Hangar Royo di Juan Pablo Sallato (Perspectives)


Hangar Rojo di Juan Pablo Sallato è per noi un gran bel film. Quanti opere abbiamo già visto sulla dittatura cilena, istituita in un altro tragico 11 settembre, quello del 1973, il golpe del generale Pinochet, appoggiato dalla CIA e da Kissinger. Quanto spazio è stato dedicato ai dissidenti, ai migranti e più di recente alle tracce e alle ferite di chi a quella lunga fase (1973-1990) è sopravvissuto, memorie  dirette o per interposta persona, family frames storie che attraversano come una lama l’intero paese, pensiamo ai film di Pablo Larraín, Sebastián Lelio, Patricio Guzmán. Ciò che fino ad oggi mancava, almeno a quanto mi consta, è una vicenda che si incentrasse su figure rappresentanti di quella dissidenza, ribellione interne all’esercito composto di persone che, per comodità e tendenza alla generalizzazione, pensavamo tutte allineate con il regime, visto che proprio l’esercito aveva organizzato il golpe. E invece no. Anche nell’esercito cileno ci sono stati casi documentati di ufficiali non disposti a omologarsi al regime, che hanno mantenuto una severa integrità.

È il caso del capitano Silva (solo nei titoli di cosa apprendiamo: realmente accaduto, il protagonista è morto di recente a Londra, in Cile non ci è più tornato), interpretato dall’ottimo Nicolás Zárate, ex capo dei servizi segreti dell’aeronautica, dove addestra i cadetti come accade ancora alla vigilia del golpe, la sera del 10 settembre, quando spiega le regole a un neofito, ingenuo e un po’ sfrontato, arrivato a Santiago dalla provincia, emozionato di incontrare un mito del paracadutismo cileno e quel rigido capitano alla fine si fa un po’ contagiare dal ragazzotto. Ma poi arriva l’indomani, l’11 settembre,   e cambia tutto. Silva riceve l’incarico di trasformare la sede dell’accademia (la FACh, la Fuerza Aerea de Chile) in un centro di detenzione per tutti i cittadini in odore di dissidenza, lo Hangar Rojo, dove non si va troppo per il sottile, fra torture ed esecuzioni senza stare troppo a fare dei distinguo. Silva presume all’inizio che questo apparato repressivo possa essere solo una misura temporanea e agisce di conseguenza, seppur con moderazione.  Ma ben presto capirà che la moderazione è impossibile, una scelta bisogna comunque operarla, bisogna prendere posizione, non si può restare in mezzo al guado. Ed è ciò che fra mille tormenti decide di fare Silva, finendo per pagare di persona la propria ferma disobbedienza.

Girato in un bianco traslucido e in un nero cupo che più cupo non si può, il film di Juan Pablo Sarrato mostra una grandissima maturità formale; d’altronde il regista non è un pivello, è attivo dal 2010, seppur soprattutto in TV. Un rigore stilistico che si declina con un uso piuttosto marcato della steady cam che riprende il protagonista soprattutto da dietro, concentrandosi soprattutto sulla nuca, ciò che comunica un notevole senso di oppressione, è come se la macchina da presa lo tallonasse inducendolo a una scelta. A ciò si aggiunga un reiterato uso delle ombre, dei primi piani e, fin dalle primissime inquadrature, delle composizioni geometriche, quasi astratte, che confermano una consapevolezza formale decisamente rara.

La cosa più sorprendente di questo ottimo film è che si tratta di una coproduzione fra Cile e Argentina, cui viene ad aggiungersi (e nella Berlinale di quest’anno è una circostanza più unica che rara) una triade di case produttrici italiane, anzi no tutte e tre di Firenze: Rain Dogs, Caravan e Berta Film. Sarebbe interessante capire com’è nata questa singolare collaborazione che fa forse intravedere anche la possibilità che il film arrivi anche in Italia. Lo meriterebbe senz’altro.

Hangar-Rojo viene presentato nella Perspectives,  una nuova sezione della Berlinale dedicate alle scoperte, alle opere primo o giù di lì. Mi pare che le scelte operate, per quanto abbiamo visto, siano piuttosto azzeccate.


Hangar Rojo; regia: Juan Pablo Sallato; sceneggiatura: Luis Emilio Guzmán; fotografia: Diego Pequeño; montaggio: Valeria Hernández, Sebastián Braun; interpreti: Nicolas Zárate (Capitano Silva), Boris Quercia (Colonnello Soler); Catalina Stuardo (Rosa), Aron Hernández (sergente Hernández); produzione: Villano, Brava Cine, Rain Dogs, Caravan, Berta, TVN; origine: Cile/ Argentina/Italia,  2026; durata: 81 minuti.

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