Si possono avere pareri contrastanti e legittimi sui lavori da regista di Mel Gibson, ma non si può non convenire che siano tutti interessanti, da L’uomo senza volto (1993) a Braveheart – Cuore impavido (1995) a La passione di Cristo (2004). Tutti, a parte questo ultimo che ha diretto: Flight Risk – Trappola ad alta quota. Un action movie di tipo “alimentare”, su sceneggiatura di Jared Rosenberg, che a fatica potrebbe essere definito anche un thriller, nel quale i protagonisti, per un’ora e mezza, riescono solo e continuamente a ringraziare Dio per i vari pericoli scampati, tanto da rendere il tutto alquanto farsesco, se non di cattivo gusto.
La U.S. Marshal Madelyn Harris (Michelle Dockery) è in Alaska per catturare e poi proteggere Winston (Topher Grace), un contabile che deve presenziare a un importante processo contro la famiglia mafiosa dei Moretti, per cui, appunto, lavorava. Da qui un viaggio in aereo per portare il testimone-chiave a Anchorage, dalla quale poi sarà segretamente trasferito a New York. Nel piccolo aereo sono, allora, presenti tre personaggi, i due legati dal destino legale e il pilota fidato Booth, una formazione, che sopra le montagne dell’Alaska, promette tanto, senza, purtroppo, mantenere niente. Per onestà, c’è un momento buono del film, che genera un brivido, quando, cioè, la protagonista si rende conto, parlando alla radio, che è preda di un complotto e che non si può fidare di nessuno, mentre sta cercando di pilotare l’areo, non essendone capace, dopo che i due uomini sono rimasti feriti. Perché il pilota Booth, interpretato da un tarantolato Mark Wahlberg, si è rivelato subito un sicario della famiglia Moretti, scatenando, nel piccolo aereo, un caos degno degli action movie più fastosi.

Alle volte l’ispirazione e il desiderio di fare un film partono proprio da una immagine, da una idea, e ci piace pensare che Mel Gibson abbia voluto descrivere quel momento così decisivo in cui la protagonista Madelyn (Michelle Dockery si diceva, dei tre protagonisti la migliore) è accerchiata da ogni lato e minacciata di morte imminente, per mano del sicario, del complotto o dell’aereo. Soprattutto perché quel momento, purtroppo, non è sostenuto da tutto il resto del film, che, con tutta la buona volontà, non si può dire riuscito, qualunque sia l’affetto o il disinteresse per Mel Gibson e la sua carriera. Crediamo che il problema non stia solo nel racconto ma nel non aver saputo sfruttare la situazione claustrofobica nella giusta maniera: se la regia è, tecnicamente parlando, buona ma niente di più, non rende migliore i rapporti tra i personaggi nel piccolo aereo, la cui dimensione e la cui realtà fisica di un quasi mezzo di fortuna avrebbero potuto incidere molto di più sul risultato finale.
Siamo, però, sicuri che con il prossimo film, il sequel de La passione di Cristo, Gibson ci sorprenderà di nuovo, generando ancora dell’interesse attraverso una regia degna di un racconto, biblico, altrettanto degno. In Flight Risk – Trappola ad alta quota ha nominato troppe volte Dio invano, speriamo che ora riesca, onestamente, a servirlo, innanzi tutto con un vero, buon film.
In sala dall’8 maggio 2025.
Flight Risk – Trappola ad alta quota (Flight Risk )- Regia: Mel Gibson; sceneggiatura: Jared Rosenberg; fotografia: Johnny Derango; montaggio: Steven Rosenblum; musica: Antonio Pinto ; interpreti: Mark Wahlberg, Michelle Dockery, Topher Grace, Leah Remini, Paul Ben-Victor, Monib Abhat, Eilise Patton; produzione: Icon Productions; origine: USA 2025; durata: 91 minuti; distribuzione: Eagles Pictures.
