L’infiltrata di Arantxa Echevarria


In questi giorni si è molto parlato degli scontri torinesi in cui sono stati, a quanto pare, coinvolti i membri di un centro sociale che il ministro Piantedosi aveva sciolto. Il nome suona Askatasuna. Non so voi, ma io mi era chiesto che cosa significasse, ma poi mi sono dimenticato di controllare. E come ogni tanto accade il nome per vie traverse è saltato fuori pochi giorni dopo, quando ho visto il bel film L’inflitrata di Arantxa Echevarria, sul caso di una poliziotta, infiltratasi nell’organizzazione terroristica basca dell’ETA. Ecco la A dell’acronimo di ETA corrisponde proprio alla parola basca Askatasuna che significa in quella lingua – notoriamente una delle pochissime lingue europee che non appartiene al ceppo indeuropeo – libertà, mentre la E sta per “Euskadi”, la denominazione in lingua basca per il Paese Basco appunto, e la T sta per  la coordinazione “ta” ovvero “e, quella che un tempo (o forse ancora adesso), si chiamava congiunzione coordinante copulativa, della A abbiamo già detto. ETA equivale dunque a “Paese Basco e Libertà” Per chi non lo sapesse l’ETA è stata attiva la bellezza di sessant’anni dando vita a una quantità pazzesca di morti (più di 800 fra civili e militari), a mia memoria l’organizzazione terroristica di più lunga durata in Europa e forse nel mondo, un’organizzazione nata durante il regime di Franco che si oppose con il pugno di ferro alla velleità indipendentiste del popolo basco, ma che ha proseguito la propria attività nei decenni successivi, fra tregue più o meno fasulle e ulteriori centinaia di morti, fin quando nel 2018 l’organizzazione è stata sciolta.

A quanto vedo ci sono diversi film e diverse serie sull’ETA, io non ne ho visto nemmeno uno, nemmeno una, l’unico film sull’ETA che ricordi (parola grossa) è Ogro di Gillo Pontecorvo, correva l’anno 1979, quando il film uscì il franchismo era finito da non molto (1975) e  la coproduzione italo-franco-spagnola raccontava dell’uccisione dell’ammiraglio Luis Carrero Blanco (l’Ogro, ovvero l’Orco di cui al titolo), che era stato fatto fuori nel 1973.

                    Carolina Yuste e Luis Tosar

Il film della regista spagnola, uscito nel 2024, ha vinto ex aequo insieme a Bus 47, il premio Goya per il miglior film e, come l’altro, è arrivato, seppur con qualche ritardo, sugli schermi italiani. E lo merita senz’altro.

È la storia di una giovane poliziotta (nome di copertura, Arantxa, come quello della regista, interpretata dall’eccellente Carolina Yuste) che accetta l’oneroso incarico di infiltrarsi nell’ETA. Viene selezionata dal capo dei servizi segreti Ángel Salcedo, detto – e il soprannome è tutto un programma – “El Inhumano” (anche qui un eccellente attore, Luis Tosar). Accettare l’incarico significa perdere qualsivoglia relazione con la vita pregressa, lasciare tutto ma proprio tutto. L’unica cosa che le viene consentita è una gattina. La ragazza mostra una costanza, un’obbedienza, una tenacia che a tratti sembrano incredibili, anche perché per un numero imprecisato di anni non succede letteralmente nulla, fin quando, finalmente, viene contattata e si ritrova ad ospitare un terrorista, non un terrorista di primissima fila, un certo Kepa (Iñigo Etxebarria), fingendosi, appunto, una militante, seppur nelle retrovie, che comunque fornisce a chi ne necessita un domicilio  a Donosti (in castigliano: San Sebastián) e tutta la logistica. Una casa, la sua, che è stata opportunamente riempita di cimici e che permette a El Inhumano e un nutrito gruppo di poliziotti di sapere in diretta quel che accade. E qui mi fermo nel raccontare l’intreccio.

Concepito in più parti come un thriller, con alcune scene che ne presentano il correlativo anche strutturale – fra tutte com’è ovvio il montaggio alternato e quello parallelo – il film ha un’ottima regia e fotografia (con un espressivo uso del primo piano, Carolina Yuste ne regge di lunghissimi…) è decisamente riuscito nel raccontare le tensioni di diversa natura, a tratti davvero insostenibili, a cui è sottoposta la poliziotta, la difficoltà di condurre, pur di fronte a un prolungato stato d’eccezione e alla parsimonia, lentezza dei risultati raggiunti, quel che resta di una vita normale, di cui il gatto, dal nome Sua  – un possessivo che indica l’unica creatura, l’unica cosa su cui possa essere canalizzata l’affettività della ragazza – costituisce l’emblema. Il tutto in nome di uno spirito di servizio encomiabile, nella consapevolezza dei rischi enormi e anche, come El Inhuman dice chiaramente alla ragazza reclutandola e avvertendola, nella coscienza che, anche in caso di successo dell’operazione, nessuno mai la celebrerà, il suo eroismo resterà di fatto anonimo.

Solamente i titoli di coda ci raccontano che alla base del film che abbiamo appena finito di vedere c’è una storia realmente accaduta e ci informa delle vicissitudini di  tutti i personaggi a vario titolo coinvolti. Guardate il film e guardate i titoli, davvero interessanti.

In sala dal 5 febbraio 2026.


L’infiltrata (La Infiltrada) – Regia: Arantxa Echevarria; sceneggiatura: Arantxa Echevarria, Amèlia Mora; fotografia: Daniel Salmones; montaggio: Victoria Lammers;  interpreti:  Carolina Yuste (Arantxa), Luis Tosar (Ángel- El Inhumano), Iñigo Etxebarria (Kepa), Diego Anido (Sergio Polo); produzione:  Bowfinger International Pictures, Beta Fiction Spain, Esto también pasarà, Infiltrada LP AIE; origine: Spagna, 2024; durata: 118 minuti; distribuzione: Movies Inspired

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