L’estate in cui imparammo a volare di Maggie Friedman

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Amare significa non dover mai dire mi dispiace

L’amore di un’amicizia lunga trent’anni attraversa, percorrendo vari momenti e diverse fasi, la vita di Tully, prima adolescente ribelle e sfacciata e poi giornalista determinata e affermata e quella di Kate, timida, delicata, alla ricerca di conferme dal mondo esterno ma con una famiglia solida e robusta alle spalle.
L’estate in cui imparammo a volare (in originale Firefly Lane), serie di due stagioni creata  da Maggie Friedman (Le streghe dell’East End) si ispira al romanzo omonimo di Kristin Hannah e segue il complesso rapporto tra la protagonista Tully  (la Katherine Heigl diGrey’s Anatomy) e Kate  (Sarah Chalke, già vista in Scrubs),  unite da un legame duraturo  che si sviluppa, tra alti e bassi lungo  quattro tumultuosi decenni.
Kate coglie in Tully quel senso di leggerezza e di libertà che lei, insicura, non riesce a concedersi e Tully, vede nell’amica quel senso di famiglia, di solidità  e di lealtà su cui non ha mai potuto contare.
Due temperamenti agli antipodi che si ritrovano, in più momenti, a vivere una sorta di amicizia simbiotica e di completamento reciproco, attraversando l’adolescenza e le prime esperienze nei primi anni Settanta, la libertà della vita autonoma negli anni  Novanta e la maturità, che le vede, superati i quarant’anni, ancora complici e unite come poche.
L’estate in cui imparammo a volare è in primo luogo la celebrazione di un’amicizia al femminile vissuta da due interpreti carismatiche e capaci di  mantenere vivo  l’interesse e lo sguardo dello spettatore.
Il rapporto tra le due donne è sì splendido e resistente al tempo, ma anche complicato e non sempre perfetto.
Nel corso dei salti temporali, che bisogna riconoscerlo, funzionano meglio nella prima stagione rispetto alla seconda, Kate e Tully imparano a conoscersi, si scontrano, attraversano momenti di distacco e  lontananza, arrivano persino  a non parlarsi, ma non riescono a far meno l’una dell’altra.
Il  senso di appartenenza che rende questa amicizia simile a un amore si coglie sempre ma, i continui salti temporali che dipingono  le protagoniste  in tre momenti diversi della loro esistenza,  confondono e  distolgono l’attenzione dal focus  dell’intreccio, che a tratti sembra sfilacciato e alla ricerca di un ossatura che lo sostenga.
L’amicizia è al centro, ma non solo: le due rappresentano figure femminili completamente diversi che si evolvono nel corso del tempo: la prima è dolce, rassicurante e desiderosa di creare un nucleo familiare simile a quello di origine  mentre  Tully, è il ritratto della donna in carriera indipendente che ha bisogno solo di se stessa per emergere in un mondo, come quello del giornalismo nel pieno degli anni 90, dominato da un sistema che vede soprattutto  l’uomo al centro. Sicura e pronta a tutto, Tully, invece, è una persona combattiva che non ha paura di nulla e che crolla, emotivamente, solo di fronte alla sua amica.
Tully,  ritrova  quindi nella professione il suo universo e quel senso di riscatto capace di renderla libera e finalmente se stessa.
Ogni momento della loro vita è mitigato dalla presenza costante e rassicurante l’una dell’altra: il centro affettivo di Tully è sempre Kate , e Tully regala a Kate, anche in età adulta, quel brio e quella grinta che caratterialmente non le appartiene.
 La storia è  ritratta quasi al femminile, eccetto per la presenza di Johnny, con il quale entrambe hanno un rapporto complicato e in costante evoluzione.
Le puntate scorrono piacevolmente una dopo l’altra e, a parte, qualche salto temporale di troppo, si coglie pienamente l’evoluzione della preziosa amicizia tra Tully e Kate nel corso degli anni  e lo sviluppo delle loro personalità sfaccettate, affascinanti e piene di contrasti.
Una serie leggera, briosa, divertente, a tratti drammatica, sempre coinvolgente.
Su Netflix

L’estate in cui imparammo a volare (secondastagione) showrunner: Maggie Friedman; interpreti: Katherine Heigl,Sarah Chalke,Ben Lawson,Beau Garrett, Yael Yurman, Ali Skovbye, Roan Curtis, Ignacio Serricchio;  produzione: Brightlight Pictures, Stephanie Germain Productions;  origine: Usa, 2022; durata: 50 minuti a puntata; distribuzione: Netflix 

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