In ricordo di Mario Canale (1948-2026)

Ogni giorno porta la sua pena. Se n’è andato questa notte, fiaccato da un tumore recidivo, anche Mario Canale: documentarista, fotografo, satirico, polemista, gran conoscitore del cinema italiano, uomo dall’archivio video infinito. Aveva 77 anni, essendo nato a Ferrara nel 1948, e chiunque nell’ambiente lo conosceva; anche per la sua verve polemica oltre che per la sincera passione legata ad alcuni personaggi cruciali, specie registi. Era un uomo di forti sentimenti politici, in fondo rimasto una sorta di “extraparlamentare”, anzi un “sessantottino”, oggi diremmo “un antagonista”.
Aveva lavorato in giornali satirici come “Il Male”, “Zut” e “Frigidaire”, per poi dedicarsi alla regia di cortometraggi e documentari, volentieri lavorando per la televisione. Molto fitta la sua produzione: penso a Mosca la città parallela, a Steadycam, a Racconti dell’euro con Carla Cattani, ai documentari Marcello una vita dolce, Marco Ferreri il regista che venne dal futuro, Settanta volte set, per i settant’anni di Cinecittà, a Gillo, i cavalieri, l’armi e gli amori, tutti realizzati insieme ad Annarosa Morri, pure sua compagna nella vita, il più recente Era Roma.
Ho lavorato due volte con lui, l’ultima nel 2024 per I magnifici 4 della risata (Benigni, Nuti, Troisi, Verdone), non sempre s’andava d’accordo, avevo avuto qualche divergenza d’opinione con lui proprio su quel documentario, ma Mario custodiva sempre idee chiare sullo stile di regia: detestava l’uso di un Narratore, voleva che il racconto scaturisse dalle immagini e dal montaggio, non da una voce aggiunta dopo. L’ultimo suo lavoro, probabilmente, è quel Carlo Mazzacurati. Una certa idea di cinema  firmato insieme ad Enzo Monteleone: magnifico ritratto a ciglio asciutto del regista di Notte italiana, scomparso a Padova nel 2014.
Credo che, prima di riammalarsi, stesse pensando a un documentario sul produttore Galliano Juso, avendo lui a disposizione molto materiale video, grazie al suo inesauribile archivio messo insieme negli anni e depositato presso l’Istituto Luce.
I baffi bianchi, i capelli folti, l’amore per lo scooter, la buona tavola e il vino di qualità, un certo vitalismo ribelle misto a scetticismo sul proprio futuro, Mario è stato per molti versi una “memoria storica” del cinema italiano: ricordava tutto, anche gli aneddoti più lontani o considerati minori, con invidiabile vividezza. Su ogni autore aveva qualcosa di gustoso da parte. Mancherà a tutti noi.

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