancio di vita sognata e vera allo stesso tempo che fa sorride il nostro Nino e gli offre un po’ di fiducia. In questo bel film tutto scorre così, a piccoli tocchi, seguendo semplici scene, in modo naturale.


Nino –  Regia  e  sceneggiatura: Pauline Loquès; fotografia: Lucie Baudinaud; montaggio: Clémence Diard; musica: Nassim El Mounabbih, Claire Cahu, Amaury Arboun, Simon Apostolou; interpreti: Théodore Pellerin (Nino), William Lebghil, Salomé Dewaels, Jeanne Balibar; produzione: Sandra da Fonseca per  Blue Monday Productions; Origine: Francia, 2025; Durata: 134 minuti.

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