Il mistero scorre sul fiume di Shujun Wei

“Non comprendiamo il destino, ed è per questo che mi sono fatto destino. Ho assunto il volto sciocco e incomprensibile degli dei”

Shujun Wei, al suo terzo lungometraggio firma un noir in continua sospensione tra la vita e la morte, che gioca sul filo sottile della realtà e del sogno, del dolore e del mistero, alla rincorsa di un killer difficile da identificare perché l’atmosfera del film, come una lenta e nascosta agonia, diventa sempre più soffocante, fitta di indizi sparsi che confondono, tracciando linee molto sottili e interscambiabili. Le quali sembrano portare alla soluzione del caso, ma che si disperdono velocemente generando confusione, instabilità e anarchia.

Tratto dal racconto Errore in riva al fiume (nella raccolta Torture, 1997  Einaudi) del celebre scrittore Yu Hua, Il Mistero scorre sul fiume (titolo internazionale: Only the River Flows) ambientato negli anni ’90, vede come protagonista Zhu Yilon, che veste i panni di Zhe, il capo della polizia criminale di Banpo, un villaggio microscopico nella Cina ruale. Tutto ha inizio con la scoperta del cadavere di una donna anziana, molto amata nel piccolo borgo, colpita a morte alle spalle sulla riva del fiume. Il mistero conduce la polizia a incastrare il “pazzo del villaggio”, un ragazzo instabile che l’anziana aveva portato da poco con sè in casa. Diversi indizi raccolti, però, conducono Ma Zhe a scavare più a fondo nel caso e nella psicologia nascosta dei concittadini di banjo.

Le pressioni socio- politiche spingerebbero quindi il protagonista a chiudere il caso nel modo più semplice e indolore, ma il detective decide di andare fino in fondo, benché l’investigazione rischi di incidere anche sulla sua lucidità psichica, sul suo equilibrio e sulla sua vita personale..

Zhu Yilon

Dopo il road-movie Striding into the Wind (2020) e la commedia nera Ripples of Life (2021), alla sua terza prova, Shujun Wei propone un noir originale, ansiogeno, ingegnoso e piuttosto nebuloso. L’obiettivo che si nasconde dietro alla risoluzione del caso, apparentemente semplice, è l’approfondimento delle zone più nascoste e oscure dell’animo umano. E l’atmosfera che si respira nel villaggio è lo specchio dell’incertezza e del dubbio umani. Nulla sembra scontato lungo le rive del fiume, nulla è come appare tra i concittadini di Banjo. Eppure tutto sembra scorrere, proprio come raccontano le acque torbide del fiume del villaggio.

Il cielo plumbeo e le piogge incessanti – che non aiutano il progredire delle indagini attorno al fiume  – sembrano accompagnare la solitudine del protagonista, tormentato dall’incapacità di risolvere il mistero, aggravato poi da un successivo suicidio, tutto collegato all’idea di un senso di profonda angoscia che si riflette nel percorso di Ma Zhe, negli sguardi sfuggenti degli abitanti che sembrano nascondere qualcosa, nelle acque del fiume, che nasconde cadaveri e occulta la risoluzione finale del mistero.

Il regista si muove in bilico tra la dimensione pubblica del paese, votata alla risoluzione del mistero a tutti i costi e la sfera privata e intima del protagonista, consapevole di dover scavare più a fondo in tutti gli indizi sparsi, a costo di vedere compromessa la sua lucidità psichica.

L’equilibrio del protagonista vacilla, e la dimensione onirica  – in una scena di rara bellezza – gli suggerisce indizi, e appare più nitida e cristallina della realtà che opprime, schiaccia e tormenta la sua coscienza.

Wei dirige un film che diventa sempre più ansiogeno indizio dopo indizio, grazie anche all’utilizzo efficace del suono e dei rumori, che amplificano l’inquietudine dei singoli individui della comunità, inermi, davanti alla complessità del mistero che si nasconde in una comunità apparentemente serena, compatta e solida. La pioggia, fitta, sottile e insistente, diventa una costante nelle indagini, la voce dei nastri registrati accompagna il cammino tortuoso del protagonista, e su tutto e tutti domina un cielo plumbeo opprimente e incapace di rischiarare la vita del microscopico paesino.

Si intravede un filo sottile di speranza, perché il film si apre con la morte e con un senso di profonda angoscia e si chiude con una bellissima scena di vita.

Ma è davvero tutto come sembra?

In sala dal 11 luglio 2024


Il mistero scorre su fiume – Regia: Shujun Wei; sceneggiatura: Chunlei Kang, Shujun Wei; fotografia: Chengma Zhiyuan; montaggio: Matthieu Laclau; interpreti: Yilong Zhu, Chloe Maayan, Tianlai Hou, Tong Lin Kai, Chunlei Kang; Produzione: Hangzhou Dangdang Film, KXKH FILM; origine: Cina, 2023 durata: 101’; distribuzione: Wanted Cinema.

 

 

 

 

 

 

 

 

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