Illusione di Francesca Archibugi

Fermo da parecchi mesi, dopo l’anteprima alla Festa di Roma 2025, arriva solo ora nella sale, da giovedì 7 maggio, Illusione di Francesca Archibugi. Francamente continua a sembrarmi un discreto pasticcio. Al punto che stento quasi a riconoscere la mano della regista romana, oggi 65enne, in questo suo tredicesimo film scaturito da un piccolo ritaglio di giornale, scritto a sei mani, girato con notevoli mezzi tra Strasburgo, Bruxelles e Perugia, interpretato da un cast di lusso. Come forse sapete, Illusione si muove tra il poliziesco internazionale e il thriller sordido, denuncia lo sfruttamento nell’ambito della prostituzione minorile che viene dall’Est, inchioda i viziosi potenti delle alte gerarchie europee, ma poi tutto s’affloscia nel racconto di un disamore familiare squisitamente italiano, tra smarrimenti, ipocrisie e corna. Del resto, mi chiedo, come si fa a scrivere una battuta che recita «Il sesso è un batterio pericoloso»?

C’è di mezzo una prostituta quindicenne, biondissima e squinternata, detta “la vergine moldava”. Rosa Lazar, questo il suo nome, viene ritrovata sotto un viadotto dalle parti di Perugia. Sembra morta, orrendamente sventrata, invece ancora respira. Si riprende, viene accudita in una “casa famiglia” gestita dalle suore, e intanto l’incazzosa sostituta procuratrice Cristina Camponeschi affida allo psicologo Stefano Mangiaboschi il compito di far parlare la ragazzina, che “loliteggia” anche dopo essere scampata a quell’incubo. Com’è finita nel fosso limaccioso? Chi l’ha ridotta così? Perché volevano farla fuori?

Illusione
                            Filippo Timi e Michele Riondino

Il film, scritto dalla regista con Francesco Piccolo e Laura Paolucci, è tutto un andirivieni temporale, in modo da chiarire lentamente allo spettatore il cuore della vicenda e le ricadute psicologiche sui personaggi: stranieri e italiani.

Così, un po’ alla volta, scopriamo che la quindicenne, cresciuta nella miseria a Buftea in Romania, è diventata molto “di moda” tra i potenti di Strasburgo, mantenendosi miracolosamente illibata. Ma poi, venduta agli albanesi, è finita insieme a tante altre sventurate in una villa alla periferia di Perugia e lì comincia l’altra parte della storia.

Già perché Rosa, già vittima di una evidente psicosi che la spinge a sedurre chiunque, mette presto nei guai il sensibile psicologo: malvisto in città per un manesco trascorso giovanile, infelicemente sposato con una donna che non l’attrae più, pure oggetto di velenosi sospetti per come prova a conquistare la fiducia della quindicenne. Insomma, tutto sta crollando addosso al poveretto, l’unica che crede in lui è la pm, altrettanto sola e forse un po’ attratta.

Illusione
Jasmine Trinca

Miserabilismo, razzismo, perversione e culto del denaro si mischiano in questa sorta di “favola dark” nella quale la pietà sembra morta e perfino una certa borghesia intellettuale offre di peggio di sé nello sfruttare la parabola della “vergine moldava”.

Archibugi mostra la copertina di Franny e Zooey di J.D. Salinger, evoca Dalla e Leopardi, mostra la xenofobia di un poliziotto di provincia, descrive la ferocia criminale dei trafficanti di adolescenti, tratteggia come una cretina la suocera di Stefano, ma poi, dopo 110 minuti, lo psicodramma si allarga a un mezzo lieto fine tra le baracche sgarrupate di Buftea.

Difficile affezionarsi ai personaggi, tutti risultano strani e antipatici, anche piuttosto stronzi. Vittime e carnefici allo stesso tempo. Angelina Andrei è la piccola Rosa, abbagliata dai vestiti costosi e incapace di uscire dalla parte; Michele Riondino è lo sventurato psicologo, Vittoria Puccini la moglie gelosa, Jasmine Trinca la cattivissima magistrata, Francesca Reggiani la suocera insopportabile (una macchietta), Filippo Timi il poliziotto locale che parla in perugino stretto. Direi che tutti gli interpreti italiani hanno fatto di meglio.

In Anteprima alla Festa di Roma 2025
In sala dal 7 maggio 2026.


Illusione – Regia: Francesca Archibugi;  sceneggiatura: Francesca Archibugi, Francesco Piccolo, Laura Paolucci; fotografia: Francesco Di Giacomo; montaggio: Esmeralda Calabria; musica: Battista Lena; scenografia: Giada Calabria; interpreti:  Jasmine Trinca, Michele Riondino, Angelina Andrei, Vittoria Puccini, Carole Weyers, Filippo Timi, Antonio Scarpa, Alain Van Goethem, Aurora Quattrocchi, Marius Bizau, Anastasia Doaga, Francesco Rossini; produzione: Domenico Procacci, Laura Paolucci, Joseph Rouschop per Fandango, Tarantula, Rai Cinema; origine: Italia/ Belgio, 2025; durata: 110 minuti; distribuzione: 01 Distribution.

Foto: Jarno Iotti

 

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