O Jacaré. Voto ***. Un simpatico hood movies, un commosso ritratto ad un quartiere che sta scomparendo con la sua variopinta comunità che lo abitava.
Figlio della diaspora portoghese in Svizzera, Basil Da Cunha torna per la terza volta a Locarno, con un film, O Jacaré, in gara nel Concorso Internazionale. Ricordiamo, che nel 2023 vi aveva partecipato con Manga d’Terra e nel 2019 con O Fim do mundo. C’è un fil rouge comune nei suoi lavori e cioé Reboleira, un quartiere di Lisbona dove il regista racconta di aver vissuto nei suoi vent’anni, e dove ha cominciato a fare cinema con la gente del posto.
Nel frattempo, però, Reboleira sta morendo. Come ha dichiarato Da Cunha: «Negli ultimi 15 anni ho filmato il quartiere di Reboleira, destinato alla demolizione. O Jacaré rappresenta un’ultima danza prima della sua scomparsa: un film vibrante e leggero, intriso di comicità e di un certo senso di libertà».
Così Da Cunha ha ripopolato, in maniera artificiale, il quartiere per O Jacaré, il suo quarto lungometraggio, prima che sparisca definitivamente, chiamando a raccolta coloro che tempo fa ci abitavano, La storia, appunto ambientata a Reboleira, non vede un unico protagonista, ma un’intera comunità di personaggi – si tratta quindi di un racconto corale.
Tutto inizia con un bottino di una rapina nascosto durante la fuga dal ladro, e tutti, ma proprio tutti sembrano interessati a ritrovare quel denaro misteriosamente scomparso. La polizia continua a fare irruzione nella zona, transennandola, arrestando le persone, per i più svariati motivi… In effetti, non sono proprio tutti degli stinchi di santo, una banda di candidi innocenti, ci sono criminali da strapazzo, spacciatori di droga, e chi va in giro armato di pistola…
Si tratta di una specie di heist movie, ma anomalo, intriso di molta comicità e alle volte di dialoghi assurdi. Seguiamo nel corso della trama una corsa dell’intera comunità alla caccia del bottino, ma dietro le apparenze di un film leggero, si mostra anche per esempio la discriminazione che regna nella zona e che riguarda a la comunità capoverdiana.
Il titolo, O Jacaré, è un gioco di parole portoghese, che significa sia coccodrillo, che tipo losco, qualcuno di cui non fidarsi, e nel film troveremo, infatti, entrambi, sia personaggi poco raccomandabili, che effettivamente il pericoloso rettile di cui sopra. 
Con questo piccolo film sulla cultura di strada, fatto senza troppi soldi, Basil Da Cunha ci ha consegnato un suo ultimo saluto, vibrante e sentito, a Reboleira con tanta musica capoverdiana – insomma un vasto affresco sociale reso senza pietismo, ma con grande affetto, tanto da risultare sempre autentico. Il che ci induce a perdonare alcuni difetti che si potrebbero riscontrare in questo O Jacaré come, ad esempio, una trama un po’ troppo frammentata e dispersiva, costruita su tanti personaggi. Ciò non impedisce che a rimanere nel cuore dello spettatore sia la sensazione di un film simpatico e gradevole, un’ultima passeggiata in un quartiere pittoresco che fra breve smetterà di esistere.
O Jacaré – Regia e sceneggiatura: Basil Da Cunha; fotografia: Patrick Tresch; montaggio: Basil Da Cunha, Kostas Makrinos, Noa Roquet, João Nunes; interpreti: Alexandra Sena, Alexandre Fonseca, Paulo César Lima Fonseca, Nelson Carvalho, Pedro Diniz, Heidir Correia, Carlos Fonseca, Pedro Ferreira, Frederico Lopes, Verónica Lii, Maria Santos, Susana Costa, Ivo Bernardo, Carloto Cotta, Filipe Vargas; produzione: Julien Rouyet per Thera Production, Continue Walking, Radio Television Suisse; origine: Svizzera/Portogallo, 2026; durata: 92 minuti.
