Festival di Locarno 2026 (5-15 agosto): Morgen vor langer Zeit di Luise Donschen (Cineasti del Presente)

Morgen vor langer Zeit. Voto: *** 1/2. Un film estremo e notevole che racconta i traumi dell’Unificazione tedesca dalla parte dei “perdenti”, uno spaccato di quel che era la DDR e di quel poco che resta.

Morgen vor langer ZeitEstremo, non si può definire altrimenti che estremo, il secondo film, Morgen vor langer Zeit, di Luise Donschen, nata a Berlino nel 1982. Non a Berlino, ma a Berlino Est. Nascere a Berlino Est all’inizio degli anni ’80 significa aver ancora fatto in tempo a respirare l’aria della DDR, i riti, le tradizioni, la musica, non solo: significa aver vissuto per così dire da perdenti, da colonizzati, l’unificazione.

È proprio questa la storia della protagonista Patty, interpretata dall’attrice tirolese Gerti Drassl che nei giorni e mesi del 1990 perde il lavoro (la chiamarono “Abwicklung”, liquidazione) in una fabbrica di pellicole cinematografiche, un particolare forse da non sottovalutare visto che lo stesso destino toccò anche al cinema, ai cineasti  targati DDR; perde l’amica del cuore che, come molti altri cittadini dell’ex Germania Est, lascia il paese defunto diretta a Ovest, in cerca di fortuna; e “perde” anche i pochi, pochissimi risparmi che, lo si ricorderà  – fino al 1° luglio del 1990 – vennero scambiati 2:1 (qualcuno forse rammenterà la scena drammatica di Goodbye, Lenin! dove Alex e la sorella arrivano troppo tardi a fare il cambio dei non pochi soldi risparmiati dalla madre e devono tenersi quelle vecchie banconote trasformate in spazzatura).

I tempi mutano: dalla finestra si sentiva “Freiheit! Freiheit!” (“Libertà! Libertà!”). adesso si sente “Ausländer raus” (“Fuori gli stranieri”) – e Patty che pure sembra aver acceso un legame sentimentale con un uomo più giovane, diventa una messy, sovrastata da una quantità di ciarpame, cianfrusaglia. Fin quando non decide di mollare tutto e andare a vivere, nella foresta, uscendo completamente dalla civiltà, o presunta tale, che probabilmente non ha (più) nulla da offrirle. Sulla donna nella foresta ci tornerò più avanti.

Ma ancor prima di seguire le vicende della protagonista Patty, il film ci aveva presentato, lo spettatore aveva seguito, all’incirca per un quarto d’ora, un’altra donna, in visita presso il  Panorama Museum dove è visibile lo straordinario affresco di Werner Tübke (1929-2004), uno dei più importanti pittori della DDR, un affresco dedicato alla Guerra dei Contadini (123 metri di lunghezza e 14 di altezza). Siamo a Frankenhausen, dove per l’appunto si era combattuta la guerra dei contadini, dalla quale anche Lutero volle prendere le distanze. Per chi non lo sapesse: la Guerra dei Contadini in DDR, in linea con la lettura marxiana, valeva come una sorta di mito di fondazione, l’antecedente a cui “lo stato degli operai e dei contadini” era solito richiamarsi e su cui fino dalle prime classi delle elementari gli scolari venivano edotti (verso la fine c’è una deliziosa scena in cui la maestra di matematica insegna a far di calcolo traendo esempi dalla povera gente che quella guerra l’aveva combattuta, in quella classe, forse, c’erano le due amiche). Capiremo solo dopo diversi minuti che la signora in visita altri non è che l’amica di Patty, emigrata poco dopo l’Unificazione e adesso, diciamo così, invecchiata – non a caso la donna giovane e la donna matura sono interpretate da due diverse attrici – e tornata, a quanto sembra, in quello che era stato il suo paese.

Questo è, più o meno, il plot del film, aggiungo: un plot che, pur nella sua esiguità (proprio per la sua esiguità) appare piuttosto criptico, lo spettatore ci deve mettere del suo per congetturare, intuire, capire e a tratti non capire. Una delle tante scelte estreme, per tornare a quanto si affermava all’inizio. Vediamo quali.

Morgen vor langer Zeit
       Gerti Drassl e Clemens Bobke

La protagonista, se ho contato bene, parla una volta soltanto in Morgen vor langer Zeit, mentre sta lavando delle stoviglie in un locale, altrimenti tace tutto il tempo, un mutismo che è il suo modo di segnalare la propria inappartenenza, il proprio smarrimento.

E poi: raramente capita di vedere in un film così tante inquadrature, forse addirittura sequenze dove regna l’oscurità, un buio pesto, soprattutto da quando Patty “si trasferisce” nel bosco, spesso rischiarato solo dal fuoco di un improvvisato falò acceso per riscaldarsi e per nutrirsi – un nutrimento, a quanto sembra, estremamente parco, perché l’unico alimento che le vediamo mangiare è una patata.

Nelle sequenze nel bosco, – che come tutti i boschi che si rispettano presenta qua e là tratti numinosi e arcani – la fanno da padrone i rumori, i versi degli animali, ma soprattutto lo stormire delle fronde, secondo un’estetica a cui siamo abituati, almeno da quando in Germania si è affermata la Berliner Schule – a tratti il film mi ha ricordato il primo Petzold e un po’ tutto cinema, anch’esso estremo, di Angela Schanelec, con cui Morgen von langer Zeit condivide (altro elemento definibile come estremo) la predilezione per lunghe inquadrature fisse, la praticamente totale assenza del controcampo e, appunto, un uso estremamente limitato del linguaggio. Una delle scene più lunghe di Morgen vor langer Zeit, eccezionalmente alla luce del sole, o per meglio dire del cielo, è quella che inquadra un gregge di pecore, viene da pensare che sia il correlativo oggettivo dell’omologazione a cui Patty ha voluto sottrarsi.

E, in perfetta linea, con quanto detto, c’è la musica. Niente musica in Morgen vor langer Zeit, a parte un unico brevissimo pezzo di musica rock, rigorosamente diegetico. Lo ascoltiamo quando Patty, a bordo della sua Trabant, lascia la civiltà, un audiocassetta dall’autoradio. Cinquanta secondi di intro strumentale e dieci secondi di canto; la canzone s’intitola So ‘ne kleine Frau (Lucio Dalla l’avrebbe tradotta “una donnina piccola così”), sentiamo proprio quel verso e le poche parole seguenti “so ‘ne große Lust” (“un piacere grande così”) la cantava il gruppo Silly, con la celebre frontwoman Tamara Danz, un gruppo famosissimo in DDR. Quando la canzone uscì – un autentico hit – correva l’anno 1985. A quella data, a quel periodo forse, Patty è rimasta. Fin dagli anni Novanta, l’hanno chiamata Ostalgie, la nostalgia del passato, la nostalgia della DDR.

Un film estremo, ma decisamente notevole e originale.


Morgen vor langer Zeit – Regia, sceneggiatura, montaggio: Luise Donschen; fotografia: Helena Wittmann; interpreti: Gerti Drassl, Manuela Biedermann, Pola Friedrichs, Clemens Bobke, Nele Christoph, Uwe Preuss, Jan Kampmann, Peter Schneider; produzione: Fünfer Film, New Matter Films;  origine: Germania, 2026; durata: 93 minuti.

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