La Roma, Paulo Fonseca e un girone da cliffangher

È tutta una questione di percezione. L’ultima giornata di campionato di Serie A ha visto l’allenatore della Roma Paulo Fonseca protagonista tra i protagonisti, scaraventato in meno di una settimana nell’occhio del ciclone più distruttivo: quello dell’opinione pubblica.
Dopo i malumori scatenati dalle passate e brucianti sconfitte patite dai giallorossi contro NapoliAtalanta e la batosta senza appigli a opera della Lazio nel derby, il tecnico portoghese si è travestito da perfetto capro espiatorio al termine della travagliata, scioccante e ingestibile eliminazione dei suoi ragazzi dalla Coppa Italia. Complice una partita non brillantissima dei giallorossi schierati contro diverse seconde linee dello Spezia e lo tsunami generato dalla nuova figuraccia stagionale romanista, che ha portato alla seconda sconfitta per 3-0 a tavolino.

Ma, al di là delle naturali e conseguenti critiche nei confronti di un allenatore di una delle grandi protagoniste del campionato italiano, incapace di evitare una figura a dir poco ridicola per non essere stato in grado di gestire quel “caos sostituzioni” da lui stesso creato, Paulo Fonseca merita davvero di essere schiacciato da critiche e accuse che, in altri tempi e contesti, non si rivolgerebbero nemmeno a chi rischia di scivolare verso la retrocessione?
Dopo diciannove giornate di campionato, giunto al giro di boa, la Roma occupa il terzo posto in classifica, con 37 punti – 38 sul campo, se si conta il pareggio ottenuto alla prima giornata contro il Verona, poi tramutatosi nella prima delle due sconfitte a tavolino incriminate -, nettamente oltre le aspettative della stragrande maggioranza dei tifosi giallorossi e non. Certo, il filotto di prestazioni non brillanti e il gran divario tra gol incassati e segnati negli scontri diretti fin qui disputati, non lascia dormire sogni tranquilli al tecnico portoghese e a tutta la famiglia di Trigoria, ma bastano davvero due episodi, seppur clamorosi, per screditare del tutto il lavoro del mister giallorosso? Eppure la Roma si trova, oggi, sopra JuventusAtalantaNapoli e Lazio, a inizio anno di gran lunga considerate in grado di disputare un torneo nettamente superiore.

Il curioso caso di Paulo Fonseca e della Roma assomiglia, in quest’ottica, a certe valutazioni che la critica – qui parliamo di cinema – riserva nei confronti di alcuni autori alle prime armi, che sgomitano a modo loro per farsi un nome e le ossa in un mondo già sovraffollato da geni, fenomeni, special-tizi e altrettanti normal: perché la Roma, per Fonseca, è pur sempre la prima esperienza di livello, per di più in uno dei massimi campionati europei – e no, quello ucraino non fa certo testo. Ma provando a staccarci dalla massa turbolenta che sentenzia su tv, radio e pagine di giornali sempre più indirizzate da istinti umorali e ricerca forsennata del clamore, piuttosto che su analisi lucide e ponderate, la sfida per chi tenta di giudicare il lavoro svolto dal mister portoghese fino a ora, incluso lo scorso anno, verte su uno snodo cruciale: il cammino della Roma in questa stagione è figlio di una rosa dotata, ma mal gestita e, quindi, incapace di ambire a posizioni migliori, in un campionato totalmente equilibrato, per colpa di ovvi limiti tecnico-tattici del suo condottiero; oppure quello di Fonseca è un mezzo miracolo, che a volte tende a mostrare limiti impossibili da nascondere, ma pur sempre sorprendete e inatteso anche dai più ottimisti?

Come sempre, a ognuno le proprie sensazioni e scelte. Che a metà campionato lasciano, forse, il tempo che trovano. Fatto sta che la corsa liberatoria di Paulo Fonseca verso i suoi calciatori in festa, dopo il gol della rocambolesca vittoria firmato da Lorenzo Pellegrini contro lo Spezia, assomiglia molto a una di quelle falcate al rallenty di SchwarzeneggerStallone o Willis, in fuga dall’imminente esplosione finale di un action da lunedì sera sonnacchioso in panciolle. Il boato si è sentito lo stesso e il protagonista ha portato a casa la pelle. Ma stavolta non sembra che i tifosi della Roma sperino in un sequel.

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