Per Lucio

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Si finisce di vedere Per Lucio e rimangono in testa le melodie musicali delle canzoni di Lucio Dalla, quelle che sono presenti nel film, e tutte le altre che via via ritornano in mente. Si finisce di vedere Per Lucio e si ripensa all’impatto mediatico e simbolico che Lucio Dalla ha avuto sulla cultura italiana, si percepisce quanto la sua presenza sia stata e in parte sia ancora pervasiva. Sono passati nove anni dalla sua scomparsa ed era tempo che un giovane e talentuoso cineasta provasse a raccontarlo così da farlo rimpiangere ai più anziani e farlo conoscere ai più giovani. Il regista casertano Pietro Marcello è riuscito nell’impresa confezionando non già il solito melenso biopic, bensì un documentario di alta qualità, ben strutturato sul piano estetico, istruttivo, a tratti pure divertente e comunque mai banale e mai agiografico. Non era facile, anche perché il regista è stato un fan dichiarato di Lucio Dalla («sono cresciuto ascoltando e canticchiando le sue canzoni, le conosco tutte a memoria», ha dichiarato) e anche un suo amico personale.

La prima sequenza del film, ci porta nel cimitero di Bologna, dove Tobia porta dei fiori sulla tomba di Lucio. Tobia è stato dagli esordi fino alla fine il manager di Dalla, ma lo è divenuto per caso, prestandosi alle richieste del cantante quando ancora non era conosciuto e neppure poteva permettersi di pagarlo. Tobia Righi e il filosofo Stefano Bonaga, altro grande amico di Dalla, sono i due personaggi che dialogando – seduti davanti a un piatto di tagliatelle – rievocano pregi e difetti del grande Lucio, arrivando un passo alla volta a metterne a nudo il talento geniale e l’anima anarco-individualista.

Accanto alle testimonianze “parlate” degli amici di una vita, scorrono sul video i filmati d’archivio, per lo più della Rai: la massa di materiale era gigantesca e Marcello è stato abilissimo nella selezione e nel montaggio. Si alternano apparizioni del cantante in tv, a immagini della vita quotidiana nell’Italia del dopoguerra (quando Dalla viene al mondo, a Bologna, il 4 marzo 1943). A partire dalle rovine della Seconda Guerra Mondiale si mostra il distaccarsi del paese dalle radici contadine per approdare alla civiltà delle fabbriche, del consumismo e della produzione di massa nell’industria automobilistica. Il tutto accompagnato dal sonoro di alcune delle sue canzoni, scelte con cura e non necessariamente le più famose.

Tra le sequenze più curiose e significative che Marcello ha riscoperto e proposto nel suo film vi è quella di uno Zecchino d’oro nel quale a un certo punto tra i bambini dell’Antoniano, davanti a un esterrefatto mago Zurlì, si appalesa Lucio Dalla come un folletto barbuto, in compagnia della madre che si lamenta della barba e dei capelli troppo lunghi. In un’altra scena si vede Lucio discutere di politica internazionale, e in particolare di euro-missili con Bettino Craxi e Alberto Arbasino.

Lucio Dalla era stato da ragazzo un provetto clarinettista con solide basi musicali. Non era per nulla conforme all’immagine del cantante bello e affascinante tipico della sua generazione, ma riuscì lo stesso ad affermarsi e a divenire una sorta di contro-modello, simbolo di un artista più vicino alla gente comune. Tra gli aspetti più importanti della sua vita e della produzione artistica, che il film mette in giusta evidenza, c’è il legame viscerale con la sua Bologna (basti citare la canzone Piazza Grande), da cui non sapeva separarsi se non per pochi giorni, e il sodalizio intellettuale col poeta Roberto Roversi, del quel Dalla seppe tradurre in musica alcune poesie e che è stato a sua volta l’autore dei testi di alcune delle più belle canzoni di Dalla.

Pietro Marcello è da tempo una realtà consolidata del nostro cinema: autodidatta, si è fatto conoscere, dopo i primi cortometraggi, col il suo debutto nel lungometraggio, Il passaggio della linea (2007), e nel 2009 la consacrazione è avvenuta con La bocca del lupo, premiato a Torino e alla Berlinale nella sezione “Forum” (Teddy Award e Caligari Film Prize). Il suo primo film di fiction, Martin Eden, è stato presentato nel 2019 alla Mostra del Cinema di Venezia ottenendo un notevole successo di critica. Tornato ora al documentario, consegna al Festival di Berlino un dono magnifico e inaspettato per qualità e intensità: Per Lucio non è solo l’omaggio partecipato a un cantante eccezionale, ma anche e direi soprattutto una magistrale rievocazione degli ambienti e delle persone che hanno segnato la vita di Lucio Dalla, nonché il racconto delle trasformazioni sociali e culturali che l’Italia ha attraversato dal dopoguerra a oggi.


Per Lucio – Regia: Pietro Marcello; sceneggiatura: Pietro Marcello, Marcello Anselmo; fotografia: Ilyà Sapeha; montaggio: Fabrizio Federico; interpreti: Umberto (Tobia) Righi; Stefano Bonaga; produzione: IBC Movie (Bologna), Rai Cinema (Roma); origine: Italia; durata: 79’.

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