Festival di Venezia (2- 12 settembre 2026): I figli della scimmia di Tommaso Landucci (Orizzonti – Concorso)

I figli della scimmia. Voto ***(*). L’opera prima di Tommaso Landucci, prodotta e interpretata da un ottimo Riccardo Scamarcio, oltre a un’eccellente fotografia, è ben montata, con tagli perfetti che permettono di stare nei giusti tempi dentro e fuori una drammatica storia familiare. Il titolo come afferma il regista “trae ispirazione da una fiaba di Esopo: la storia di una scimmia che aveva due cuccioli ma amava e nutriva soltanto il preferito, trascurando l’altro”. 

I figli della scimmia racconta, per brevi frammenti, la storia di una famiglia, in particolare quella di un suo componente, Dario, padre di un bambino con gravi disabilità motorie, che riversa i suoi istinti paterni sul nipote. Lo va a prendere a scuola, lo aiuta nei compiti, lo porta sulle piste di motocross per insegnargli la disciplina che un tempo praticava con successo. Insomma, lo zio realizza col nipote ciò che la sorte gli ha negato con suo figlio, a cui peraltro si dedica assiduamente ma, in un certo senso, per obbligo.

Quest’ultima considerazione potrebbe indurre lo spettatore sbrigativo, in cerca di una posizione istantanea, alla formulazione di un giudizio di colpevolezza nei confronti di Dario. Una sentenza espressa da chi, osservando in modo schematico, si fa un’idea approssimativa di quello che vede, attribuendo al protagonista un grave peccato, ossia di non essere totalmente devoto alla causa.

In realtà, il nuovo film di Tommaso Landucci, già autore del riuscito documentario Caveman (2021), riflette, con una diversa declinazione, sulla scissione esistenziale tra il dovere che avvertiamo come un peso che ci è stato inflitto dall’alto, e il desiderare che, invece, percepiamo come un’evasione illecita. Però, chi decide cosa siamo? E chi può impedirci di essere altrimenti? Sono questi i dilemmi de I figli della scimmia.I figli della scimmia

Ad ogni modo, al contrario di quello sterile giudizio morale che consegnerebbe una vicenda umana alla cristallizzazione, siamo portati a empatizzare con Dario e con le sue quotidiane frustrazioni, con i suoi piccoli tradimenti, con quelle che potremmo definire le fragilità di chi vive qui e ora e che, spaesato, intraprende un sentiero che possa quanto meno alleviare la paura di non avere un seguito oltre quel procedere giorno per giorno, cura dopo cura, lavando e nutrendo, in un tempo indefinito e circolare, il proprio figlio.

Oltre a un’eccellente fotografia, I figli della scimmia è ben montato, con tagli perfetti che permettono di stare nei giusti tempi dentro e fuori la storia, per sentirci parte di un quadro e per osservarlo nel suo insieme, e per impedire qualsiasi deriva retorica, soprattutto in un’epoca nella quale si straparla di genitorialità.

Tommaso Landucci omette alcuni elementi. Ad esempio manca la parte psicoanalitica che in casi del genere è un passaggio imprescindibile. E ha poco spazio la relazione dei due coniugi. Si sorvola sulla crisi che insieme stanno attraversando. Forse perché siamo già avanti nel loro percorso comune e sarebbe stato ridondante amplificare le conseguenze delle scelte di Dario.

I figli della scimmia
Riccardo Scamarcio

Il fine ne I figli della scimmia è narrare e drammatizzare la traiettoria di un uomo che sente il peso di una mancata armonia col mondo e che vorrebbe essere superficiale quando gli altri lo richiamano immancabilmente all’ordine e al peso dell’esistenza. Interessante, da questo punto di vista, che le persone con le quali ha a che fare, abbiano una specie di doppio ruolo: il fratello è socio nel lavoro, la moglie è la sua partner nella cura del figlio, quasi a rimarcare questa continua sovrapposizione tra il sentimento e il dovere. Cosa che riguarda anche la relazione con il figlio, oggetto di cure e d’amore, e non sempre queste due tensioni verso l’altro sono facilmente intercambiabili.

Un’ultima parola la merita Riccardo Scamarcio, interprete principale e tra i produttori di questo I figli della scimmia che potrebbe essere considerato tra i migliori titoli italiani selezionati al Lido. L’attore è misurato, capace di trasmettere tutte le inquietudini del personaggio senza andare mai sopra le righe, anche perché il suo Dario vorrebbe rimanere radente alla superficie, non penetrare nelle profondità dei suoi disagi, nemmeno troppo elevarsi sulle cime dei suoi desideri.

In sala dal 17 settembre 2026.


I figli della scimmia – Regia: Tommaso Landucci; sceneggiatura: Tommaso Landucci, Damiano Femert; fotografia: Guido Michelotti; montaggio: Andrea Maguolo; interpreti: Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Cristina Odasso, Tancredi Naldini, Andrea Aggio, e con Luigi Diberti; produzioni: Lungta Film, Lebowski, Mosaicon film; produttori: Maurizio Piazza, Andrea Calbucci, Riccardo Scamarcio, Andrea Leone; origine: Italia 2026; durata: 110 minuti; distribuzione: Medusa.

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