Hamilton

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Ve l’immaginate un musical su Mazzini e Garibaldi o uno sui padri costituenti? Troppo accademica la cultura italiana, troppo intrisa di retorica, il vero male nazionale ancora oggi, la sostanziale sobrietà del discorso di Mario Draghi in parlamento qualche giorno fa è parsa davvero un’autentica eccezione. Gli americani invece sono nella loro fantastica improntitudine capaci di trasferire in un’opera popolare qualsiasi cosa, non temono le semplificazioni, non temono la commistione di fattualità e finzione. È quanto nel 2015 accade con il musical Hamilton che esordisce a Off-Broadway per poi l’anno successivo aprire a Broadway. Un successo epocale, code infinite per accaparrarsi un biglietto. Il 14 marzo di quell’anno Barack Obama, moglie e figlie che avevano visto lo spettacolo reiteratamente a teatro invitano alla Casa Bianca i principali membri del cast ad esibirsi con un notevole risalto mediatico. Michelle dichiara di non aver mai visto in vita sua uno spettacolo più intrigante, il saluto di Obama al cast si può ancora ascoltare su YouTube. Insomma un evento di portata nazionale. Come mai? Perché Hamilton rappresenta un tentativo riuscitissimo di raccontare la Storia nazionale americana, gli anni della rivoluzione, dell’Indipendenza, della scrittura della costituzione, delle lotte intestine all’interno della classe dirigente basandosi sulla biografia di uno dei padri fondatori, Alexander Hamilton, appunto, scritta qualche anno prima dallo storico Rob Chernow e comprata casualmente durante un viaggio dall’autore Lin Manuel-Miranda. Comprata, letta, divorata e appunto trasformata in musical.

L’elemento originale, innovativo sul piano concettuale è che la fondazione degli USA, il mito di fondazione diventa, tramite l’eroe eponimo, un mito interculturale, un mito di migranti, Alexander Hamilton viene dai Caraibi e la quasi totalità dei personaggi che incontriamo – tutti celeberrimi – da George Washington al Marchese de La Fayette, da Thomas Jefferson a James Madison sono interpretati da stupendi cantanti neri e la musica scritta da Lin Manuel-Miranda (nato a New York nel 1980 ma di chiara origine portoricana) è una musica che alterna melodie tutto sommato tradizionali – soprattutto nei ruoli femminili e in quello (meraviglioso!) di Giorgio III (un attore e cantante strepitoso che risponde al nome di Jonathan Groff), il re d’Inghilterra, costretto con disappunto ad abbandonare la colonia d’Oltreoceano – a un martellante hip hop, di cui con tutta evidenza sono titolari i rivoluzionari neri. La rivoluzione dunque diventa anche rivoluzione musicale. L’idea, c’è poco da fare, non fa una piega. Di qui, ovviamente, l’entusiasmo di Obama. Il musical passa in rassegna le tappe principali della vita di Hamilton, raccontando al contempo la storia dell’America: la migrazione a New York ancora sotto il giogo inglese, la guerra d’Indipendenza ma anche il matrimonio con Elizabeth Schuyler, erede di una delle famiglie più facoltose e influenti dello stato di New York, le lotte intestine fra i rivoluzionari, ma anche la stesura della costituzione, la fondazione della banca centrale (ciò che viene unanimemente considerato il merito storico principale di Hamilton, che è l’unico personaggio insieme a Benjamin Franklin a figurare su una banconota americana senza mai esser stato Presidente degli USA, nel suo caso la banconota da 10$) ma anche il conflittuale rapporto con i figli. Fino alla morte avvenuta a 49 durante un duello con l’amico storico Aaron Burr, poi divenuto suo nemico che anni gli sparò addosso mentre Hamilton decise di sparare in aria. La ricostruzione storica (con la messa in musica di articoli della costituzione e persino del “pursuit of happiness”) e gli elementi di fiction sono inoltre intervallati da momenti auto-riflessivi, di carattere diciamo così meta-narrativo, qua e là anche si potrebbe dire postmoderno (King George all’inizio dello spettacolo invita a spegnere i cellulari…), di ragionamento sull’operazione compiuta – aspetti, forse, di cui si sarebbe potuto anche fare a meno. Fin qui il musical.

Già in occasione dell’allestimento di Broadway nel 2016 Manuel-Miranda e il regista Thomas Kail decidono di riprendere lo spettacolo con il cast originale in vista della realizzazione del film che tuttavia avviene in un momento che non avrebbe potuto esser più diverso sul piano politico: non più l’America speranzosa di Obama ma l’America degli ultimi mesi del mandato Trump, l’America in piena recrudescenza razzista, l’America di George Floyd, l’America di “Black Lives Matter”, l’America sull’orlo della guerra civile, talché il film diventa un manifesto quasi resistenziale e agli occhi della destra trumpiana quasi insurrezionale che richiama le più sane energie, la forza interetnica e interculturale di quel paese. In piena pandemia la distribuzione del film diventa oggetto di una contesa, di un’asta senza precedenti, al termine della quale la spunta Disney per la bellezza di 75 milioni di dollari. Con la prima televisiva calendarizzata il 4 luglio per il 244esimo anniversario dell’Indipendence Day. Il film è il risultato delle riprese di tre serate, siamo dunque in presenza della regia di uno spettacolo teatrale, a tutti gli effetti, ma con il ricorso a tecniche specificamente cinematografiche che esaltano la vivacità di un allestimento denso di elementi scenici e coreografici di grande effetto e di prestazioni canore di alto livello. Adesso Hamilton è nella cinquina per i Golden Globe, in due categorie: come “Miglior film commedia o musicale” e per Lin Manuel-Miranda, il compositore che interpreta anche l’eroe eponimo. Difficile che il premio vada all’attore-cantante che non è forse neanche il più bravo dell’intero cast (i suoi meriti risiedono con tutta evidenza nel concepimento e nella stesura dell’idea a tutti gli effetti geniale), qualche chance in più ce l’ha il film.


Hamilton – Regia: Thomas Kail; sceneggiatura: Lin Manuel-Miranda; soggetto: Ron Chernow fotografia: Declan Quinn montaggio: Jonah Moran; musiche: Lin Manuel-Miranda, Alex Lacamoire; interpreti: Lin Manuel-Miranda (Hamilton), Daveed Diggs (Marches de La Fayette/Thomas Jefferson), Renée Elise Goldsberry (Angelica Schuyler), Jonathan Groff (King George III), Leslie Odom Jr (Aaron Burr), Philippa Soo (Eliza Schuyler), Christopher Jackson (George Washington); produzione: Walt Disney Pictures, 5000 Broadway Productions, Nevis Productions, Old 320 SycamorePictures, Radical Media; distribuzione: Walt Disney Studios; origine: USA 2020; durata: 160’

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