La Frustrazione, divenuta sistema, del tifoso milanista

Una delle maggiori e interessanti sorprese della serie A targata 2020/21 è sicuramente il Milan guidato da Stefano Pioli. Con numeri impressionanti, almeno fino ad un paio di mesi fa, una delle squadre della nobiltà del calcio mondiale è seconda in classifica, lotta quindi per un posto in Champions League e, per lunghi tratti della stagione, ha comandato i giochi sognando lo Scudetto.

Come in tutte le belle “fiabe” c’è tuttavia un però, di fatto una “mancanza” che rende il tifoso milanista deluso, rassegnato, tristemente pragmatico. Questa sua condizione affonda le radici in un glorioso passato, da quando il tycoon Berlusconi, con il suo elicottero, rivoltò come un calzino il football italiano riportando il Milan ai vertici del calcio autoctono e internazionale. Da quel momento, per circa un trentennio, la sponda meneghina rossonera ha fatto sognare intere generazioni, con giocatori entrati nel mito e capaci di strutturare il dispositivo del calciatore moderno: da Baresi a Maldini, da Van Basten a Weah, da Kakà a Shevchenko, da Nesta a Boban.

Quel tempo si è spento inesorabilmente da una decina d’anni a questa parte e, come le pagine nere del Tristram Shandy, il Milan si è rivestito di una pelle diversa, in cui al dominio mondiale, sotto forma di Champions League vinte e da vincere, si è sovrapposta la speranza, dopo lunghi anni di attesa sofferente, di almeno qualificarsi per la competizione. Tutto nella norma se inquadrassimo il calcio, come spesso andrebbe fatto, come un’industria votata al ricavo e governata da cicli storici. In quest’ottica, pragmatica e razionale, le performance della squadra di Pioli dovrebbero scaldare il cuore del tifo rossonero e invece, quest’ultimo, vive un dispositivo, codice ontologico fatto di stanchezza, delusione e insoddisfazione.

Come un uomo di mezz’età riflette e si emoziona pensando all’amore adolescenziale, come il Graphic Novel che non può recuperare lo sberleffo, la struttura del fumetto, come una grande attrice di Hollywood che non viene più convocata per ruoli da protagonista, così il tifoso rossonero ha subito l’amputazione del sogno ed è stato scaraventato in una condizione nuova piena di ricordi e fantasmi.

La sua memoria vive, si nutre dei trionfi del passato e quell’epoca, ormai lontana e intoccabile, porta in dote frustrazione sotto forma di continui spettri: da qui la volontà, fumosa e patetica, di ritrovare in Ibrahimovic il cigno di Utrecht o la macchina da goal ucraina, in Romagnoli Nesta o Stam, in Bennacer Pirlo o Albertini. Coloro i quali hanno incassato il colpo, forti della loro razionalità, e hanno vissuto il passaggio “a peggior vita” in maniera non traumatica, accettando una nuova base sistemica, hanno comunque perso entusiasmo, si sono “scoloriti” nel vedere vincere, anno dopo anno, gli altri.

MancanzaTrauma e Allontanamento, come nelle più belle fiabe della Disney, sono dunque le nuove condizioni del tifoso milanista ma, in questo caso, il ritorno a una situazione di gioia, di vittoria, è lontano viceversa l’epoca della normalizzazione è divenuta ufficialmente sistema, realtà non lieta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *